Nel 2026, un broker assicurativo in Italia può aspettarsi un guadagno annuo che va dai 30.000 euro per profili intermedi fino a oltre 60.000 euro per i senior, con punte che superano i 100.000 euro nei casi di portafogli clienti particolarmente sviluppati. Questo range riflette la natura meritocratica del settore, dove il fatturato medio dipende fortemente dalla capacità di acquisire e fidelizzare clienti, nonché dalla tipologia di polizze trattate. I ricavi derivano principalmente dalle provvigioni, garantendo entrate ricorrenti e una buona redditività nel tempo. Il margine operativo può variare in base ai costi di struttura, all’investimento iniziale in tecnologia e formazione e al regime fiscale scelto, soprattutto per i liberi professionisti. L’espansione del mercato, trainata dalla digitalizzazione e dalla crescente domanda di consulenza specializzata, rende il settore particolarmente attrattivo per nuovi talenti. Questi dati, aggiornati al 2026, offrono una panoramica realistica sulle opportunità e sui principali fattori che incidono sul payback dell’attività di broker assicurativo in Italia.
Dati in sintesi
- Guadagno annuo intermedio: 30.000 €
- Guadagno annuo senior: oltre 60.000 €
- Guadagno massimo: oltre 100.000 €
- Principale fonte di ricavo: provvigioni ricorrenti
- Trend settore: in crescita
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Stipendio medio e range di guadagno per un broker assicurativo in italia nel 2026
Retribuzione annuale lorda e netta: i dati per junior, middle e senior
Nel 2026, il guadagno di un broker assicurativo in Italia presenta una notevole variabilità, principalmente a causa della forte incidenza della componente provvigionale. Questo significa che il reddito effettivo dipende in larga parte dal portafoglio clienti gestito e dagli obiettivi raggiunti, oltre che dall’esperienza maturata nel settore.
- Broker assicurativo junior (1-3 anni di esperienza): il range di stipendio lordo annuale (RAL) parte da circa €24.000-€28.000 per le posizioni entry-level. La media per i profili junior si attesta tra €30.000 e €35.000, ma con incentivi e bonus legati alle performance si possono raggiungere anche €40.000-€42.000+ lordi annui.
- Broker assicurativo middle (4-8 anni di esperienza): sebbene i dati specifici per questa fascia non siano esplicitati nel dettaglio, l’andamento del settore suggerisce che la RAL possa oscillare tra €38.000 e €55.000, grazie a una maggiore stabilità del portafoglio clienti e a una più ampia quota di incentivi.
- Broker assicurativo senior (oltre 8 anni di esperienza): per i professionisti con esperienza consolidata e un portafoglio clienti significativo, il reddito può superare i €60.000 lordi annui, arrivando in alcuni casi anche a €80.000-€100.000+ nelle realtà più strutturate o per chi opera come autonomo con clientela corporate.
Per quanto riguarda il netto mensile, le stime per il 2026 sono le seguenti:
- Junior (inizio carriera): circa €1.100-€1.400 netti al mese (su 13-14 mensilità).
- Junior con esperienza: circa €1.500-€1.700+ netti al mese.
- Middle e senior: il netto mensile può variare da €2.000 a oltre €4.000, in funzione della struttura retributiva e delle performance individuali.
Dipendente o autonomo: come cambia il reddito
Un broker assicurativo può operare sia come dipendente che come autonomo. Questa scelta incide profondamente sulla struttura dei guadagni:
- Dipendente: generalmente percepisce una RAL fissa più una quota variabile legata alle provvigioni. La stabilità è maggiore, ma il potenziale di crescita del reddito è più limitato rispetto agli autonomi.
- Autonomo: la componente provvigionale è predominante. Il reddito può essere molto più elevato, soprattutto per chi gestisce un portafoglio clienti ampio e fidelizzato, ma è soggetto a maggiore variabilità e rischio.
Secondo i dati aggiornati, un agente assicurativo (figura simile al broker, ma con mandato diretto) ha uno stipendio medio di circa €31.000 lordi annui. Tuttavia, i broker autonomi con esperienza e clientela consolidata possono superare ampiamente questa soglia.
I principali driver che influenzano il guadagno
Le differenze di reddito tra i broker assicurativi sono determinate da diversi fattori chiave:
- Portafoglio clienti: la dimensione e la qualità del portafoglio gestito sono il principale driver di redditività. Un broker con molti clienti fidelizzati può contare su provvigioni ricorrenti e bonus più elevati.
- Area geografica: nelle grandi città e nei distretti industriali, il potenziale di guadagno è superiore rispetto alle aree rurali o meno sviluppate, grazie a una maggiore densità di imprese e privati ad alto valore assicurativo.
- Anzianità e reputazione: l’esperienza nel settore consente di accedere a clientela più remunerativa e di ottenere condizioni provvigionali migliori dalle compagnie assicurative.
- Specializzazione: broker focalizzati su segmenti di nicchia (es. rischi aziendali, polizze internazionali) possono spuntare margini più elevati rispetto a chi opera nel ramo retail.
In sintesi, il guadagno di un broker assicurativo in Italia nel 2026 è il risultato di una combinazione tra esperienza, capacità commerciale, portafoglio clienti e scelta del modello operativo (dipendente o autonomo). La componente variabile resta predominante, rendendo la professione adatta a chi punta a una crescita proporzionale ai risultati raggiunti.
Punti chiave
- I guadagni dipendono fortemente dal portafoglio clienti e dalle provvigioni.
- Il settore è meritocratico e premia la capacità di acquisire e fidelizzare clienti.
- La digitalizzazione e la domanda di consulenza stanno trainando la crescita del mercato.
- Il brokeraggio assicurativo richiede investimenti in formazione e tecnologia.

Composizione dei ricavi e struttura dei costi per un broker assicurativo
Principali fonti di ricavo: commissioni, fee e bonus
La composizione dei ricavi di un broker assicurativo in Italia nel 2026 si caratterizza per una struttura ibrida, in cui la fonte primaria di entrata resta la provvigione riconosciuta dalle compagnie assicurative. Le commissioni rappresentano circa il 15-25% del premio lordo delle polizze intermediate, costituendo la base del fatturato per la maggior parte degli operatori.
A questa componente tradizionale si affianca una crescente quota di fee consulenziali, soprattutto nel segmento corporate. Queste fee sono compensi diretti pagati dal cliente per servizi come l’analisi dei rischi, la gestione di sinistri complessi o la consulenza in ambito risk management. Nei contratti aziendali, la componente consulenziale può incidere in modo significativo sul totale dei ricavi, differenziando il modello di business rispetto al segmento retail.
Un’ulteriore voce di entrata è rappresentata dai contingent commissions, ovvero i bonus di fine anno riconosciuti dalle compagnie assicurative ai broker che raggiungono determinati obiettivi di produzione o di qualità del portafoglio. Questi premi possono incidere in modo variabile, ma rappresentano una leva importante per la redditività complessiva, soprattutto per le strutture di maggiori dimensioni.
Tipologia di clientela e ticket medio per polizza
Il portafoglio clienti di un broker assicurativo si suddivide tipicamente tra clienti privati e aziende. Nel segmento privati, il ticket medio per polizza si attesta generalmente tra 1.000€ e 5.000€ annui, con valori più elevati per prodotti vita e investimenti. Per la clientela corporate o private, il ticket può superare anche queste soglie, grazie alla maggiore complessità e valore delle coperture richieste.
La frequenza delle provvigioni è solitamente annuale, in linea con la durata delle polizze, ma può variare in presenza di prodotti pluriennali o di rinnovi automatici. La stagionalità dei ricavi è generalmente contenuta, anche se alcuni picchi possono verificarsi in corrispondenza delle scadenze principali dei contratti aziendali o delle campagne commerciali delle compagnie.
Redditività lorda e margini netti
Dal punto di vista della redditività, i broker assicurativi presentano margini lordi tra il 60% e il 70% del fatturato. Questo dato riflette la capacità del settore di generare valore aggiunto, soprattutto nelle strutture che riescono a integrare servizi consulenziali ad alto margine. Le grandi società di brokeraggio beneficiano di margini netti più elevati grazie alle economie di scala, che consentono di ottimizzare i costi fissi e di struttura.
La redditività netta dipende fortemente dalla capacità di contenere i costi operativi e di massimizzare la quota di ricavi derivanti da servizi a valore aggiunto, come la consulenza e la gestione dei rischi complessi.
Principali voci di costo: struttura, personale e compliance
La gestione di un broker assicurativo comporta una serie di costi fissi e variabili che incidono in modo significativo sulla redditività. Tra le principali voci di costo si segnalano:
- Costi di struttura: affitti, utenze e manutenzione degli uffici rappresentano una quota rilevante, soprattutto per le sedi in aree urbane o per le società con più filiali.
- Personale: stipendi, contributi e formazione degli addetti alla consulenza e all’amministrazione costituiscono una delle principali componenti di spesa, con un impatto crescente in funzione della dimensione della struttura.
- Marketing e acquisizione clienti: investimenti in pubblicità, eventi, digital marketing e partnership commerciali sono fondamentali per sostenere la crescita del portafoglio e la visibilità sul mercato.
- Tecnologia: piattaforme gestionali, software di CRM e strumenti di analisi dei rischi rappresentano costi sempre più rilevanti, ma indispensabili per garantire efficienza operativa e compliance normativa.
- Compliance e consulenza legale: l’adeguamento alle normative di settore (IVASS, GDPR, antiriciclaggio) richiede investimenti continui in formazione, audit e supporto legale, soprattutto per i broker che operano su scala nazionale o internazionale.
La gestione attenta di queste voci di costo è determinante per mantenere i margini di redditività e per sostenere la competitività nel medio-lungo periodo.

Margini operativi, payback e KPI economici di un broker assicurativo: scenari e analisi 2026
Margini operativi tipici (ebitda) nel settore broker assicurativo
La redditività di un broker assicurativo si misura principalmente attraverso l’EBITDA Margin, ovvero il rapporto tra Margine Operativo Lordo e fatturato. Questo indicatore è fondamentale per valutare la capacità di generare cassa tramite la gestione caratteristica, escludendo gli effetti di ammortamenti, svalutazioni, interessi e imposte.
Nel 2026, i margini operativi tipici per un broker assicurativo si posizionano generalmente tra il 15% e il 20% del fatturato, in linea con i settori a buona redditività. In alcuni casi, soprattutto per realtà ben posizionate o specializzate in nicchie ad alto valore aggiunto, l’EBITDA Margin può superare il 20%, avvicinandosi ai livelli delle società di consulenza o tecnologia, che possono raggiungere anche il 30%.
- EBITDA Margin < 10%: Situazione non brillante, tipica di broker con forte pressione competitiva o inefficienze gestionali.
- EBITDA Margin 10-15%: Scenario discreto, sostenibile ma con margini di miglioramento.
- EBITDA Margin 15-20%: Buona redditività, tipica di broker ben strutturati e con portafoglio clienti consolidato.
- EBITDA Margin > 20%: Eccellenza operativa, raggiungibile da broker specializzati o con forte posizionamento di mercato.
Payback dell’investimento iniziale: tempi di rientro
Il payback period rappresenta il tempo necessario per recuperare l’investimento iniziale in un’attività di brokeraggio assicurativo. Questo valore dipende da diversi fattori: dimensione della struttura, costo del personale, investimenti in tecnologia e capacità di acquisire clienti.
Considerando un investimento iniziale tipico per avviare un broker assicurativo (comprensivo di costi di autorizzazione, infrastruttura, marketing e capitale circolante), il payback medio si attesta generalmente tra i 2 e i 4 anni in condizioni di mercato stabili e con una gestione efficiente.
- Scenario base: Payback di circa 3 anni, con EBITDA Margin tra 15% e 18%.
- Scenario ottimistico: Payback inferiore a 2 anni, con EBITDA Margin superiore al 20% grazie a rapida crescita del portafoglio clienti e contenimento dei costi fissi.
- Scenario prudente: Payback superiore a 4 anni, con EBITDA Margin inferiore al 12%, tipico di broker di piccole dimensioni o in fase di start-up con difficoltà di acquisizione clienti.
Il controllo dei costi di struttura e la scalabilità del modello di business sono determinanti per abbreviare il periodo di rientro dell’investimento.
KPI Economici chiave per la sostenibilità e la crescita
Oltre all’EBITDA Margin e al payback, i broker assicurativi monitorano una serie di KPI economici essenziali per valutare la sostenibilità e la crescita dell’attività:
- EBIT (Earnings Before Interest and Taxes): misura la redditività dopo i costi di struttura e gestione, fornendo una visione più completa rispetto all’EBITDA.
- Fatturato medio per addetto: importante per valutare l’efficienza operativa, con benchmark che variano in funzione della dimensione e della specializzazione.
- Costi operativi sul fatturato: un rapporto inferiore al 70% indica una buona efficienza gestionale.
- Retention del portafoglio clienti: tasso di mantenimento clienti superiore all’85% è considerato ottimale per garantire ricavi ricorrenti.
Un monitoraggio costante di questi KPI consente di individuare tempestivamente eventuali criticità e di intervenire con azioni correttive mirate.
Redditività e variabili: dimensione e posizionamento sul mercato
La redditività di un broker assicurativo varia sensibilmente in base a dimensione e posizionamento:
- Broker di piccole dimensioni: spesso presentano margini più bassi (EBITDA Margin 10-13%) a causa di minore potere contrattuale e costi fissi più elevati in proporzione al fatturato.
- Broker di medie e grandi dimensioni: possono beneficiare di economie di scala, con EBITDA Margin che si attestano stabilmente tra il 15% e il 20%.
- Broker specializzati o di nicchia: se ben posizionati, possono raggiungere margini superiori al 20%, grazie a servizi ad alto valore aggiunto e fidelizzazione della clientela.
Il posizionamento strategico e la capacità di differenziazione sono quindi fattori chiave per massimizzare la redditività e garantire la sostenibilità economica nel medio-lungo periodo.

Investimento iniziale e tassazione per un broker assicurativo: costi, regimi fiscali ed esempi pratici
Investimento iniziale: quanto serve per avviare un broker assicurativo
Per avviare un’attività di broker assicurativo in Italia nel 2026, è necessario considerare con attenzione l’investimento iniziale richiesto. Secondo le stime più aggiornate, l’investimento medio si colloca tra 18.000€ e 30.000€. Questa cifra può variare sensibilmente in base alla scelta di una struttura fisica tradizionale oppure di un modello prevalentemente digitale.
- Broker digitale: i costi iniziali possono ridursi a circa 10.000€-15.000€, grazie all’assenza di spese per locali e arredi.
- Sede fisica: l’investimento può facilmente superare i 50.000€ se si opta per una struttura tradizionale con più dipendenti e spazi ampi.
Per una realtà con 1-2 dipendenti e sede fisica o ibrida, il dettaglio dei principali costi di startup (CAPEX) è il seguente:
- Burocrazia e costituzione: tra 1.500€ e 5.000€ (notaio, registrazione alla Camera di Commercio, deposito atto costitutivo per S.r.l.).
- Iscrizione IVASS (RUI): costi variabili per la documentazione, la PEC e la firma digitale, oltre alla polizza di Responsabilità Civile Professionale obbligatoria (circa 1.000€-2.000€ annui di premio).
- Software gestionale e CRM: almeno 2.000€ per strumenti professionali di gestione clienti e pratiche.
- Altri costi di avviamento: arredi, hardware, branding, formazione iniziale, marketing e consulenze, che possono portare il fabbisogno finanziario totale a 25.000€-30.000€ per una struttura base.
Oltre ai costi di avviamento, bisogna considerare i costi operativi annuali (OPEX): per una piccola struttura, questi si aggirano su 4.500€ al mese, ovvero 54.000€ l’anno tra affitti, utenze, personale, software e servizi ricorrenti.
Regimi fiscali applicabili: forfettario e ordinario
La scelta del regime fiscale incide in modo determinante sulla redditività netta dell’attività di broker assicurativo. In Italia, le opzioni principali sono:
- Regime forfettario: accessibile se i ricavi annui non superano 85.000€. Prevede una tassazione sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni in caso di start-up), applicata su un coefficiente di redditività del 78% (per attività di intermediazione). Non si possono dedurre costi reali, ma si ha una gestione semplificata e contributi INPS ridotti.
- Regime ordinario: obbligatorio oltre la soglia degli 85.000€ di ricavi. Si applica l’IRPEF a scaglioni (dal 23% al 43% sul reddito imponibile), con possibilità di dedurre tutti i costi effettivi sostenuti. A questi si aggiungono addizionali regionali e comunali, oltre ai contributi previdenziali INPS (Gestione commercianti o separata, a seconda della forma giuridica).
La scelta del regime fiscale va valutata attentamente in base al volume d’affari previsto, alla struttura dei costi e alla prospettiva di crescita.
Tasse e contributi: impatto sul netto percepito
Le principali voci di tassazione che impattano sul guadagno netto di un broker assicurativo sono:
- Imposte sul reddito: aliquota forfettaria (5% o 15%) oppure IRPEF a scaglioni (23%-43%).
- Contributi previdenziali INPS: per la Gestione commercianti, il minimale annuo è di circa 4.500€ (importo aggiornato annualmente), più il 24% circa sull’eventuale eccedenza di reddito.
- Addizionali regionali e comunali: variabili in base alla sede, generalmente tra 1% e 3% del reddito imponibile.
Nel regime forfettario, i contributi INPS possono essere ridotti del 35% per le nuove attività, mentre nel regime ordinario si applicano in misura piena.
Esempi pratici di tassazione e calcolo del netto
Per comprendere l’impatto delle tasse e dei contributi sul guadagno reale, ecco due esempi pratici:
- Broker in regime forfettario (ricavi annui: 60.000€):
- Reddito imponibile: 60.000€ x 78% = 46.800€
- Imposta sostitutiva (15%): 7.020€
- Contributi INPS (ridotti del 35%): circa 2.925€
- Guadagno netto stimato: 36.855€
- Broker in regime ordinario (ricavi annui: 120.000€, costi deducibili: 60.000€):
- Reddito imponibile: 60.000€
- IRPEF (media 30%): 18.000€
- Addizionali regionali/comunali (2%): 1.200€
- Contributi INPS (4.500€ + 24% su eccedenza): circa 7.500€
- Guadagno netto stimato: 33.300€
Questi esempi dimostrano come il netto percepito sia fortemente influenzato dal regime fiscale scelto, dal livello dei costi deducibili e dal peso dei contributi previdenziali.

Fattori che influenzano il guadagno di un broker assicurativo: analisi e strategie di crescita
Impatto della zona geografica e dell’esperienza sul margine
La zona geografica in cui opera un broker assicurativo incide in modo significativo sui suoi ricavi e sulla redditività. Nelle grandi città e nei distretti industriali, la presenza di aziende e privati con esigenze assicurative complesse permette di accedere a premi medi più elevati e, di conseguenza, a provvigioni più consistenti. In queste aree, la domanda di polizze corporate e di prodotti personalizzati è superiore rispetto alle zone rurali, dove il mercato è spesso limitato a polizze standard e a premi più bassi.
L’esperienza rappresenta un altro fattore chiave: un broker con diversi anni di attività alle spalle ha maggiori probabilità di fidelizzare la clientela e di ottenere condizioni di favore dalle compagnie assicurative. Questo si traduce in commissioni più alte e in una maggiore capacità di gestire portafogli complessi. Un broker esperto può contare su un tasso di rinnovo delle polizze superiore all’85%, garantendo così ricavi ricorrenti e una base solida per la crescita futura.
Dimensione del portafoglio, specializzazione e accordi con le compagnie
La dimensione del portafoglio clienti è direttamente proporzionale al fatturato di un broker assicurativo. Un portafoglio ampio, composto da clienti fidelizzati, permette di spalmare i costi fissi su un maggior numero di pratiche e di incrementare i margini. In particolare, la specializzazione in polizze complesse – come quelle per aziende, rami danni o vita – consente di accedere a provvigioni che possono arrivare fino al 30% del premio lordo, rispetto al range medio del 10-25% tipico delle polizze standard.
Un altro elemento determinante è la qualità degli accordi con le compagnie assicurative. Broker che intrattengono relazioni solide con più compagnie possono negoziare commissioni più vantaggiose e condizioni operative migliori, aumentando così la redditività complessiva dell’attività.
Canali di acquisizione clienti, marketing e tecnologie digitali
I canali di acquisizione clienti e le strategie di marketing adottate incidono in modo diretto sulla capacità di generare nuovi ricavi. L’utilizzo di strumenti digitali – come piattaforme di lead generation, CRM avanzati e campagne online – permette di ampliare il bacino di potenziali clienti e di ridurre i costi di acquisizione. I broker che investono in tecnologie digitali riescono a gestire in modo più efficiente il portafoglio, a monitorare i rinnovi e a proporre cross-selling, aumentando il valore medio per cliente.
Una presenza online strutturata e la capacità di comunicare in modo efficace i propri servizi sono oggi fattori imprescindibili per distinguersi dalla concorrenza e per attrarre clienti ad alto potenziale.
Consigli pratici per migliorare la redditività
- Puntare sulla specializzazione: focalizzarsi su segmenti di mercato ad alto valore aggiunto (aziende, polizze vita, rischi complessi) per ottenere provvigioni più elevate.
- Investire nella fidelizzazione: lavorare per mantenere un tasso di rinnovo superiore all’85%, offrendo consulenza continua e servizi personalizzati.
- Ampliare il portafoglio clienti: sfruttare canali digitali e partnership per acquisire nuovi clienti e diversificare il rischio.
- Ottimizzare i costi operativi: adottare strumenti digitali per automatizzare le attività amministrative e ridurre le spese fisse.
- Curare le relazioni con le compagnie: negoziare condizioni di favore e accedere a prodotti esclusivi per aumentare il margine sulle polizze vendute.
- Monitorare costantemente i KPI: analizzare i dati su ricavi, margini e tasso di rinnovo per identificare le aree di miglioramento e intervenire tempestivamente.
In sintesi, la redditività di un broker assicurativo dipende dalla capacità di combinare specializzazione, gestione efficiente del portafoglio, innovazione digitale e relazioni strategiche con clienti e compagnie. Solo così è possibile massimizzare i margini e garantire una crescita sostenibile nel tempo.

Domande frequenti su quanto guadagna un Broker assicurativo nel 2026
Quanto si guadagna davvero come broker assicurativo nel 2026?
Nel 2026, un broker assicurativo in Italia può aspettarsi uno stipendio netto mensile tra 1.400 e 1.600 euro se inquadrato come dipendente o junior. I broker senior arrivano a superare i 49.000 euro lordi annui, mentre i titolari autonomi con portafoglio clienti consolidato possono ottenere guadagni molto variabili grazie alle provvigioni, che mediamente si attestano intorno al 20% dei premi assicurativi intermediati.
Quali sono i margini operativi medi e quanto resta netto dopo tasse e contributi?
Il margine lordo per un broker assicurativo nel 2026 si attesta generalmente tra il 60% e il 70% del fatturato. L’utile netto dipende poi dalla tassazione e dai contributi, che variano in base al regime fiscale e al reddito complessivo; per chi supera i 200.000 euro di reddito, la Legge di Bilancio 2026 prevede una riduzione forfettaria massima di 440 euro sull’ammontare complessivo delle imposte dovute.
Quanto serve per avviare l’attività e in quanto tempo si rientra dell’investimento?
I dati specifici sull’investimento iniziale non sono presenti, ma la redditività del broker assicurativo dipende dalla rapidità con cui si costruisce un portafoglio clienti e si raggiunge un volume di premi intermediati sufficiente. Il tempo di rientro dell’investimento varia quindi in base alla capacità di acquisire clienti e alla specializzazione nel settore.
Quali sono le principali spese da sostenere per un broker assicurativo?
Le principali spese per un broker assicurativo riguardano i costi operativi, tra cui l’acquisizione e la gestione del portafoglio clienti, le spese di digitalizzazione e le eventuali commissioni da riconoscere a collaboratori o subagenti. Una parte rilevante del fatturato viene comunque mantenuta come margine lordo, che si attesta tra il 60% e il 70%.
Quali strategie aiutano a incrementare il fatturato e il margine nel 2026?
Nel 2026, le strategie più efficaci per aumentare il fatturato e il margine includono la specializzazione in nicchie di mercato e la digitalizzazione dei processi. Monitorare KPI come la quota di mercato acquisita, il volume dei premi intermediati e il tasso di conversione dei clienti è fondamentale per ottimizzare la redditività dell’attività.
Articolo scritto il 14/05/2026

STEFANO VENTURA – Linkedin
È il fondatore di Bsness.com, software house operante in Italia, Francia, Spagna, Inghilterra e Germania. Si è laureato in economia e commercio presso l’Università di Bologna dove ha anche conseguito il titolo di Dottore Commercialista. Ha esercitato con successo la professione di Dottore Commercialista come esperto in budget e business plan per poi dedicarsi a tempo pieno alla crescita di Bsness.com.


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