Nel 2025, la redditività dell’amministratore di condominio in Italia dipende da una gestione attenta sia degli immobili sia delle nuove normative. L’obbligatorietà della nomina per condomini con più di otto unità, insieme ai requisiti di formazione continua introdotti dal 1° gennaio 2025, incide direttamente sui costi fissi e sulle opportunità di mercato. L’analisi dei prezzi medi dei servizi offerti, la valutazione dei costi variabili legati all’aggiornamento professionale e la gestione delle nuove responsabilità in materia di privacy sono elementi chiave per calcolare il margine di contribuzione e il punto di pareggio (BEP). Questa guida, aggiornata al contesto italiano del 2025, offre strumenti pratici per valutare il cash flow e migliorare la sostenibilità economica della professione di amministratore condominiale.

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Servizi offerti e tariffe medie dell’amministratore di condominio nel 2025

La redditività dell’amministratore di condominio dipende in modo diretto dalla tipologia e dal volume dei servizi offerti, nonché dalle tariffe applicate per ciascuna prestazione. Nel 2025, il settore si caratterizza per una gamma di servizi che spaziano dall’amministrazione ordinaria alla gestione di pratiche straordinarie, fino a consulenze e servizi accessori. Analizzare questi elementi è fondamentale per comprendere i KPI di ricavo e le potenzialità di guadagno della professione.

Principali servizi offerti e struttura dei ricavi

L’attività dell’amministratore di condominio si articola principalmente in:

  • Gestione ordinaria: comprende la convocazione e la gestione delle assemblee, la tenuta della contabilità condominiale, la riscossione delle quote e la gestione dei fornitori.
  • Gestione straordinaria: riguarda interventi edilizi, pratiche assicurative, lavori di manutenzione straordinaria e pratiche amministrative complesse.
  • Consulenze e servizi accessori: ad esempio, consulenze tecniche, gestione pratiche fiscali, assistenza legale, servizi digitali per la comunicazione con i condomini.

La struttura dei ricavi di un amministratore di condominio tipico nel 2025 è composta per circa il 70-80% da compensi per l’amministrazione ordinaria, mentre il restante 20-30% deriva da attività straordinarie e servizi accessori.

Tariffe medie: amministrazione ordinaria e straordinaria

Le tariffe medie per l’amministrazione ordinaria variano in base a diversi fattori, tra cui la dimensione del condominio e l’area geografica. Nel 2025, il compenso annuo per la gestione ordinaria di un condominio di medie dimensioni (20-30 unità immobiliari) si attesta generalmente tra i 2.000 e i 3.500 euro. Per condomini più piccoli (fino a 10 unità), la tariffa può scendere a 1.200-1.800 euro annui, mentre per grandi complessi (oltre 50 unità) può superare i 5.000 euro l’anno.

Per quanto riguarda la gestione straordinaria, le tariffe sono solitamente calcolate come percentuale sull’importo dei lavori (dal 2% al 5%), oppure come compenso fisso per singola pratica (ad esempio, 300-600 euro per la gestione di una pratica assicurativa o di una ristrutturazione).

I servizi accessori e le consulenze vengono spesso fatturati a parte, con tariffe che possono variare da 50 a 150 euro l’ora, oppure con pacchetti annuali da 300 a 800 euro a condominio, a seconda della complessità e del livello di digitalizzazione richiesto.

KPI Di ricavo: ricavo per condominio, fee media annua e ricavo per unità immobiliare

I principali KPI di ricavo per valutare la redditività di un amministratore di condominio sono:

  • Ricavo per condominio: rappresenta il totale dei compensi percepiti per la gestione di ogni singolo condominio. Ad esempio, gestendo 15 condomini con una fee media di 2.500 euro, il ricavo annuo sarà di 37.500 euro.
  • Fee media annua: è la media dei compensi percepiti per ciascun condominio amministrato. Nel 2025, questa cifra si colloca tra i 2.000 e i 3.500 euro, a seconda della zona e della tipologia di immobili gestiti.
  • Ricavo per unità immobiliare: calcolato dividendo il ricavo totale per il numero di unità amministrate. In media, il ricavo per unità immobiliare oscilla tra 80 e 120 euro annui.

Questi indicatori consentono di stimare il potenziale di fatturato e di pianificare la crescita dell’attività, tenendo conto dei limiti imposti dal regime forfettario (85.000 euro di ricavi annui nel 2025).

Variazioni geografiche e impatto della dimensione dei condomini

Le tariffe e i ricavi variano sensibilmente in base all’area geografica. Nelle grandi città del Nord Italia (Milano, Torino), le fee medie sono generalmente più alte (fino a 4.000 euro per condomini di medie dimensioni), mentre nelle aree del Sud e nei piccoli centri si attestano su valori inferiori (1.200-2.000 euro).

La dimensione del condominio incide in modo determinante: amministrare pochi grandi condomini può essere più redditizio rispetto a gestire molti piccoli stabili, grazie a economie di scala e minori costi fissi per unità amministrata. Ad esempio, un amministratore che gestisce 10 condomini da 50 unità ciascuno può raggiungere un ricavo annuo di 50.000 euro, mentre per ottenere lo stesso risultato con condomini da 10 unità ne servirebbero almeno 30-35.

In sintesi, la redditività dell’amministratore di condominio nel 2025 dipende dalla capacità di ottimizzare il portafoglio clienti, scegliere la giusta combinazione di servizi e tariffe, e adattarsi alle specificità del mercato locale.

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Domanda di amministratori di condominio e segmenti redditizi nel 2025

La crescita della domanda nel mercato italiano

Nel 2025, la domanda di amministratori di condominio in Italia è in forte aumento, con particolare evidenza nelle grandi città come Roma. Secondo le analisi di settore, professionisti tecnici stanno valutando sempre più spesso l’ingresso in questa professione, attratti dalla crescita delle opportunità e dalla stabilità del mercato. Questo trend è alimentato da nuovi obblighi normativi che impongono una gestione più strutturata e trasparente dei condomini, oltre che dalla crescente complessità delle esigenze abitative e fiscali.

La richiesta di amministratori qualificati non riguarda solo i condomini residenziali, ma si estende anche a complessi immobiliari commerciali e misti. In particolare, i condomini che ospitano attività commerciali, uffici o affitti brevi richiedono competenze specifiche e una gestione più attenta, aumentando così il valore percepito del servizio e la disponibilità a riconoscere compensi più elevati.

Capacità di spesa dei clienti e segmenti più redditizi

La capacità di spesa dei clienti varia sensibilmente in base alla tipologia di condominio. I condomini residenziali di piccole dimensioni tendono ad avere budget più contenuti, con compensi medi per l’amministratore che si aggirano tra i 1.000 e i 2.500 euro annui. Al contrario, grandi condomini e immobili di pregio possono riconoscere compensi annuali tra i 5.000 e i 10.000 euro, soprattutto se la gestione include servizi aggiuntivi come la sicurezza, la manutenzione straordinaria o la gestione di affitti brevi.

  • Condomini residenziali piccoli: compensi medi 1.000–2.500 €/anno
  • Condomini residenziali grandi: compensi medi 4.000–7.000 €/anno
  • Condomini commerciali/misti: compensi medi 6.000–10.000 €/anno

I segmenti più redditizi sono rappresentati dai grandi condomini, dagli immobili di pregio e dalle gestioni complesse, dove la presenza di più unità immobiliari e servizi accessori consente di massimizzare i ricavi e di ottimizzare i costi fissi. Ad esempio, un amministratore che gestisce 10 condomini di grandi dimensioni può raggiungere ricavi annui superiori a 60.000 euro, con margini operativi che, dopo i costi di segreteria, assicurazione e software gestionale, possono attestarsi intorno al 40%.

Leve di domanda: obblighi, digitalizzazione e qualità del servizio

Tra le principali leve che spingono la domanda di amministratori di condominio nel 2025 troviamo:

  • Obblighi normativi: la normativa richiede sempre più trasparenza, sicurezza e rendicontazione puntuale, spingendo i condomini a scegliere amministratori professionali e aggiornati.
  • Digitalizzazione: la gestione digitale dei documenti, dei pagamenti e delle comunicazioni è ormai uno standard richiesto, soprattutto nei condomini di fascia medio-alta.
  • Qualità del servizio: secondo il sondaggio MAPI 2025, la soddisfazione dei clienti è strettamente legata alla tempestività e alla chiarezza nella comunicazione, oltre che alla capacità di risolvere rapidamente le problematiche condominiali.

Un amministratore che investe in strumenti digitali e formazione continua può distinguersi sul mercato, intercettando i clienti più esigenti e disposti a riconoscere compensi superiori alla media.

Come intercettare i clienti più redditizi

Per acquisire i clienti più redditizi, è fondamentale posizionarsi come professionisti affidabili e innovativi. Alcune strategie efficaci includono:

  • Specializzazione nella gestione di grandi condomini o immobili di pregio, dove la complessità gestionale giustifica compensi più elevati.
  • Offerta di servizi aggiuntivi come la consulenza fiscale, la gestione di affitti brevi o la sicurezza, che aumentano il valore percepito.
  • Utilizzo di piattaforme digitali per la comunicazione e la rendicontazione, che migliorano la trasparenza e la soddisfazione dei clienti.
  • Partecipazione a network professionali e formazione continua, per restare aggiornati sulle novità normative e sulle migliori pratiche di settore.

In sintesi, il mercato degli amministratori di condominio nel 2025 offre ampie opportunità di redditività a chi sa cogliere le esigenze emergenti dei clienti e investire nella qualità del servizio e nell’innovazione.

Tipologie di amministratore di condominio e impatto sulla redditività — Scarica ora il Software business plan Amministratore di condominio AI!

Tipologie di amministratore di condominio e impatto sulla redditività

La redditività dell’amministratore di condominio dipende in modo significativo dalla tipologia di struttura organizzativa adottata e dal portafoglio di condomini gestiti. Analizzare le principali tipologie – libero professionista, studio associato e società di servizi – permette di comprendere le differenze nei margini operativi e nelle strategie di crescita, soprattutto alla luce della crescente digitalizzazione e dell’outsourcing di servizi.

Libero professionista: gestione diretta e margini variabili

L’amministratore di condominio che opera come libero professionista gestisce spesso un numero limitato di stabili, puntando su un rapporto diretto con i condomini. In genere, il compenso annuo per condominio può variare tra 2.000 e 4.000 euro per piccoli stabili (10-20 unità), fino a 8.000-12.000 euro per grandi complessi (oltre 50 unità).

  • Se un libero professionista gestisce 5 condomini di grandi dimensioni (es. 60 unità ciascuno), il fatturato annuo può raggiungere i 50.000-60.000 euro.
  • Gestendo invece 15 piccoli condomini (es. 12 unità ciascuno), il fatturato si attesta intorno ai 30.000-40.000 euro.

I costi fissi (ufficio, assicurazione, software gestionale) sono relativamente contenuti, ma il carico di lavoro amministrativo cresce con il numero di condomini. Il margine operativo può variare dal 40% al 60%, ma scende sensibilmente se aumenta la complessità gestionale senza un adeguato supporto tecnologico.

Studio associato: economie di scala e specializzazione

Gli studi associati riuniscono più amministratori, consentendo di gestire un portafoglio più ampio e di suddividere le competenze. In questi casi, la redditività migliora grazie alle economie di scala:

  • Uno studio con 30 condomini medi (20-40 unità ciascuno) può generare un fatturato annuo di 120.000-180.000 euro.
  • I costi fissi (personale, formazione, strumenti digitali) sono più elevati, ma il margine operativo si mantiene tra il 35% e il 50% grazie a una migliore organizzazione interna.

La specializzazione dei ruoli (es. gestione contabile, rapporti con fornitori, pratiche legali) permette di ottimizzare i tempi e di offrire servizi aggiuntivi, aumentando la soddisfazione dei clienti e la fidelizzazione.

Società di servizi: digitalizzazione e outsourcing per la massimizzazione dei margini

Le società di servizi rappresentano la forma più strutturata e innovativa di amministrazione condominiale. Grazie all’adozione di piattaforme digitali e all’outsourcing di servizi (contabilità, manutenzione, gestione sinistri), possono gestire anche oltre 100 condomini con un team ridotto.

  • Un esempio tipico: gestione di 100 condomini piccoli (10-15 unità) con un fatturato annuo di 250.000-300.000 euro.
  • I costi variabili (outsourcing, licenze software, call center) incidono per il 50-60%, ma la scalabilità del modello consente di mantenere un margine operativo lordo tra il 30% e il 40%.

La digitalizzazione riduce drasticamente il tempo dedicato alle attività ripetitive e migliora la trasparenza verso i condomini, come richiesto dalle nuove normative. L’outsourcing permette di contenere i costi fissi e di adattare rapidamente la struttura ai picchi di lavoro stagionali.

Confronto tra gestione di pochi grandi condomini e molti piccoli

La redditività cambia sensibilmente in base al mix di condomini gestiti:

  • Chi gestisce pochi grandi condomini beneficia di ricavi unitari elevati e di una maggiore efficienza nella gestione delle assemblee e dei fornitori, ma è più esposto al rischio di perdita di clienti chiave.
  • Chi gestisce molti piccoli condomini ha ricavi unitari inferiori, ma può diversificare il rischio e sfruttare la standardizzazione dei processi grazie alla tecnologia.

Ad esempio, il break-even point per un libero professionista si raggiunge spesso con 8-10 condomini medi, mentre una società di servizi può raggiungere il BEP già con 30-40 condomini piccoli grazie all’automazione. Il cash flow risulta più stabile nelle strutture più organizzate, soprattutto se supportate da strumenti digitali che facilitano la fatturazione e la riscossione delle quote condominiali.

In sintesi, la scelta della tipologia organizzativa e del portafoglio condomini è determinante per la redditività dell’amministratore: la digitalizzazione e l’outsourcing rappresentano oggi leve strategiche per aumentare i margini e garantire la sostenibilità del business nel tempo.

Investimenti e struttura dei costi per l’amministratore di condominio — Scarica ora il Software business plan Amministratore di condominio AI!

Investimenti e struttura dei costi per l’amministratore di condominio

Per valutare la redditività dell’attività di amministratore di condominio, è fondamentale conoscere nel dettaglio gli investimenti iniziali necessari, la distinzione tra costi fissi e variabili e le strategie per ottimizzare le spese senza compromettere la qualità del servizio. In questo capitolo analizziamo le principali voci di costo e offriamo consigli pratici per una gestione efficiente.

Investimenti iniziali: cosa serve per partire

Avviare uno studio di amministrazione condominiale richiede investimenti iniziali che possono variare sensibilmente in base alle scelte organizzative e all’area geografica. Secondo le stime più aggiornate, il costo medio iniziale oscilla tra 2.000 e 10.000 euro. Ecco le principali voci da considerare:

  • Software gestionale: indispensabile per la contabilità, la gestione delle assemblee e la comunicazione con i condomini. Il costo può variare da 300 a 1.500 euro annui, a seconda delle funzionalità.
  • Formazione professionale: corsi abilitanti e aggiornamenti sono obbligatori e rappresentano un investimento iniziale tra 500 e 2.000 euro.
  • Assicurazione professionale: la polizza RC professionale è obbligatoria e il premio annuo parte da circa 300 euro, ma può crescere in base al fatturato gestito.
  • Spese per apertura partita IVA e adempimenti fiscali: tra 500 e 1.000 euro.
  • Arredo e attrezzature per l’ufficio: scrivania, computer, stampante e telefono possono richiedere un investimento di 1.000-2.000 euro.

Un esempio pratico: un amministratore che sceglie una soluzione “smart” (ufficio condiviso, software in cloud, formazione online) può partire con circa 3.500 euro. Una struttura più tradizionale, con ufficio privato e formazione in presenza, può facilmente superare i 7.000 euro di investimento iniziale.

Costi fissi: le spese da sostenere ogni mese

I costi fissi sono quelli che l’amministratore deve sostenere indipendentemente dal numero di condomini gestiti. Le principali voci sono:

  • Affitto ufficio: varia molto in base alla città, ma mediamente si attesta tra 300 e 800 euro mensili per una piccola sede.
  • Personale: se si decide di assumere un collaboratore part-time, il costo può aggirarsi sui 700-1.000 euro al mese (inclusi oneri).
  • Assicurazione professionale: come visto, almeno 25-50 euro al mese.
  • Canoni software e servizi digitali: circa 50-150 euro mensili.
  • Spese di utenze e comunicazione: telefono, internet, energia elettrica, circa 100-200 euro al mese.

Supponendo una gestione “snella” senza personale, il break-even point (BEP) si raggiunge tipicamente con la gestione di 8-12 condomini di media grandezza, considerando un fatturato medio annuo di 2.000-3.000 euro per condominio.

Costi variabili: spese legate all’attività operativa

I costi variabili dipendono dal volume di attività e dal numero di condomini gestiti. Le principali voci sono:

  • Trasferte e spostamenti: carburante, parcheggi, trasporti pubblici per sopralluoghi e assemblee, stimabili in 50-200 euro al mese.
  • Consulenze esterne: parcelle di commercialisti, avvocati o tecnici per pratiche specifiche, con costi che possono variare da 100 a 500 euro a pratica.
  • Materiale di cancelleria e stampa: circa 20-50 euro mensili.

Un amministratore che gestisce 15 condomini può sostenere costi variabili annui tra 2.000 e 4.000 euro, a seconda della complessità delle pratiche e delle trasferte necessarie.

Consigli pratici per stimare e ottimizzare i costi

  • Valuta attentamente la sede: optare per un ufficio condiviso o per il lavoro da remoto può ridurre sensibilmente i costi fissi, soprattutto nelle fasi iniziali.
  • Scegli software in abbonamento: le soluzioni cloud permettono di evitare investimenti elevati e di scalare i costi in base alla crescita dell’attività.
  • Automatizza le comunicazioni: utilizzare strumenti digitali per convocazioni, verbali e gestione documentale riduce sia i costi di stampa che quelli di tempo.
  • Collabora con professionisti esterni: invece di assumere personale fisso, valuta la collaborazione a chiamata con consulenti per le pratiche più complesse.
  • Monitora periodicamente i margini: aggiorna il business plan almeno ogni sei mesi per verificare che i ricavi coprano i costi fissi e variabili, mantenendo un margine operativo soddisfacente.

Seguendo questi accorgimenti, è possibile migliorare la redditività e mantenere un cash flow positivo anche in presenza di imprevisti, senza sacrificare la qualità del servizio offerto ai condomini.

Calcolo del punto di pareggio e dei principali KPI per l’amministratore di condominio — Scarica ora il Software business plan Amministratore di condominio AI!

Calcolo del punto di pareggio e dei principali KPI per l’amministratore di condominio

Per valutare la redditività di uno studio di amministrazione condominiale, è fondamentale conoscere alcuni indicatori chiave: il punto di pareggio (Break Even Point, BEP), i margini operativi e i principali KPI di settore. Questi strumenti permettono di monitorare la sostenibilità economica dell’attività e di prendere decisioni strategiche basate su dati concreti. Di seguito, analizziamo come calcolare questi parametri con esempi numerici aggiornati al 2025.

Come calcolare il punto di pareggio (bep) per l’amministratore di condominio

Il punto di pareggio indica il livello minimo di ricavi necessario per coprire tutti i costi fissi e variabili dell’attività, senza generare né utili né perdite. Per un amministratore di condominio, il BEP si calcola con la formula:

  • BEP = Costi fissi annuali / Margine di contribuzione (%)

Supponiamo che nel 2025 i costi fissi annuali (formazione, Partita IVA, INPS, affitto ufficio, assicurazione) ammontino a 700.000 €. Se il margine di contribuzione medio per condominio amministrato è del 40%, il calcolo sarà:

  • BEP = 700.000 € / 0,40 = 1.750.000 €

Questo significa che l’amministratore dovrà generare almeno 1.750.000 € di ricavi annui per coprire tutti i costi e iniziare a produrre utili.

Determinazione del margine operativo e dei margini per condominio

Il margine operativo rappresenta la differenza tra i ricavi e i costi operativi totali. È un indicatore essenziale per valutare la capacità dell’attività di generare profitto dalla gestione ordinaria. La formula è:

  • Margine operativo = Ricavi totali – Costi operativi totali

Ad esempio, se nel 2025 uno studio gestisce 100 condomini con un ricavo medio annuo di 18.000 € per condominio, i ricavi totali saranno 1.800.000 €. Se i costi operativi totali (inclusi costi fissi e variabili) sono 1.500.000 €, il margine operativo sarà:

  • 1.800.000 € – 1.500.000 € = 300.000 €

Il margine per condominio si calcola dividendo il margine operativo per il numero di condomini gestiti:

  • 300.000 € / 100 = 3.000 € per condominio

Questo dato aiuta a valutare la redditività media di ogni incarico e a confrontare la performance con altri studi.

KPI Di redditività: roi, incidenza costi fissi e cash flow

Oltre al BEP e al margine operativo, è importante monitorare altri KPI di redditività:

  • ROI (Return on Investment): misura il rendimento degli investimenti effettuati (es. formazione, software, marketing). Si calcola come utile netto / investimenti totali. Se l’utile netto annuo è 120.000 € e gli investimenti totali sono 400.000 €, il ROI sarà 30%.
  • Incidenza dei costi fissi: indica quanto pesano i costi fissi sui ricavi totali. Se i costi fissi sono 700.000 € e i ricavi totali 1.800.000 €, l’incidenza è 38,9%. Un’incidenza elevata può ridurre la flessibilità finanziaria.
  • Cash flow operativo: rappresenta la liquidità generata dalla gestione. Se il margine operativo è 300.000 € e le imposte e oneri finanziari ammontano a 60.000 €, il cash flow operativo sarà 240.000 €.

Monitorare questi KPI consente di prevenire situazioni di crisi di liquidità e di ottimizzare la struttura dei costi per migliorare la redditività complessiva.

Esempio pratico di break-even e margini per il 2025

Considerando i dati medi del settore nel 2025:

  • Ricavi medi annui per amministratore: 1.800.000 €
  • Costi fissi: 700.000 €
  • Margine di contribuzione: 40%
  • Numero condomini gestiti: 100

Il punto di pareggio è raggiunto a 1.750.000 € di ricavi. Ogni condominio amministrato oltre questa soglia contribuisce direttamente all’utile netto. Il margine operativo di 300.000 € e il cash flow operativo di 240.000 € rappresentano valori di riferimento per uno studio ben strutturato nel 2025.

Domande frequenti sulla redditività per Amministratore di condominio nel 2025 — Scarica ora il Software business plan Amministratore di condominio AI!

Domande frequenti sulla redditività per Amministratore di condominio nel 2025

Qual è il coefficiente di redditività per un amministratore di condominio nel 2025?

Nel 2025, il coefficiente di redditività per un amministratore di condominio in regime forfettario è pari all’86%. Questo significa che solo l’86% dei ricavi annuali viene considerato reddito imponibile ai fini fiscali, mentre il restante 14% è considerato spesa forfettaria.

Quanto guadagna mediamente un amministratore di condominio in Italia?

Un amministratore di condominio con ricavi annui di 35.000 euro, applicando il coefficiente di redditività dell’86%, ottiene un reddito imponibile di 30.100 euro. Da questo importo vanno poi detratti imposte e contributi per determinare il guadagno netto effettivo.

Quali sono i costi principali da sostenere per avviare l’attività?

I costi principali per avviare l’attività di amministratore di condominio includono i contributi INPS, che nel 2025 possono essere pari al 15,91% o al 26,07% del reddito imponibile a seconda della gestione scelta. A questi si aggiungono le imposte sostitutive calcolate sul reddito imponibile determinato dal coefficiente di redditività.

Come si calcola il punto di pareggio per un amministratore di condominio?

Il punto di pareggio si calcola considerando i ricavi necessari a coprire tutti i costi fissi e variabili, inclusi contributi INPS e imposte. Ad esempio, con ricavi di 35.000 euro e un coefficiente di redditività dell’86%, il reddito imponibile è di 30.100 euro, su cui si applicano imposte e contributi per valutare la soglia di sostenibilità economica.

Come aumentare i margini senza perdere clienti?

Per aumentare i margini, è fondamentale ottimizzare i costi e sfruttare il regime forfettario, che consente di tassare solo l’86% dei ricavi. È inoltre importante monitorare attentamente le spese e valutare la gestione dei contributi INPS, scegliendo l’opzione più conveniente tra quelle disponibili.

Articolo scritto il 04/10/2025

dott stefano ventura bsness

STEFANO VENTURA – Linkedin

È il fondatore di Bsness.com, software house operante in Italia e Spagna. Si è laureato in economia e commercio presso l’Università di Bologna dove ha anche conseguito il titolo di Dottore Commercialista. Ha esercitato con successo la professione di Dottore Commercialista come esperto in budget e business plan per poi dedicarsi a tempo pieno alla crescita di Bsness.com.