Nel 2026, in Italia, il guadagno di un consulente aziendale si colloca generalmente tra i 25.000 e gli 80.000 euro lordi all’anno, a seconda del livello di esperienza e del ruolo ricoperto. I junior e i neoassunti possono aspettarsi un fatturato medio compreso tra 25.000 e 32.500 euro, mentre i senior consultant raggiungono una fascia tra 40.000 e 50.000 euro. I manager e i partner di grandi network, invece, possono superare i 70.000–80.000 euro lordi, con possibilità di ulteriori ricavi legati agli utili generati. Per i liberi professionisti, la redditività dipende molto dal numero di clienti e dalla capacità di posizionarsi su tariffe competitive. Comprendere questi margini e valutare l’investimento iniziale necessario per avviare uno studio di consulenza è fondamentale per pianificare il payback e la sostenibilità dell’attività. Disporre di dati aggiornati e affidabili su stipendi, costi e prospettive consente scelte più consapevoli, sia per chi intende intraprendere questa carriera, sia per chi desidera ottimizzare la propria posizione nel mercato della consulenza aziendale.
Dati in sintesi
- Stipendio medio: 37.000 euro lordi/anno
- Entry level: 25.000–32.500 euro lordi/anno
- Senior consultant: 40.000–50.000 euro lordi/anno
- Manager/Partner: oltre 70.000–80.000 euro lordi/anno
- Retribuzione netta media: circa 2.000 euro/mese
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Guadagno annuale di un consulente aziendale in italia: range 2026 per profili junior, mid e senior
Retribuzione lorda e netta: panoramica generale per il 2026
Nel 2026, il guadagno di un Consulente aziendale in Italia mostra una notevole variabilità, determinata principalmente dall’esperienza professionale, dalla tipologia contrattuale e dall’area geografica di riferimento. Secondo le più recenti analisi di settore, la Retribuzione Annua Lorda (RAL) per questa figura professionale parte da 25.000 € per i profili junior e può superare i 65.000 € per i consulenti senior con maggiore esperienza e responsabilità.
La retribuzione netta, calcolata applicando i nuovi scaglioni IRPEF 2026 e le relative detrazioni, varia sensibilmente in base al livello di inquadramento e al regime fiscale applicato. Il netto mensile, su base 12 o 14 mensilità, può oscillare da circa 1.550 € per i profili d’ingresso fino a oltre 3.000 € per i consulenti più esperti.
Profili junior, middle e senior: differenze di guadagno
- Junior (1-3 anni di esperienza): la RAL si attesta tra 25.000 € e, nelle grandi società di consulenza (Big 4), 26.000 € – 28.000 €. Il guadagno netto mensile per questa fascia, considerando le trattenute fiscali e previdenziali, si aggira intorno a 1.550 €.
- Middle (4-7 anni di esperienza): la RAL cresce sensibilmente, posizionandosi tra 40.000 € e 45.000 €. La media per i Senior Consultant si attesta sui 43.000 € – 45.000 € lordi annui. Il netto mensile per questa categoria può superare 2.200 €, a seconda delle specifiche detrazioni e del regime contributivo.
- Senior (oltre 8 anni di esperienza): i consulenti senior possono superare i 65.000 € di RAL, soprattutto se ricoprono ruoli manageriali o di responsabilità in grandi società o come titolari di studio. Il guadagno netto mensile può arrivare a oltre 3.000 €, con punte superiori in casi di incarichi di particolare rilievo.
Dipendenti, freelance e titolari di studio: impatto sulla redditività
Il regime contrattuale incide in modo significativo sulla redditività del consulente aziendale. I dipendenti di società di consulenza beneficiano di una RAL fissa e di benefit aziendali, ma hanno una minore variabilità nei guadagni. I freelance e i titolari di studio, invece, possono raggiungere margini più elevati grazie alla possibilità di gestire più clienti e di applicare tariffe orarie o a progetto. Tuttavia, devono sostenere costi fissi (contributi INPS gestione separata, assicurazioni, spese di studio) che possono incidere anche per il 30-40% del fatturato.
Per un freelance junior, il guadagno netto annuale può essere inferiore a quello di un dipendente, soprattutto nei primi anni di attività, attestandosi su 18.000 € – 22.000 €. Un titolare di studio senior, invece, può raggiungere netti annui superiori a 40.000 €, con margini che aumentano in presenza di una clientela consolidata e servizi a valore aggiunto.
Variazioni geografiche: nord, centro, sud e grandi città
Il territorio rappresenta un ulteriore fattore di differenziazione. Nel Nord Italia e nelle grandi città (Milano, Torino, Bologna), le RAL medie risultano superiori di circa il 15-20% rispetto al Centro e fino al 30% rispetto al Sud. Ad esempio, un junior a Milano può partire da 28.000 € lordi, mentre la stessa posizione a Napoli o Palermo si attesta più vicino ai 24.000 €. Per i senior, la forbice si amplia ulteriormente, con RAL che possono superare 70.000 € nelle sedi delle principali multinazionali del Nord.
In sintesi, il guadagno di un Consulente aziendale in Italia nel 2026 dipende da una molteplicità di fattori: esperienza, tipologia contrattuale, area geografica e settore di inserimento. La conoscenza di questi parametri è fondamentale per valutare la redditività reale della professione e pianificare la propria crescita di carriera.
Punti chiave
- Il guadagno varia fortemente in base all’esperienza e al ruolo.
- I manager e partner possono superare gli 80.000 euro lordi annui.
- I liberi professionisti hanno redditività legata a clienti e tariffe.
- Comprendere i margini è essenziale per pianificare la carriera.

Composizione dei ricavi e struttura dei costi per un consulente aziendale
Tipologia di clienti e ticket medio
La clientela di un consulente aziendale in Italia è tipicamente composta da PMI (piccole e medie imprese), grandi aziende e, in misura crescente, startup innovative. Secondo un esempio di business plan di settore, la distribuzione dei clienti può essere così suddivisa:
- 60% PMI: rappresentano la quota principale, spesso con incarichi ricorrenti e progetti di medio periodo.
- 25% grandi aziende: generalmente affidano incarichi di maggiore valore, ma con una frequenza inferiore.
- 15% startup: richiedono consulenze mirate, spesso legate a business model e strategie di crescita.
Il ticket medio per consulenza varia sensibilmente in base alla tipologia di cliente e alla complessità dell’incarico. Per le PMI, il ticket medio per progetto si attesta tra 2.000 e 5.000 euro. Le grandi aziende possono arrivare a commissionare progetti con ticket tra 10.000 e 30.000 euro. Le startup, invece, si collocano su valori medi di 1.500–3.000 euro per incarico.
Frequenza degli incarichi, stagionalità e principali fonti di fatturato
La frequenza degli incarichi per un consulente aziendale è influenzata sia dalla tipologia di cliente sia dalla natura del servizio offerto. In media, un consulente può gestire tra 8 e 15 incarichi all’anno, con una maggiore concentrazione nei periodi di pianificazione strategica (fine anno e inizio anno fiscale) e una lieve flessione nei mesi estivi.
Le principali fonti di fatturato si suddividono in:
- Progetti di consulenza strategica: rappresentano circa il 50–60% del fatturato annuo, con incarichi focalizzati su riorganizzazione, sviluppo business e digitalizzazione.
- Formazione aziendale: incide per il 15–20%, spesso tramite workshop o percorsi formativi su misura.
- Auditing e assessment: coprono il 10–15% del fatturato, con attività di analisi e verifica dei processi aziendali.
- Consulenza continuativa: genera il 15–20% delle entrate, grazie a contratti annuali o semestrali di supporto operativo e direzionale.
La stagionalità si riflette soprattutto nei servizi di auditing e pianificazione, che tendono a concentrarsi nel primo e nell’ultimo trimestre dell’anno.
Principali voci di costo: fissi e variabili
La struttura dei costi per un consulente aziendale si articola tra costi fissi e costi variabili. Secondo i dati di settore, la ripartizione percentuale rispetto al fatturato annuo è la seguente:
- Affitto ufficio: incide per il 10–15% del fatturato, variando in base alla localizzazione e alla dimensione dello studio.
- Software e strumenti digitali: rappresentano il 5–8%, includendo licenze per CRM, strumenti di analisi e piattaforme di videoconferenza.
- Marketing e promozione: pesano per il 8–12%, comprendendo campagne online, sito web, eventi e networking.
- Formazione e aggiornamento professionale: incidono per il 3–5%, necessari per mantenere un elevato livello di competenza e aggiornamento sulle normative.
- Collaboratori e consulenti esterni: variabili tra il 10 e il 20% del fatturato, soprattutto per progetti complessi che richiedono competenze specialistiche.
- Tasse e contributi: rappresentano una voce significativa, pari al 30–40% del fatturato lordo, includendo imposte dirette, IVA e contributi previdenziali.
In termini assoluti, su un fatturato annuo di 100.000 euro, i costi complessivi (escluso il compenso netto del consulente) possono variare tra 60.000 e 70.000 euro, lasciando un margine operativo lordo tra 30.000 e 40.000 euro prima delle imposte personali.
Esempio numerico di struttura ricavi/costi
Considerando un consulente aziendale con 12 incarichi annui (8 PMI, 2 grandi aziende, 2 startup), il fatturato totale può attestarsi attorno a 80.000–120.000 euro. La composizione dei ricavi potrebbe essere:
- Progetti strategici (60.000 euro)
- Formazione (20.000 euro)
- Auditing (15.000 euro)
- Consulenza continuativa (15.000 euro)
Sul fronte dei costi, le principali voci sarebbero:
- Affitto e utenze: 12.000 euro
- Software e strumenti: 7.000 euro
- Marketing: 10.000 euro
- Formazione: 4.000 euro
- Collaboratori: 15.000 euro
- Tasse e contributi: 35.000 euro
In questo scenario, il margine operativo lordo si attesterebbe tra 30.000 e 40.000 euro, confermando l’importanza di una gestione attenta dei costi e della diversificazione delle fonti di ricavo per garantire la redditività dell’attività.

Margini operativi, redditività e payback per uno studio di consulente aziendale: scenari e benchmark 2026
Margini operativi tipici: l’ebitda nello studio di consulenza aziendale
Il margine operativo lordo (EBITDA) rappresenta uno dei principali indicatori per valutare la redditività di uno studio di consulenza aziendale. Questo parametro misura la capacità dell’attività di generare profitto dalla sola gestione caratteristica, escludendo oneri finanziari, imposte e ammortamenti.
Nel settore dei servizi professionali, come la consulenza aziendale, l’EBITDA margin tipico si attesta generalmente tra il 15% e il 20% del fatturato annuo. Questo significa che, su un ricavo annuo di 100.000 euro, uno studio ben gestito può aspettarsi un EBITDA compreso tra 15.000 e 20.000 euro.
Il valore dell’EBITDA è influenzato principalmente da due fattori: la struttura dei costi fissi (affitti, personale, software gestionali) e la capacità di mantenere elevata la tariffa oraria media. Un posizionamento su segmenti di clientela a più alto valore aggiunto consente di sostenere margini più elevati, mentre una concorrenza basata solo sul prezzo tende a comprimere l’EBITDA verso la fascia bassa del range.
Redditività netta e principali KPI economici
Oltre all’EBITDA, la redditività netta fornisce una visione più completa della performance economica, poiché tiene conto anche di oneri finanziari, imposte e ammortamenti. Per uno studio di consulenza aziendale, la redditività netta tipica oscilla tra il 5% e il 15% del fatturato.
- Scenario base: su 100.000 euro di ricavi annui, l’utile netto può variare tra 5.000 e 15.000 euro.
- Scenario ottimistico: con una gestione efficiente dei costi e un portafoglio clienti stabile, la redditività netta può avvicinarsi al 15% (15.000 euro su 100.000 euro di ricavi).
- Scenario prudente: in presenza di costi fissi elevati o tariffe ridotte, la redditività netta può scendere verso il 5% (5.000 euro su 100.000 euro di ricavi).
Tra i KPI economici più rilevanti per valutare la sostenibilità dello studio, oltre a EBITDA e utile netto, si segnalano:
- Margine lordo: differenza tra ricavi e costi diretti (tipicamente superiore al 50% nei servizi professionali, dato il basso impatto dei costi variabili).
- ROI (Return on Investment): rapporto tra utile netto e capitale investito. Un ROI superiore al 10% è considerato soddisfacente per attività di consulenza.
Questi valori si allineano ai benchmark di settore dei servizi professionali, dove la struttura dei costi è meno gravosa rispetto a settori industriali, ma la variabilità dei ricavi può essere significativa in funzione della reputazione e della capacità commerciale del consulente.
Payback dell’investimento iniziale: tempi di recupero e variabili chiave
Un aspetto cruciale per chi avvia uno studio di consulenza aziendale è il tempo di recupero dell’investimento iniziale (payback period). In linea con i dati dei servizi professionali, il payback period tipico si colloca tra 3 e 5 anni.
- Scenario base: con un investimento iniziale di 30.000 euro (tra formazione, marketing, attrezzature e avviamento), il recupero avviene in circa 4 anni, considerando un utile netto medio di 7.500 euro annui.
- Scenario ottimistico: se la clientela cresce rapidamente e i margini si attestano sulla fascia alta, il payback può scendere a 3 anni.
- Scenario prudente: in caso di avvio lento o costi superiori alle attese, il recupero dell’investimento può richiedere fino a 5 anni.
Il payback period dipende fortemente dalla capacità di acquisire clienti nei primi 12-18 mesi e dal contenimento dei costi fissi. Un’attenta pianificazione finanziaria e una strategia di posizionamento chiara sono determinanti per ridurre il rischio di allungamento dei tempi di recupero.
Gestione dei costi e posizionamento: impatto sulla redditività
La gestione dei costi rappresenta una leva fondamentale per la redditività di uno studio di consulenza aziendale. I principali costi da monitorare sono:
- Spese di marketing e acquisizione clienti
- Affitto e utenze dell’ufficio
- Software e strumenti digitali
- Eventuale personale di supporto
Un controllo rigoroso dei costi fissi consente di mantenere elevati i margini anche in fasi di fatturato non ottimale. Parallelamente, il posizionamento su nicchie di mercato ad alto valore aggiunto permette di sostenere tariffe più elevate e ridurre la pressione competitiva, con effetti positivi sia su EBITDA che su utile netto.
In sintesi, la redditività di uno studio di consulenza aziendale nel 2026 dipenderà dalla capacità di bilanciare una gestione efficiente dei costi con una strategia commerciale orientata a clienti di qualità, mantenendo i principali KPI economici in linea con i benchmark di settore.

Investimento iniziale e impatto fiscale per avviare l’attività di consulente aziendale
Analisi dettagliata dell’investimento iniziale: capex, strumenti e formazione
Per chi desidera avviare l’attività di Consulente aziendale, l’investimento iniziale richiesto è generalmente contenuto rispetto ad altre attività professionali. Il capitale necessario si concentra su alcune voci fondamentali:
- Spese di avvio e legali: L’apertura della Partita IVA è gratuita se gestita autonomamente, ma è fortemente consigliata l’assistenza di un commercialista, con un costo medio compreso tra 400 e 800 euro. L’iscrizione alla Camera di Commercio (CCIAA) comporta un diritto camerale annuale di circa 120 euro. L’iscrizione alla Gestione Separata INPS non prevede costi fissi di apertura, ma comporta il versamento di contributi proporzionali al reddito.
- Software e strumenti digitali: Per operare in modo efficiente sono necessari software di produttività (ad esempio Microsoft 365), antivirus e sistemi di fatturazione elettronica. Il costo annuo per questi strumenti si attesta tra 100 e 300 euro.
- Strumentazione tecnologica: Un computer portatile di fascia media, stampante e accessori rappresentano una delle principali voci di spesa. Il capitale investito per l’hardware può variare tra 1.000 e 2.000 euro a seconda delle esigenze e della qualità dei dispositivi scelti.
- Formazione e aggiornamento: La partecipazione a corsi di formazione, workshop e l’acquisto di testi specialistici sono fondamentali per mantenere la competitività. Un budget iniziale di 500-1.500 euro è consigliato per coprire queste esigenze nei primi mesi di attività.
- Marketing e promozione: Per acquisire i primi clienti è necessario investire in attività di marketing digitale, realizzazione di un sito web professionale e campagne pubblicitarie mirate. Il costo iniziale può oscillare tra 1.000 e 3.000 euro, a seconda dell’intensità e dei canali scelti.
Considerando tutte le voci, l’investimento iniziale complessivo per un consulente aziendale individuale si colloca tra 3.000 e 10.000 euro. Per chi intende avviare una società strutturata, il fabbisogno finanziario può salire tra 9.000 e 13.000 euro, includendo costi fissi aggiuntivi come affitto, utenze e assicurazioni.
Regimi fiscali applicabili: forfettario e ordinario
La scelta del regime fiscale incide in modo significativo sulla redditività netta dell’attività di consulente aziendale. In Italia, le due opzioni principali sono il regime forfettario e il regime ordinario:
- Regime forfettario: Accessibile a chi ha ricavi annui fino a 85.000 euro. Prevede una tassazione agevolata con imposta sostitutiva al 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni in presenza di requisiti specifici). I contributi INPS sono calcolati sul reddito imponibile (coefficiente di redditività del 78% per le attività di consulenza).
- Regime ordinario: Prevede tassazione IRPEF a scaglioni (dal 23% al 43%) e deduzione analitica dei costi sostenuti. I contributi INPS sono calcolati sul reddito effettivo dichiarato.
La Gestione Separata INPS applica un’aliquota contributiva del 26,07% (2024) sul reddito imponibile.
Esempi pratici di calcolo tasse e contributi
Per comprendere l’impatto effettivo della fiscalità sul guadagno netto di un consulente aziendale, ecco alcuni esempi pratici:
- Regime forfettario – Ricavi annui: 30.000 euro
- Reddito imponibile: 30.000 x 78% = 23.400 euro
- Imposta sostitutiva (15%): 3.510 euro
- Contributi INPS (26,07%): 6.104 euro
- Guadagno netto: 30.000 – 3.510 – 6.104 = 20.386 euro
- Regime forfettario – Ricavi annui: 60.000 euro
- Reddito imponibile: 60.000 x 78% = 46.800 euro
- Imposta sostitutiva (15%): 7.020 euro
- Contributi INPS (26,07%): 12.208 euro
- Guadagno netto: 60.000 – 7.020 – 12.208 = 40.772 euro
- Regime ordinario – Ricavi annui: 60.000 euro (ipotesi costi deducibili 15.000 euro)
- Reddito imponibile: 60.000 – 15.000 = 45.000 euro
- IRPEF (scaglioni progressivi): circa 11.000 euro (stima media)
- Contributi INPS (26,07%): 11.731 euro
- Guadagno netto: 60.000 – 11.000 – 11.731 = 37.269 euro
Questi esempi evidenziano come la scelta del regime fiscale e la gestione dei costi deducibili siano determinanti per massimizzare il reddito netto. Il regime forfettario risulta particolarmente vantaggioso per chi ha costi contenuti e ricavi entro la soglia prevista.

Fattori chiave che influenzano il guadagno di un consulente aziendale
Il guadagno di un consulente aziendale in Italia mostra una notevole variabilità, con una media compresa tra 35.000 e 60.000 euro lordi annui, ma che può superare gli 80.000 euro per i profili più esperti. Questa ampia forbice è il risultato di una serie di fattori che incidono direttamente su ricavi, margini e redditività. Analizziamo nel dettaglio quali sono i principali elementi che fanno aumentare o diminuire il guadagno di chi opera in questo settore.
Zona geografica, target e dimensione dello studio
La zona geografica rappresenta uno dei primi fattori discriminanti. Nelle aree con maggiore presenza di grandi imprese e corporate, come Milano, Roma e i principali distretti industriali, le tariffe e i contratti sono mediamente più elevati rispetto alle regioni a prevalenza di PMI. In questi contesti, i consulenti possono accedere a budget più consistenti e a progetti di maggiore complessità, che si traducono in fatturati più alti.
La scelta del target di clientela incide profondamente sulla redditività. Lavorare con grandi aziende, rispetto a microimprese o startup, permette di applicare modelli di pricing più remunerativi e di ottenere incarichi continuativi. Anche la dimensione dello studio conta: strutture più grandi possono gestire progetti complessi e diversificare il portafoglio clienti, aumentando la capacità di generare ricavi ricorrenti.
Esperienza, specializzazione e posizionamento
L’esperienza è un moltiplicatore di guadagno: i consulenti senior, grazie a una reputazione consolidata, possono superare gli 80.000 euro annui. Tuttavia, è la specializzazione di nicchia a fare la differenza più marcata. Competenze avanzate in digitalizzazione (ERP), controllo di gestione, finanza agevolata o ESG consentono di applicare tariffe orarie tra 120 e 300 euro, ben superiori alla media del settore.
Il posizionamento sul mercato, ovvero la capacità di differenziarsi rispetto ai competitor, è strettamente legato ai margini. Un consulente percepito come esperto in una determinata area può adottare un modello di pricing basato sul valore percepito, ad esempio fee fisse legate al raggiungimento di obiettivi o percentuali sul risparmio generato per il cliente. Questo approccio permette di incrementare sensibilmente i margini rispetto alla tradizionale tariffa oraria.
Canali di acquisizione clienti e strategie di marketing
I canali di acquisizione clienti e le strategie di marketing adottate incidono sia sul volume d’affari sia sui costi. Un consulente che investe in ottimizzazione delle strategie di marketing può ridurre i costi di acquisizione e aumentare la marginalità. La diversificazione del portafoglio clienti e la focalizzazione su servizi ad alto margine sono strategie vincenti per migliorare la redditività.
La reputazione e il passaparola restano strumenti fondamentali, soprattutto per chi opera in mercati locali o di nicchia. Un brand personale forte consente di acquisire clienti a costi inferiori e di negoziare condizioni più vantaggiose.
Uso di tecnologie digitali e automazione
L’adozione di tecnologie digitali e strumenti di automazione rappresenta un ulteriore fattore di crescita dei margini. Lavorare in remoto, ad esempio, permette di abbattere i costi fissi legati a spazi fisici e spostamenti, aumentando la quota di ricavi effettivamente trattenuta dal consulente.
- L’utilizzo di software gestionali e piattaforme collaborative consente di ottimizzare i processi e di gestire un maggior numero di clienti senza incrementare proporzionalmente i costi.
- L’automazione di attività ripetitive libera tempo da dedicare a servizi a più alto valore aggiunto, con un impatto diretto sulla redditività oraria.
In sintesi, il guadagno di un consulente aziendale non dipende solo dal numero di clienti o dalle ore lavorate, ma dalla capacità di posizionarsi su segmenti ad alto valore, di adottare modelli di pricing evoluti e di sfruttare le leve digitali per massimizzare i margini. La scelta del target, la reputazione e la differenziazione sono i veri driver che determinano il salto di qualità in termini di fatturato e redditività.

Domande frequenti su quanto guadagna un Consulente aziendale nel 2026
Qual è lo stipendio medio mensile e annuale di un Consulente aziendale in Italia nel 2026?
Nel 2026, lo stipendio medio netto mensile per un Consulente aziendale in Italia si colloca tra 1.650 e 1.800 euro, con una RAL media di circa 32.000 euro lordi annui. Su base annuale, il netto percepito varia generalmente tra 22.000 e 24.000 euro, a seconda delle mensilità e delle trattenute fiscali.
Quali sono i margini netti realistici per un Consulente aziendale che lavora con PMI?
I margini netti realistici per chi offre consulenza alle PMI si aggirano tra il 5% e il 10% del fatturato. Questi valori possono variare in base al settore di attività e alla struttura dei costi sostenuti dal consulente.
Come incidono tasse e contributi sul guadagno effettivo di un Consulente aziendale?
Le tasse e i contributi riducono sensibilmente il reddito lordo, portando uno stipendio mensile lordo di circa 2.300 euro a un netto compreso tra 1.650 e 1.800 euro. L’impatto fiscale dipende dal regime fiscale adottato e dal livello di reddito, ma rappresenta una voce significativa nel calcolo della redditività.
Esistono differenze di guadagno tra Consulenti aziendali che operano al Nord e al Sud Italia?
Il contesto indica che lo stipendio medio nazionale si attesta tra 1.650 e 1.800 euro netti mensili, ma non fornisce dati specifici sulle differenze territoriali. Tuttavia, è noto che il settore, il contratto e la zona geografica possono influenzare il livello retributivo.
Quali strategie possono aiutare un Consulente aziendale ad aumentare la propria redditività nel 2026?
Per aumentare la redditività, è fondamentale ottimizzare i costi, puntare su settori con margini più elevati e aggiornare costantemente le proprie competenze. Anche la scelta di clienti con maggiore capacità di spesa può incidere positivamente sui risultati economici.
Articolo scritto il 17/05/2026

STEFANO VENTURA – Linkedin
È il fondatore di Bsness.com, software house operante in Italia, Francia, Spagna, Inghilterra e Germania. Si è laureato in economia e commercio presso l’Università di Bologna dove ha anche conseguito il titolo di Dottore Commercialista. Ha esercitato con successo la professione di Dottore Commercialista come esperto in budget e business plan per poi dedicarsi a tempo pieno alla crescita di Bsness.com.


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