Nel 2026, un odontotecnico in Italia può aspettarsi un guadagno annuo che va da circa 16.000 a 26.000 euro netti come dipendente, mentre per chi gestisce un proprio laboratorio il fatturato medio può tradursi in utili netti superiori a 60.000 euro nelle strutture più consolidate. Il margine operativo di un laboratorio odontotecnico si attesta mediamente tra il 12% e il 22% del fatturato, dopo aver considerato costi, tasse e contributi. L’investimento iniziale richiesto per avviare un laboratorio è significativo, ma il payback può essere interessante per chi riesce a posizionarsi su mercati di qualità e ad ottimizzare la gestione. La redditività dell’attività dipende da variabili come esperienza, dimensione della struttura, livello tecnologico e capacità di fidelizzare la clientela. Questi dati, aggiornati al 2026, offrono una panoramica concreta per valutare le prospettive economiche della professione odontotecnica in Italia, sia per chi cerca stabilità come dipendente sia per chi punta a una crescita imprenditoriale.
Dati in sintesi
- Stipendio netto dipendente: 1.300–1.600 €/mese
- Guadagno annuo dipendente: 16.000–26.000 €
- Utile netto laboratorio avviato: oltre 60.000 €/anno
- Margine operativo laboratorio: 12–22%
- Stipendio apprendista: 1.000–1.500 €/mese
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Stipendio odontotecnico in italia nel 2026: range lordi e netti per dipendenti e titolari
Stipendi odontotecnici dipendenti: valori lordi e netti per livello
Nel 2026, la retribuzione di un odontotecnico dipendente in Italia è regolata dal CCNL Odontotecnici e varia in base al livello di inquadramento e all’esperienza maturata. I valori sono generalmente calcolati su 14 mensilità, come previsto dal contratto collettivo nazionale.
- Livello 6 (Operaio comune/Apprendista): rappresenta la fascia di ingresso per chi inizia la carriera nel settore. Lo stipendio lordo mensile si attesta tipicamente tra 1.250 e 1.350 euro, che corrisponde a un netto mensile di circa 1.000–1.050 euro. Su base annua, il lordo si posiziona tra 17.500 e 18.900 euro, mentre il netto oscilla tra 14.000 e 14.700 euro.
- Livello 4 (Operaio qualificato): con qualche anno di esperienza e competenze tecniche consolidate, lo stipendio lordo mensile sale a 1.450–1.600 euro, con un netto mensile che si aggira tra 1.150 e 1.250 euro. Su base annua, il lordo raggiunge 20.300–22.400 euro, mentre il netto si colloca tra 16.100 e 17.500 euro.
- Livello 2 (Specializzato): per odontotecnici con specializzazione e responsabilità crescenti, il lordo mensile varia tra 1.700 e 1.900 euro, con un netto mensile di 1.350–1.500 euro. Su base annua, il lordo si attesta tra 23.800 e 26.600 euro, mentre il netto raggiunge 18.900–21.000 euro.
- Livello 1S (Super specializzato/Responsabile): questa qualifica, che include ruoli di coordinamento o responsabilità di laboratorio, prevede uno stipendio lordo mensile di 2.000–2.250 euro e un netto mensile di 1.600–1.750 euro. Il lordo annuo si posiziona tra 28.000 e 31.500 euro, mentre il netto annuo varia da 22.400 a 24.500 euro.
Il netto mensile è calcolato considerando le trattenute INPS (8,80%) e la tassazione IRPEF 2026 sugli scaglioni aggiornati. Questi valori rappresentano la situazione tipica per lavoratori dipendenti del settore odontotecnico in Italia.
Guadagni dei titolari di laboratorio odontotecnico: utili e variabilità
Per i titolari di laboratorio odontotecnico, il discorso è differente rispetto ai dipendenti. Il loro guadagno netto non è rappresentato da uno stipendio fisso, ma dagli utili d’impresa generati dalla differenza tra ricavi e costi di gestione.
Nel 2026, un titolare di laboratorio odontotecnico può gestire volumi d’affari annui che vanno da 80.000 a oltre 250.000 euro, a seconda della dimensione e della clientela del laboratorio. Tuttavia, il reddito netto effettivo dipende da numerosi fattori: costi del personale, materie prime, ammortamenti, imposte e oneri previdenziali.
- Laboratori di piccole dimensioni (1–2 addetti): utile netto annuo tra 18.000 e 28.000 euro.
- Laboratori medi (3–5 addetti): utile netto annuo tra 30.000 e 55.000 euro.
- Laboratori strutturati (oltre 5 addetti): utile netto annuo che può superare 60.000 euro, ma con una forte variabilità legata a investimenti, innovazione tecnologica e gestione dei costi.
Il margine netto per i titolari si attesta mediamente tra il 15% e il 25% dei ricavi, ma può scendere sotto il 10% in presenza di costi fissi elevati o inefficienze gestionali. In sintesi, il guadagno di un titolare può essere superiore a quello di un dipendente specializzato, ma comporta rischi imprenditoriali e una forte esposizione alle dinamiche di mercato.
Confronto tra livelli: junior, qualificati, specialisti e titolari
Analizzando i dati 2026, emerge che un odontotecnico junior (apprendista o operaio comune) percepisce un netto annuo di circa 14.000–14.700 euro, mentre un qualificato raggiunge 16.100–17.500 euro. Gli specialisti e i responsabili possono arrivare a 22.400–24.500 euro netti annui.
I titolari di laboratorio, invece, possono ottenere un utile netto annuo che parte da 18.000 euro (piccole realtà) e può superare 60.000 euro nelle strutture più organizzate e performanti. Tuttavia, il rischio d’impresa e la variabilità dei ricavi rendono il confronto meno lineare rispetto ai dipendenti.
In conclusione, la scelta tra lavoro dipendente e attività imprenditoriale nel settore odontotecnico dipende non solo dalle competenze e dall’esperienza, ma anche dalla propensione al rischio e dalla capacità di gestire un’attività complessa.
Punti chiave
- I guadagni variano molto tra dipendenti e titolari di laboratorio.
- Il margine operativo di un laboratorio si attesta tra il 12% e il 22%.
- Esperienza, dimensione e tecnologia influenzano la redditività.
- L’investimento iniziale è significativo ma può portare a utili elevati.

Composizione dei ricavi e struttura dei costi per un laboratorio odontotecnico
Principali tipologie di clienti e incidenza sui ricavi
La composizione dei ricavi di un laboratorio odontotecnico dipende fortemente dalla tipologia di clientela servita. Il core business è rappresentato dagli studi dentistici tradizionali, che generano tra il 60% e l’80% del fatturato complessivo. Questi clienti richiedono principalmente protesi fisse (corone, ponti, faccette in ceramica, zirconio o disilicato) e protesi mobili (scheletrati, protesi totali e parziali in resina), oltre a dispositivi per implantologia (protesi avvitate o cementate su impianti).
Le reti di cliniche dentali rappresentano la seconda fonte di ricavi, con una quota variabile ma generalmente inferiore rispetto agli studi tradizionali. La collaborazione con queste strutture può garantire volumi di ordini più elevati e una maggiore regolarità, ma spesso a fronte di margini più contenuti per effetto di una maggiore pressione sui prezzi.
I privati cittadini costituiscono una fetta residuale del mercato, limitata a dispositivi accessori come bite o piccole riparazioni, sempre tramite prescrizione medica. In termini di ricavi, questa categoria incide in modo marginale e non rappresenta una leva strategica per la crescita del laboratorio.
Ticket medio, frequenza degli ordini e stagionalità
Il ticket medio per lavoro varia sensibilmente in base alla tipologia di dispositivo realizzato. Una protesi fissa (ad esempio una corona in ceramica o zirconio) può avere un prezzo unitario compreso tra 180 e 350 euro, mentre una protesi mobile si attesta generalmente tra 250 e 600 euro a seconda della complessità e dei materiali impiegati. I lavori di implantologia possono raggiungere anche valori superiori ai 700 euro per dispositivi complessi.
La frequenza degli ordini dipende dalla dimensione e dal portafoglio clienti del laboratorio. Un laboratorio di piccole-medie dimensioni può evadere da 10 a 30 lavori a settimana, con picchi nei periodi di maggiore attività odontoiatrica.
La stagionalità è un fattore da considerare: i mesi estivi (luglio-agosto) e le festività natalizie registrano generalmente una flessione degli ordini, mentre il periodo autunnale e la primavera rappresentano i momenti di maggiore operatività. Questa ciclicità impatta sulla programmazione della produzione e sulla gestione del cash flow.
Principali voci di costo e loro incidenza sul fatturato
I costi di gestione di un laboratorio odontotecnico si suddividono tra costi variabili e costi fissi. Le materie prime (materiali odontotecnici come ceramiche, resine, leghe metalliche, zirconio) rappresentano la voce più rilevante tra i costi variabili, incidendo mediamente tra il 25% e il 35% del fatturato.
Il personale (stipendi di odontotecnici e collaboratori) costituisce una quota significativa dei costi fissi, con un’incidenza che può variare dal 20% al 30% del fatturato a seconda della dimensione del laboratorio e del livello di automazione dei processi produttivi.
L’affitto dei locali pesa generalmente tra il 5% e il 10% del fatturato, mentre le tecnologie (acquisto e manutenzione di scanner, stampanti 3D, software CAD/CAM) richiedono investimenti iniziali importanti e una quota di ammortamento annuale che può incidere per un 5%–8% sui ricavi.
Le utenze energetiche (elettricità, acqua, gas) rappresentano una voce di spesa tra il 3% e il 5% del fatturato, mentre le spese di marketing e promozione (sito web, pubblicità locale, partecipazione a fiere di settore) sono generalmente contenute, con un’incidenza media tra l’1% e il 3%.
- Materie prime: 25%–35% del fatturato
- Personale: 20%–30%
- Affitto: 5%–10%
- Tecnologie: 5%–8%
- Energia: 3%–5%
- Marketing: 1%–3%
La corretta gestione di queste voci di costo è fondamentale per mantenere la redditività dell’attività e garantire margini adeguati, soprattutto in un mercato caratterizzato da una crescente concorrenza e da una pressione costante sui prezzi.

Margini operativi, payback e KPI economici per un laboratorio odontotecnico
La redditività di un laboratorio odontotecnico dipende da diversi fattori economici e gestionali. In questo capitolo analizziamo i margini operativi tipici (EBITDA, utile netto), il payback dell’investimento iniziale e i principali KPI economici di settore, presentando scenari numerici concreti per laboratori di diversa dimensione e specializzazione.
Margini operativi: EBITDA e utile netto nell’odontotecnica
L’EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization) rappresenta il margine operativo lordo e misura la redditività del core business di un laboratorio odontotecnico, escludendo impatti di natura fiscale, finanziaria e straordinaria. Questo indicatore è particolarmente utile per confrontare la performance tra laboratori simili, poiché elimina le differenze dovute a scelte contabili e fiscali.
- EBITDA margin: si esprime in percentuale sul fatturato e indica quanta parte dei ricavi rimane come margine operativo lordo prima di ammortamenti e imposte.
- Utile netto: mostra il profitto effettivo dopo tutte le spese, inclusi interessi, tasse e ammortamenti.
Per un laboratorio odontotecnico, un EBITDA margin considerato sano si attesta generalmente tra il 15% e il 25% del fatturato, a seconda della specializzazione, della scala operativa e dell’efficienza gestionale. L’utile netto invece, dopo tutte le spese, si posiziona spesso tra il 7% e il 12% dei ricavi totali.
Payback dell’investimento iniziale: tempi di rientro
Il payback period indica il tempo necessario per recuperare l’investimento iniziale sostenuto per avviare un laboratorio odontotecnico. Questo parametro è fondamentale per valutare la sostenibilità e l’attrattività economica dell’attività.
- Per un laboratorio di piccole dimensioni (1-2 addetti, attrezzature base), il payback tipico si aggira tra 3 e 5 anni, considerando un investimento iniziale tra 60.000 e 100.000 euro e un utile netto annuo di 15.000-20.000 euro.
- Per laboratori medi (3-5 addetti, tecnologie digitali), il payback può scendere a 2-4 anni grazie a volumi maggiori e margini più elevati, con investimenti tra 120.000 e 200.000 euro e utili netti annui di 35.000-50.000 euro.
- Un laboratorio specializzato o di grandi dimensioni (oltre 6 addetti, CAD/CAM, protesi avanzate) può richiedere investimenti superiori a 300.000 euro, ma con utili netti annui che possono superare i 70.000 euro, il payback si mantiene tra 3 e 5 anni.
La velocità di rientro dipende dalla capacità di acquisire clienti, dalla specializzazione e dall’efficienza nella gestione dei costi.
KPI Economici e scenari numerici: base, ottimistico e prudente
Per valutare la redditività di un laboratorio odontotecnico, è fondamentale monitorare alcuni KPI economici chiave:
- Fatturato annuo
- EBITDA margin (%)
- Utile netto (%)
- Payback period (anni)
- Rapporto costi/ricavi
Di seguito, tre scenari numerici esemplificativi:
- Scenario base (laboratorio standard, 3 addetti):
- Fatturato annuo: 180.000 euro
- Costi operativi totali: 150.000 euro
- EBITDA margin: 16% (28.800 euro)
- Utile netto: 9% (16.200 euro)
- Payback: 4 anni (su investimento di 65.000 euro)
- Scenario ottimistico (laboratorio digitale, 5 addetti, specializzazione protesi estetica):
- Fatturato annuo: 350.000 euro
- Costi operativi totali: 265.000 euro
- EBITDA margin: 24% (84.000 euro)
- Utile netto: 12% (42.000 euro)
- Payback: 3 anni (su investimento di 120.000 euro)
- Scenario prudente (laboratorio piccolo, 1 addetto, attività tradizionale):
- Fatturato annuo: 70.000 euro
- Costi operativi totali: 60.000 euro
- EBITDA margin: 14% (9.800 euro)
- Utile netto: 7% (4.900 euro)
- Payback: 5 anni (su investimento di 25.000 euro)
Questi esempi evidenziano come scala, specializzazione e innovazione tecnologica influenzino direttamente i margini e la redditività di un laboratorio odontotecnico. Un’attenta gestione dei costi, l’adozione di tecnologie digitali e la capacità di offrire servizi ad alto valore aggiunto sono determinanti per migliorare i KPI economici e ridurre i tempi di rientro dell’investimento.

Investimento iniziale e fiscalità per aprire un laboratorio odontotecnico nel 2026
Capitale iniziale: quanto serve per avviare un laboratorio odontotecnico
Per chi desidera avviare un laboratorio odontotecnico nel 2026, l’investimento iniziale richiesto si attesta tra 60.000 € e 100.000 €. Questo range rappresenta la somma necessaria per coprire tutte le principali voci di spesa, dalla predisposizione dei locali fino all’acquisto delle attrezzature tecnologiche. La cifra varia in base a diversi fattori, tra cui il livello di digitalizzazione scelto, la metratura degli spazi e la qualità dei macchinari selezionati.
L’investimento iniziale si suddivide in alcune macro-aree fondamentali:
- Spese per i locali e ristrutturazioni: la locazione di un fondo a norma ASL (categoria catastale A/10 o C/3) richiede generalmente l’anticipo di 3-6 mensilità di affitto e lavori di adeguamento impiantistico (impianti di aspirazione, aria compressa, scarichi speciali). Il costo complessivo di questa fase oscilla tra 10.000 € e 25.000 €.
- Attrezzature e macchinari: rappresentano la voce di spesa più rilevante. L’introduzione di sistemi digitali CAD/CAM, insieme alle attrezzature tradizionali, può incidere in modo significativo sul budget. La scelta di tecnologie avanzate comporta un investimento maggiore, ma consente di incrementare la produttività e la qualità del lavoro.
- Software gestionali e formazione: l’acquisto di software specifici per la gestione del laboratorio e la formazione tecnica del personale sono elementi imprescindibili per garantire efficienza operativa e conformità normativa. Queste spese, pur rappresentando una quota minore rispetto alle precedenti, sono fondamentali per l’avvio e la crescita dell’attività.
In sintesi, il capitale iniziale necessario per un odontotecnico che vuole avviare la propria attività nel 2026 si posiziona tra 60.000 € e 100.000 €, con la possibilità di ottimizzare la spesa in funzione delle scelte tecnologiche e organizzative.
Regimi fiscali applicabili: forfettario e ordinario
La scelta del regime fiscale incide direttamente sulla redditività netta dell’attività odontotecnica. In Italia, le due opzioni principali sono il regime forfettario e il regime ordinario.
- Regime forfettario: riservato alle partite IVA con ricavi annui fino a 85.000 €, prevede una tassazione sostitutiva pari al 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni in caso di nuove attività). Il reddito imponibile viene calcolato applicando un coefficiente di redditività (generalmente il 67% per le attività artigianali come quella odontotecnica) ai ricavi. In questo regime, i contributi INPS sono dovuti in misura ridotta e non è possibile dedurre costi reali, ma solo quelli forfettari.
- Regime ordinario: si applica a chi supera la soglia di ricavi o sceglie volontariamente questa opzione. In questo caso, l’aliquota IRPEF è progressiva (dal 23% al 43%) e si possono dedurre tutti i costi effettivamente sostenuti, compresi quelli per investimenti, personale e formazione. I contributi INPS sono calcolati sulla base del reddito dichiarato e possono incidere in modo significativo sulla liquidità annuale.
La scelta tra i due regimi deve essere valutata attentamente, considerando il volume d’affari previsto e la struttura dei costi. Il regime forfettario garantisce semplicità e un carico fiscale contenuto per chi avvia l’attività e mantiene ricavi sotto la soglia prevista.
Impatto di tasse e contributi INPS sul guadagno netto
Oltre alle imposte dirette, i contributi INPS rappresentano una voce di costo rilevante per l’odontotecnico titolare di laboratorio. Nel regime forfettario, i contributi artigiani INPS sono dovuti in misura fissa (circa 4.000 € annui) più una quota variabile sul reddito eccedente il minimale. Nel regime ordinario, la contribuzione segue le aliquote ordinarie INPS (circa il 24% sul reddito imponibile).
In sintesi, la pressione fiscale complessiva (imposte + contributi) può incidere tra il 25% e il 40% del reddito lordo, a seconda del regime scelto e del livello di ricavi. È quindi fondamentale calcolare con precisione il carico fiscale e previdenziale per stimare il guadagno netto effettivo e pianificare la sostenibilità dell’investimento iniziale.

Fattori che influenzano il guadagno di un odontotecnico: analisi dettagliata
Il guadagno di un odontotecnico non dipende solo dalla tariffa applicata per singolo lavoro, ma da una serie di fattori strutturali e di mercato che incidono in modo significativo su ricavi, margini e redditività dell’attività. In questo capitolo analizziamo in dettaglio come zona geografica, esperienza, dimensione del laboratorio, posizionamento di mercato, canali di acquisizione clienti e investimenti in digitalizzazione possano determinare differenze anche molto marcate nei risultati economici.
Zona geografica: nord, centro e sud a confronto
Il divario territoriale rappresenta uno dei principali driver delle differenze di reddito per gli odontotecnici in Italia. Secondo i dati ISTAT e CGIA di Mestre, le retribuzioni al Nord sono mediamente superiori del 30%-35% rispetto a quelle del Sud. Questo gap è dovuto alla maggiore presenza di tessuto industriale, servizi ad alto valore aggiunto e una clientela con maggiore capacità di spesa.
- Nord Italia: La RAL media supera i 32.900 euro, con punte massime nelle province di Milano e Lombardia. Qui, la domanda di protesi e dispositivi odontotecnici è sostenuta da una rete di studi dentistici ad alto volume e da una clientela più orientata verso soluzioni di qualità e innovazione.
- Centro Italia: I valori si attestano su livelli intermedi, beneficiando della presenza di grandi enti, istituzioni e una discreta densità di studi dentistici, soprattutto nelle aree metropolitane.
- Sud Italia: Il quadro è più frammentato, con una RAL media inferiore anche del 30%-35% rispetto al Nord. La minore presenza di studi dentistici strutturati e una domanda più debole incidono negativamente sui ricavi degli odontotecnici.
Queste differenze si riflettono direttamente sulla redditività dei laboratori odontotecnici, che al Nord possono contare su margini più elevati grazie a una clientela più ampia e a una maggiore propensione all’innovazione.
Esperienza e dimensione del laboratorio: impatto su ricavi e margini
Un altro fattore chiave è l’esperienza dell’odontotecnico e la dimensione del laboratorio. Secondo le analisi ISTAT, le imprese di maggiori dimensioni e con una struttura organizzativa più solida tendono a ottenere risultati economici migliori rispetto alle micro-imprese o ai laboratori individuali.
- Laboratori di piccole dimensioni (1-2 addetti): spesso limitati a una clientela locale, con ricavi annui che possono essere anche inferiori del 40%-50% rispetto ai laboratori strutturati.
- Laboratori medi e grandi (oltre 5 addetti): grazie a economie di scala, specializzazione e capacità di investire in nuove tecnologie, possono raggiungere ricavi e margini doppi rispetto ai piccoli laboratori.
- Esperienza professionale: odontotecnici con oltre 10 anni di attività consolidano una rete di clienti fidelizzati e possono praticare tariffe più alte, aumentando la redditività.
La dimensione aziendale si conferma quindi un fattore determinante: laboratori più grandi possono investire in attrezzature avanzate e in personale qualificato, offrendo servizi a valore aggiunto e accedendo a segmenti di mercato più remunerativi.
Posizionamento di mercato, canali di acquisizione clienti e digitalizzazione
Il posizionamento di mercato e la capacità di acquisire nuovi clienti sono leve strategiche per aumentare il guadagno di un odontotecnico. I laboratori che si propongono come partner tecnologici per gli studi dentistici, offrendo soluzioni personalizzate e servizi innovativi, riescono a spuntare prezzi più alti e a fidelizzare una clientela di fascia medio-alta.
- Canali di acquisizione clienti: la presenza su piattaforme digitali, la collaborazione con studi dentistici di prestigio e la partecipazione a fiere di settore aumentano la visibilità e la possibilità di acquisire commesse di valore.
- Digitalizzazione e nuove tecnologie: l’adozione di sistemi CAD-CAM, stampanti 3D e software di progettazione digitale permette di ottimizzare i processi produttivi, ridurre i tempi di consegna e offrire prodotti di qualità superiore. Questo si traduce in margini più elevati e nella possibilità di servire clienti anche fuori dal proprio territorio.
- Investimenti in marketing: laboratori che destinano una quota del fatturato (anche solo il 3-5%) a promozione e comunicazione digitale registrano una crescita più rapida della clientela e dei ricavi rispetto a chi si affida solo al passaparola tradizionale.
In sintesi, il guadagno di un odontotecnico è il risultato di una combinazione di fattori: area geografica, esperienza, dimensione aziendale, posizionamento di mercato e capacità di innovare. Chi investe in tecnologia e marketing può ambire a margini e ricavi nettamente superiori alla media del settore.

Domande frequenti su quanto guadagna un Odontotecnico nel 2026
Quanto guadagna al mese un odontotecnico dipendente?
Nel 2026, uno stipendio medio mensile per un odontotecnico dipendente in Italia si attesta tra 1.200 € e 1.800 € netti, a seconda dell’esperienza e del livello di inquadramento. La media nazionale per i contratti a tempo indeterminato è di circa 1.532 € netti al mese.
Qual è il margine netto medio di un laboratorio odontotecnico nel 2026?
Il margine netto di un laboratorio odontotecnico nel 2026 si posiziona mediamente tra il 12% e il 22% del fatturato, dopo aver considerato tutte le spese operative e fiscali. Questo dato rappresenta la redditività effettiva dell’attività.
Quanto bisogna investire per aprire un laboratorio odontotecnico?
Il contesto fornito non riporta dati specifici sull’investimento iniziale necessario per aprire un laboratorio odontotecnico. Per informazioni dettagliate su costi di avvio e capitale richiesto, è consigliabile consultare fonti specializzate o rivolgersi a consulenti del settore.
Quali tasse e contributi incidono maggiormente sul reddito netto?
Le principali voci che incidono sul reddito netto di un odontotecnico o di un laboratorio sono le imposte sui redditi e i contributi previdenziali obbligatori. Questi costi vanno considerati attentamente nella valutazione della redditività effettiva.
Quali strategie permettono di aumentare i guadagni e ridurre i rischi?
Il contesto fornito non include dettagli sulle strategie specifiche per aumentare i guadagni o ridurre i rischi nel settore odontotecnico. Per ottimizzare la redditività, è opportuno analizzare costantemente i margini e aggiornarsi sulle best practice di gestione.
Articolo scritto il 30/05/2026

STEFANO VENTURA – Linkedin
È il fondatore di Bsness.com, software house operante in Italia, Francia, Spagna, Inghilterra e Germania. Si è laureato in economia e commercio presso l’Università di Bologna dove ha anche conseguito il titolo di Dottore Commercialista. Ha esercitato con successo la professione di Dottore Commercialista come esperto in budget e business plan per poi dedicarsi a tempo pieno alla crescita di Bsness.com.


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