Nel 2025, la gestione di un’autorimessa in Italia si conferma una scelta interessante per chi desidera investire nel settore immobiliare con un buon equilibrio tra rischio e redditività. I dati aggiornati evidenziano che un’autorimessa ben amministrata può raggiungere un margine di redditività netto compreso tra il 20% e il 40% del fatturato, offrendo così prospettive concrete di cash flow positivo anche in contesti urbani competitivi. Analizzare attentamente i costi fissi e variabili, oltre a calcolare il punto di pareggio (BEP), è fondamentale per valutare la reale sostenibilità dell’investimento. In questa guida aggiornata al 2025, vengono approfonditi i segmenti di mercato più redditizi e le differenze tra le varie tipologie di autorimesse, fornendo strumenti pratici per stimare il margine di contribuzione e prendere decisioni informate nel contesto italiano attuale.

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Redditività di un'autorimessa nel 2025: servizi, prezzi e indicatori chiave — Scarica ora il Software business plan Autorimessa AI!

Redditività di un’autorimessa nel 2025: servizi, prezzi e indicatori chiave

Principali servizi offerti da un’autorimessa moderna

Nel 2025, le autorimesse italiane offrono una gamma di servizi sempre più diversificata per rispondere alle esigenze di una clientela urbana e dinamica. I servizi principali includono:

  • Parcheggio orario: soluzione flessibile per chi necessita di soste brevi, tipica di zone centrali o vicino a stazioni e aeroporti.
  • Abbonamenti mensili: formula preferita da residenti e lavoratori pendolari che garantisce entrate ricorrenti e maggiore stabilità finanziaria.
  • Box privati: spazi chiusi e riservati, spesso richiesti da chi desidera maggiore sicurezza o deve custodire veicoli di valore.
  • Servizi aggiuntivi: lavaggio auto, ricarica per veicoli elettrici, piccola manutenzione e servizio di custodia chiavi, che permettono di aumentare il ricavo medio per cliente.

Prezzi medi praticati nelle città italiane

I prezzi medi variano sensibilmente in base alla posizione e al tipo di servizio. Nel 2025, nelle principali città italiane si osservano i seguenti valori:

  • Parcheggio orario: tra 2,50 e 4 euro l’ora nei centri urbani, con punte di 5 euro in zone ad alta domanda.
  • Abbonamento mensile posto scoperto: tra 90 e 160 euro al mese.
  • Box privato mensile: tra 130 e 250 euro al mese, a seconda di dimensioni e servizi accessori.
  • Lavaggio auto: tra 10 e 20 euro a servizio.
  • Ricarica elettrica: mediamente 0,45 euro/kWh, spesso integrata in pacchetti premium.

Ad esempio, un’autorimessa di medie dimensioni (80 posti auto, di cui 20 box privati) in una città come Bologna può generare ricavi mensili lordi tra 12.000 e 18.000 euro, considerando un mix di abbonamenti, soste orarie e servizi aggiuntivi.

KPI Di ricavo: occupazione, rotazione e ricavo per posto auto

Per valutare la redditività di un’autorimessa, alcuni indicatori chiave (KPI) sono fondamentali:

  • Occupazione media: rappresenta la percentuale di posti occupati rispetto al totale disponibile. Un valore ottimale si attesta tra il 75% e il 90%.
  • Ricavo medio per posto auto: calcolato dividendo il fatturato totale per il numero di posti disponibili. In città di medie dimensioni, può variare tra 120 e 180 euro/mese per posto.
  • Tasso di rotazione: indica quante volte un posto viene occupato da clienti diversi nell’arco della giornata. Un tasso elevato (ad esempio, 3-4 rotazioni giornaliere per i posti orari) aumenta sensibilmente il fatturato.

Per esempio, con un’occupazione media dell’85% e un ricavo medio di 150 euro/mese per posto, un’autorimessa da 80 posti può generare ricavi annui superiori a 120.000 euro.

Margini e gestione: diretta vs affidamento a terzi

La gestione diretta dell’autorimessa consente di mantenere il controllo su prezzi, servizi e qualità, ma comporta costi fissi più elevati (personale, manutenzione, utenze). In questo caso, il margine netto tipico varia dal 20% al 40% del fatturato, secondo la capacità di ottimizzare i costi e massimizzare l’occupazione.

Nel caso di affidamento a terzi (gestione in outsourcing), il proprietario percepisce un canone fisso o una quota dei ricavi, riducendo i rischi ma anche la redditività potenziale. Ad esempio, su un fatturato annuo di 150.000 euro, una gestione diretta ben ottimizzata può generare un utile netto tra 30.000 e 60.000 euro, mentre con gestione affidata a terzi il ritorno può scendere a 15.000-25.000 euro annui.

La scelta della modalità di gestione incide direttamente sulla redditività e sulla flessibilità dell’investimento, rendendo fondamentale un’analisi accurata dei costi e delle opportunità offerte dal mercato locale.

Domanda di parcheggi e segmenti redditizi per autorimesse in italia nel 2025 — Scarica ora il Software business plan Autorimessa AI!

Domanda di parcheggi e segmenti redditizi per autorimesse in italia nel 2025

Domanda di parcheggi: tendenze e opportunità nelle aree urbane

Nel 2025, la domanda di parcheggi a pagamento in Italia continua a crescere, trainata soprattutto dalle aree urbane ad alta densità abitativa e dai centri storici. Queste zone soffrono una cronica carenza di posti auto pubblici, spingendo residenti, lavoratori e visitatori a ricorrere sempre più spesso alle autorimesse private. Secondo le analisi di mercato, il mercato globale dei sistemi di parcheggio ha raggiunto un valore di 4,5 miliardi di dollari nel 2024 e si prevede possa arrivare a 8,2 miliardi nei prossimi anni, segno di una forte espansione del settore.

Le autorimesse situate in prossimità di stazioni ferroviarie, poli universitari, ospedali e zone commerciali risultano particolarmente redditizie, grazie a una domanda costante e spesso superiore all’offerta. In queste aree, il tasso di saturazione dei parcheggi privati può superare l’85%, lasciando spazio a nuove iniziative imprenditoriali e a strategie di ottimizzazione dei ricavi.

Segmenti di clientela più profittevoli: analisi e strategie

La redditività di un’autorimessa dipende in larga misura dalla capacità di attrarre e fidelizzare i segmenti di clientela più profittevoli. Nel contesto italiano del 2025, si individuano cinque categorie chiave:

  • Residenti: rappresentano una fonte stabile di ricavi grazie agli abbonamenti mensili o annuali. In centro città, il prezzo medio di un posto auto riservato può variare tra 120 e 180 euro al mese.
  • Lavoratori e pendolari: scelgono soluzioni flessibili (abbonamenti settimanali o giornalieri) e sono disposti a pagare un premium per la vicinanza a uffici e mezzi pubblici. Un abbonamento mensile per lavoratori può attestarsi sui 100-140 euro.
  • Turisti: nelle città d’arte e nelle località balneari, la domanda turistica genera picchi stagionali e consente di applicare tariffe orarie più elevate (2,5-4 euro/ora nei periodi di alta stagione).
  • Aziende: molte imprese stipulano contratti per più posti auto, garantendo flussi di cassa regolari e riducendo il rischio di insolvenza. Un contratto aziendale per 10 posti può valere 1.200-1.600 euro al mese.

La capacità di spesa di questi segmenti è influenzata da fattori come la sicurezza dell’autorimessa (videosorveglianza, accesso controllato), la copertura (posti auto al coperto contro eventi atmosferici) e la presenza di servizi extra (ricarica per veicoli elettrici, lavaggio auto, custodia chiavi). Autorimesse che investono in questi aspetti possono applicare tariffe superiori del 15-25% rispetto alla media di mercato.

Saturazione del mercato e opportunità di crescita

Il mercato dei parcheggi privati in Italia mostra livelli di saturazione molto variabili a seconda della zona. Nei centri storici e nelle aree centrali delle grandi città, la saturazione supera spesso l’80%, ma la domanda resta elevata a causa della scarsità di alternative pubbliche. In periferia e nelle città di medie dimensioni, invece, la saturazione si attesta intorno al 60-65%, offrendo margini di crescita soprattutto per autorimesse che puntano su servizi innovativi e tariffe competitive.

Un esempio pratico: un’autorimessa con 50 posti auto in una zona centrale, con un mix di clienti residenti (30%), lavoratori (40%), turisti (20%) e aziende (10%), può generare ricavi mensili superiori a 7.000 euro, con un tasso di occupazione medio dell’85%. Se i costi fissi (personale, affitto, utenze) ammontano a 3.500 euro e i costi variabili a 1.200 euro, il margine operativo lordo può superare il 30%. Il break-even point (BEP) si raggiunge con un tasso di occupazione del 55-60%, mentre il cash flow positivo è garantito dalla presenza di abbonamenti e contratti aziendali.

Conclusioni: leve strategiche per la redditività

Per massimizzare la redditività, le autorimesse devono individuare i segmenti più profittevoli e investire in servizi che aumentano la capacità di spesa dei clienti. La localizzazione strategica, l’attenzione alla sicurezza e l’offerta di servizi aggiuntivi rappresentano le principali leve per distinguersi in un mercato in crescita ma sempre più competitivo.

Tipologie di autorimessa: impatto sui margini operativi e sulla redditività — Scarica ora il Software business plan Autorimessa AI!

Tipologie di autorimessa: impatto sui margini operativi e sulla redditività

La redditività di un’autorimessa dipende in modo significativo dalla tipologia strutturale e gestionale adottata. Ogni modello – dall’autorimessa multipiano al box singolo, dal parcheggio scoperto all’autosilo automatizzato – presenta caratteristiche operative, rischi e margini differenti. Analizzare queste differenze è fondamentale per valutare la sostenibilità economica dell’investimento, sia nelle grandi città che nei centri minori.

Autorimesse multipiano: margini e gestione nelle aree urbane

Le autorimesse multipiano sono diffuse soprattutto nei centri urbani ad alta densità, dove il valore del suolo è elevato e la domanda di parcheggio stabile è costante. Queste strutture richiedono investimenti iniziali significativi per la costruzione e l’adeguamento alle normative antincendio, ma consentono di massimizzare il numero di posti auto su una superficie limitata.

  • Ricavi medi: in una grande città, il prezzo mensile per posto auto può variare tra 120 e 180 euro. Con 200 posti, il ricavo annuo può superare i 400.000 euro.
  • Costi fissi: includono manutenzione, personale, assicurazioni e adeguamenti normativi, con una stima di circa 100.000 euro/anno.
  • Margine operativo lordo: può attestarsi tra il 40% e il 55%, grazie all’elevato tasso di occupazione e alla gestione centralizzata dei costi.
  • Break-even point (BEP): viene raggiunto con un tasso di occupazione del 60-65% dei posti disponibili.

Il principale vantaggio è la scalabilità dei ricavi, ma i rischi riguardano la complessità gestionale e l’esposizione a costi straordinari per adeguamenti tecnici o amministrativi.

Box singoli: margini stabili e rischi contenuti

I box singoli rappresentano una soluzione tradizionale, molto diffusa sia nei quartieri residenziali delle grandi città sia nei centri minori. Ogni box può essere affittato o venduto singolarmente, garantendo entrate costanti e rischi di gestione minimi.

  • Ricavi medi: il canone mensile oscilla tra 70 e 120 euro a seconda della localizzazione.
  • Costi fissi: molto bassi, limitati a manutenzione ordinaria e assicurazione, spesso inferiori a 10 euro/mese per box.
  • Margine operativo lordo: può superare il 70%, grazie alla semplicità gestionale e all’assenza di personale.
  • Cash flow: molto prevedibile, con rischi di insolvenza ridotti.

Il punto debole è la limitata possibilità di espansione e la minore attrattività in zone dove la domanda di parcheggio è più dinamica.

Parcheggi scoperti: flessibilità e margini variabili

I parcheggi scoperti sono spesso utilizzati in aree periferiche o in piccoli centri, dove il costo del terreno è contenuto. L’investimento iniziale è ridotto, ma i ricavi sono più volatili e dipendono dalla stagionalità e dalla concorrenza.

  • Ricavi medi: tra 30 e 60 euro/mese per posto auto.
  • Costi fissi: molto bassi, ma possono aumentare in caso di adeguamenti normativi o installazione di sistemi di sicurezza.
  • Margine operativo lordo: tra il 30% e il 50%, fortemente influenzato dal tasso di occupazione.
  • Rischi: maggiore esposizione a fenomeni climatici e a rischi di furto o danneggiamento dei veicoli.

La flessibilità gestionale è il principale punto di forza, ma la redditività può essere compromessa da una domanda incostante.

Autosilo automatizzati: innovazione e margini potenziali elevati

Gli autosilo automatizzati rappresentano la frontiera più innovativa, soprattutto nei grandi centri dove lo spazio è prezioso. Queste strutture consentono di ottimizzare la densità di parcheggio e ridurre i costi di personale, ma richiedono investimenti tecnologici e manutentivi elevati.

  • Ricavi medi: possono superare i 200 euro/mese per posto auto in zone centrali.
  • Costi fissi: molto alti, soprattutto per manutenzione e aggiornamenti tecnologici, stimati in almeno 50.000 euro/anno per una struttura media.
  • Margine operativo lordo: potenzialmente superiore al 60%, ma solo con tassi di occupazione elevati e gestione efficiente.
  • DSCR (Debt Service Coverage Ratio): spesso sotto pressione nei primi anni, a causa dell’ammortamento degli investimenti iniziali.

Il vantaggio principale è la capacità di attrarre una clientela premium, ma i rischi riguardano la complessità tecnica e la necessità di continui aggiornamenti per restare competitivi.

Confronto tra grandi città e centri minori: sintesi dei pro e contro

Nei grandi centri urbani, le autorimesse multipiano e gli autosilo automatizzati offrono i margini più elevati, a fronte di rischi e investimenti superiori. Nei centri minori, i box singoli e i parcheggi scoperti garantiscono una redditività più stabile e una gestione semplificata, ma con margini assoluti inferiori.

  • Grandi città: alta domanda, ricavi elevati, gestione complessa, rischi normativi e tecnici maggiori.
  • Centri minori: domanda più bassa, ricavi contenuti, gestione semplice, rischi limitati.

La scelta della tipologia di autorimessa deve quindi essere calibrata in base al contesto territoriale, agli obiettivi di investimento e alla propensione al rischio dell’imprenditore.

Analisi dettagliata degli investimenti e dei costi per la redditività di un'autorimessa — Scarica ora il Software business plan Autorimessa AI!

Analisi dettagliata degli investimenti e dei costi per la redditività di un’autorimessa

Principali investimenti iniziali: cosa serve per partire

Per avviare un’autorimessa in Italia nel 2025, è fondamentale pianificare con attenzione gli investimenti iniziali. Questi comprendono principalmente:

  • Acquisto o affitto dei locali: il costo varia in base alla posizione e alla metratura. In media, per una struttura di 500 mq in città, l’affitto annuale può oscillare tra €30.000 e €60.000, mentre l’acquisto può richiedere da €400.000 a oltre €1.000.000 nelle zone centrali.
  • Adeguamenti strutturali e impiantistici: spesso sono necessari lavori per la messa a norma degli impianti elettrici, antincendio e di videosorveglianza. Questi interventi possono comportare una spesa compresa tra €20.000 e €50.000.
  • Licenze e permessi: l’iter burocratico richiede il pagamento di oneri comunali, diritti di segreteria e spese per la SCIA, con un esborso medio di €3.000-€7.000.

Stimare correttamente questi costi è essenziale per calcolare il capitale necessario e valutare la sostenibilità dell’investimento. Una buona pratica è prevedere un fondo di riserva pari almeno al 10% dell’investimento totale, per far fronte a imprevisti.

Costi fissi: la base della struttura economica

I costi fissi rappresentano le spese che l’autorimessa deve sostenere indipendentemente dal volume di attività. Tra i principali troviamo:

  • Affitto o mutuo dell’immobile: come già visto, può incidere per oltre il 30% dei costi totali mensili.
  • Personale: per una struttura media, sono necessari almeno 2 addetti, con un costo annuo complessivo (stipendi, contributi) di circa €40.000-€60.000.
  • Assicurazioni: polizze incendio, furto e responsabilità civile possono costare €2.000-€5.000 l’anno.
  • Tasse locali: IMU e TARI sono voci rilevanti. Per un’autorimessa di medie dimensioni, la spesa annua può variare tra €5.000 e €12.000.
  • Manutenzione ordinaria: mantenere in efficienza l’infrastruttura comporta un esborso medio di €3.000-€6.000 l’anno.

Questi costi sono da monitorare costantemente: un controllo periodico dei contratti di affitto, assicurazione e forniture può portare a risparmi significativi e a un miglioramento dei margini.

Costi variabili: come incide l’operatività quotidiana

I costi variabili dipendono dal livello di attività e comprendono:

  • Utenze (energia, acqua, gas): la spesa media mensile si aggira tra €500 e €1.200, ma può aumentare in caso di impianti di illuminazione o ventilazione particolarmente energivori.
  • Manutenzione straordinaria: interventi non programmati possono incidere per €2.000-€5.000 l’anno.
  • Commissioni su pagamenti elettronici: con l’aumento dei pagamenti digitali, le commissioni bancarie possono rappresentare fino al 2% dei ricavi.
  • Materiali di consumo e pulizia: costi che variano in base all’affluenza, mediamente €1.000-€2.000 l’anno.

Per stimare correttamente i costi variabili, è utile analizzare lo storico dei consumi e confrontarsi con altre realtà simili. L’adozione di tecnologie a basso consumo e la digitalizzazione dei processi (es. gestione automatizzata degli accessi) sono strategie efficaci per contenerli.

Strategie di controllo costi e miglioramento dei margini

Per aumentare la redditività, è fondamentale adottare alcune best practice:

  • Negoziare periodicamente i contratti di fornitura (energia, assicurazioni, servizi di pulizia) per ottenere condizioni più vantaggiose.
  • Automatizzare i processi: l’installazione di casse automatiche e sistemi di prenotazione online riduce il fabbisogno di personale e i relativi costi fissi.
  • Monitorare il punto di pareggio (break-even point): ad esempio, se i costi fissi annui sono €80.000 e il margine medio per posto auto è €600/anno, servono almeno 134 posti auto occupati per coprire i costi.
  • Analizzare il cash flow: mantenere un flusso di cassa positivo è essenziale per la sostenibilità. Un DSCR (Debt Service Coverage Ratio) superiore a 1,2 è considerato un buon indicatore di solidità finanziaria.

Infine, la revisione periodica dei costi e dei ricavi consente di individuare tempestivamente le aree di inefficienza e di intervenire per migliorare i margini operativi.

Calcolo del punto di pareggio e analisi dei principali KPI per la redditività di un’autorimessa — Scarica ora il Software business plan Autorimessa AI!

Calcolo del punto di pareggio e analisi dei principali KPI per la redditività di un’autorimessa

Come calcolare il punto di pareggio (bep) di un’autorimessa

Il punto di pareggio (Break Even Point, BEP) rappresenta il livello di ricavi in cui i costi totali eguagliano i ricavi totali: in questa situazione, l’attività dell’autorimessa non genera né utili né perdite. Per calcolare il BEP, bisogna distinguere tra costi fissi (ad esempio affitto, stipendi, assicurazioni) e costi variabili (come utenze, manutenzione proporzionale all’uso, commissioni su incassi).

La formula base per il calcolo del BEP in termini di fatturato è:

  • BEP = Costi Fissi / Margine di contribuzione unitario

Il margine di contribuzione unitario si ottiene sottraendo il costo variabile unitario dal prezzo medio di vendita di un posto auto.

Esempio pratico: Supponiamo che un’autorimessa abbia:

  • Costi fissi annui: 30.000 €
  • Prezzo medio mensile per posto auto: 100 €
  • Costo variabile mensile per posto auto: 10 €
  • Numero di posti auto: 50

Margine di contribuzione unitario mensile = 100 € – 10 € = 90 €
Margine di contribuzione totale mensile = 90 € x 50 = 4.500 €
Margine di contribuzione totale annuo = 4.500 € x 12 = 54.000 €

Il BEP in numero di posti auto occupati mensilmente sarà:
BEP (posti auto) = Costi fissi mensili / Margine di contribuzione unitario = (30.000 € / 12) / 90 € ≈ 28 posti auto

Quindi, l’autorimessa deve affittare almeno 28 posti auto ogni mese per coprire tutti i costi e iniziare a generare profitto.

Margini di profitto: lordo e netto

Per valutare la redditività, è fondamentale monitorare sia il margine di profitto lordo che quello netto:

  • Margine lordo (%) = (Ricavi totali – Costi variabili totali) / Ricavi totali x 100
  • Margine netto (%) = (Utile netto / Ricavi totali) x 100

Esempio numerico: Se l’autorimessa incassa 60.000 € l’anno, con costi variabili totali di 6.000 € e costi fissi di 30.000 €:

  • Margine lordo = (60.000 € – 6.000 €) / 60.000 € x 100 = 90%
  • Utile netto = 60.000 € – 6.000 € – 30.000 € = 24.000 €
  • Margine netto = 24.000 € / 60.000 € x 100 = 40%

Un margine netto superiore al 30% indica una buona efficienza gestionale per un’autorimessa di medie dimensioni.

KPI Fondamentali per monitorare la sostenibilità

Oltre al BEP e ai margini, è importante monitorare alcuni KPI (Key Performance Indicator) specifici:

  • Tasso di occupazione media: percentuale di posti auto occupati rispetto al totale. Un valore superiore all’80% è considerato ottimale.
  • Ricavo medio per posto auto: ricavi totali / numero medio di posti auto occupati. Aiuta a valutare la politica dei prezzi.
  • ROI (Return on Investment): utile netto / investimento iniziale x 100. Un ROI annuo superiore al 10% è generalmente considerato soddisfacente nel settore.

Esempio: Se l’investimento iniziale per l’autorimessa è stato di 200.000 € e l’utile netto annuo è di 24.000 €, il ROI sarà:
ROI = 24.000 € / 200.000 € x 100 = 12%

Monitorando questi KPI, l’imprenditore può valutare rapidamente la sostenibilità e la redditività dell’attività, intervenendo tempestivamente su prezzi, costi o strategie di marketing se i valori si discostano dagli obiettivi.

Utilizzo dei dati per decisioni strategiche

Il monitoraggio costante di BEP, margini e KPI consente di:

  • Individuare il livello minimo di occupazione necessario per non andare in perdita.
  • Valutare l’impatto di eventuali aumenti dei costi fissi o variabili sulla redditività.
  • Simulare scenari di prezzo e promozioni per massimizzare il tasso di occupazione e il ricavo medio per posto auto.
  • Stimare il tempo di recupero dell’investimento e la sostenibilità finanziaria nel medio-lungo termine.

In sintesi, l’analisi dei dati economici e dei KPI è uno strumento imprescindibile per la gestione efficace e profittevole di un’autorimessa, permettendo di prendere decisioni basate su numeri concreti e di pianificare la crescita futura con maggiore sicurezza.

Domande frequenti sulla redditività per Autorimessa nel 2025 — Scarica ora il Software business plan Autorimessa AI!

Domande frequenti sulla redditività per Autorimessa nel 2025

Qual è il prezzo medio di un box auto in Italia nel 2025?

Non sono disponibili nel contesto dati specifici sul prezzo medio di un box auto in Italia nel 2025. Per informazioni aggiornate, è consigliabile consultare fonti ufficiali o portali immobiliari specializzati.

Quali sono i margini netti tipici di un’autorimessa ben gestita?

Il contesto fornito non riporta dati precisi sui margini netti tipici di un’autorimessa ben gestita. Si suggerisce di fare riferimento a studi di settore o consulenti specializzati per ottenere stime attendibili.

Come si calcola il punto di pareggio per un’autorimessa?

Nel contesto non sono presenti dettagli sul calcolo del punto di pareggio per un’autorimessa. In generale, il punto di pareggio si ottiene confrontando i costi fissi e variabili con i ricavi, ma per dati specifici è necessario rivolgersi a un esperto contabile.

Quali sono i costi principali da considerare nella gestione di un’autorimessa?

Il contesto non fornisce un elenco dettagliato dei costi principali per la gestione di un’autorimessa. Tuttavia, è importante considerare spese come manutenzione, utenze e assicurazioni, rivolgendosi a professionisti per una valutazione completa.

La redditività di un’autorimessa varia durante l’anno o è stabile?

Non sono presenti nel contesto informazioni sulla stagionalità o sulla stabilità della redditività di un’autorimessa. Per valutazioni precise, si consiglia di analizzare i dati storici e le tendenze del mercato locale.

Articolo scritto il 08/10/2025

dott stefano ventura bsness

STEFANO VENTURA – Linkedin

È il fondatore di Bsness.com, software house operante in Italia e Spagna. Si è laureato in economia e commercio presso l’Università di Bologna dove ha anche conseguito il titolo di Dottore Commercialista. Ha esercitato con successo la professione di Dottore Commercialista come esperto in budget e business plan per poi dedicarsi a tempo pieno alla crescita di Bsness.com.