Nel 2026, chi lavora nella sicurezza informatica in Italia può aspettarsi un guadagno annuo lordo compreso tra 28.000 e 35.000 euro per le posizioni junior, fino a oltre 125.000 euro per ruoli dirigenziali come CISO o DPO. Le figure intermedie, come Security Engineer o Consultant, si attestano tra i 40.000 e i 60.000 euro, mentre i profili senior raggiungono facilmente i 90.000 euro. Questi dati riflettono una redditività crescente, sostenuta dall’aumento della digitalizzazione e dai nuovi obblighi normativi (ad esempio la direttiva NIS 2), che spingono il mercato italiano della cybersecurity a crescere del 12% annuo. Il margine operativo e l’EBITDA delle aziende del settore sono influenzati da fattori come la specializzazione, la seniority e la capacità di offrire servizi ad alto valore aggiunto. L’investimento iniziale per avviare un’attività varia in base alle tecnologie adottate e al capitale umano, mentre il payback dipende dalla rapidità di acquisizione clienti e dalla scalabilità dei servizi. Tutti i dati sono aggiornati al contesto italiano del 2026.
Dati in sintesi
- Stipendio junior: 28.000–35.000 € lordi/anno
- Stipendio intermedio: 40.000–60.000 € lordi/anno
- Stipendio senior: 65.000–90.000 € lordi/anno
- Top management: 100.000–130.000 € lordi/anno
- Crescita mercato: +12% annuo
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Stipendi e guadagni nella sicurezza informatica in italia: analisi 2026
Range retributivi per le principali figure: dal junior al ciso
Nel 2026, il settore della sicurezza informatica in Italia si conferma tra i più dinamici e meglio retribuiti del comparto digitale. Le retribuzioni annue lorde variano sensibilmente in base al ruolo, all’esperienza e alle certificazioni possedute. Secondo le stime più aggiornate, la forbice salariale per le principali figure professionali oscilla tra i 28.000 e oltre 100.000 euro lordi annui. Il netto in busta paga, calcolato su 13 o 14 mensilità, è influenzato dal regime fiscale regionale e dalle detrazioni personali, ma offre comunque una panoramica chiara delle opportunità economiche del settore.
- Cyber Security Analyst / SOC Analyst:
- Junior (0-2 anni): 28.000 – 35.000 euro lordi annui (1.600 – 1.900 euro netti/mese).
- Mid-Level (3-5 anni): 38.000 – 50.000 euro lordi annui (2.000 – 2.500 euro netti/mese).
- Security Engineer Senior:
- Supera facilmente i 70.000 euro lordi annui, con un netto mensile che può raggiungere i 3.500 euro o più, a seconda delle trattenute e della località.
- Manager e CISO (Chief Information Security Officer):
- Le posizioni manageriali e di vertice possono arrivare a oltre 100.000 euro lordi annui, con netti mensili superiori ai 5.000 euro nelle grandi aziende e multinazionali.
Questi dati evidenziano come la progressione di carriera nella sicurezza informatica sia accompagnata da un incremento retributivo significativo, soprattutto per chi acquisisce certificazioni specialistiche e responsabilità gestionali.
Confronto tra grandi città e province: impatto sulla retribuzione
La localizzazione geografica incide in modo rilevante sullo stipendio netto percepito dai professionisti della sicurezza informatica. Nelle grandi città come Milano, Roma e Torino, le retribuzioni tendono a posizionarsi nella fascia alta dei range indicati, grazie alla presenza di grandi aziende e multinazionali che investono maggiormente in cyber security. Ad esempio, un Security Engineer senior a Milano può facilmente superare i 75.000 euro lordi annui, mentre in provincia la stessa figura si attesta più spesso tra i 60.000 e i 65.000 euro lordi.
Anche il netto mensile risente delle differenze regionali: in Lombardia e Lazio, il netto per un profilo mid-level può raggiungere i 2.500 euro, mentre in regioni con un costo della vita più basso e una pressione fiscale inferiore, il valore netto può essere leggermente superiore a parità di lordo. Tuttavia, la disponibilità di posizioni senior e manageriali resta più elevata nei grandi centri urbani.
Dipendenti vs consulenti autonomi: differenze di guadagno
Un aspetto cruciale riguarda la forma contrattuale: i dipendenti percepiscono uno stipendio netto mensile regolare, con trattenute fiscali e previdenziali standard, mentre i consulenti autonomi (partita IVA) possono raggiungere compensi lordi più elevati, ma devono gestire in autonomia la fiscalità e i contributi.
- Dipendenti:
- Netto mensile tipico per un mid-level: 2.000 – 2.500 euro.
- Senior e manager: 3.500 – 5.000 euro netti/mese nelle grandi aziende.
- Consulenti autonomi:
- Compensi lordi annuali possono superare i 90.000 euro per profili senior, ma il netto effettivo dipende da regime fiscale scelto, spese deducibili e gestione previdenziale.
- La variabilità dei guadagni è maggiore, ma anche il rischio di periodi senza incarichi.
In sintesi, la sicurezza informatica offre opportunità di guadagno superiori alla media nazionale (che nel 2026 si attesta tra i 1.650 e i 1.750 euro netti/mese), soprattutto per chi investe in formazione continua e si posiziona su ruoli ad alta responsabilità.
Punti chiave
- Gli stipendi variano fortemente in base alla seniority e al ruolo.
- Il mercato della cybersecurity in Italia cresce del 12% annuo.
- La digitalizzazione e le normative spingono la domanda di professionisti.
- I margini aziendali dipendono da specializzazione e valore dei servizi.

Composizione dei ricavi e struttura dei costi nella sicurezza informatica
Il settore della sicurezza informatica si caratterizza per una struttura dei ricavi articolata e una base di costi che riflette la complessità e la dinamicità delle minacce digitali. Comprendere la composizione dei ricavi e le principali voci di costo è fondamentale per valutare la redditività e il potenziale di guadagno di chi opera in questo ambito.
Principali tipologie di clienti e ticket medio
I fornitori di servizi di sicurezza informatica si rivolgono a una clientela diversificata, che comprende:
- Piccole e medie imprese (PMI): rappresentano una quota significativa della domanda, spesso con esigenze di protezione di base e budget contenuti.
- Grandi aziende: richiedono soluzioni avanzate, servizi gestiti continuativi e consulenza specialistica, con ticket medi più elevati.
- Pubblica amministrazione (PA): soggetta a stringenti normative sulla conformità e sulla protezione dei dati, spesso stipula contratti pluriennali di valore rilevante.
La composizione dei ricavi varia in base al segmento servito. Per le PMI, il ticket medio per progetto o consulenza può oscillare tra i 2.000 e i 10.000 euro, mentre per le grandi aziende e la PA si possono raggiungere importi compresi tra 20.000 e 100.000 euro per incarichi complessi o servizi gestiti su base annuale. I produttori di software e piattaforme SaaS applicano spesso canoni fissi annuali o pluriennali, calcolati “per utente” o “per dispositivo”, con valori che variano da poche decine a diverse centinaia di euro per utente all’anno, a seconda del livello di protezione richiesto.
Frequenza degli incarichi e stagionalità
La frequenza degli incarichi dipende dal modello di business adottato:
- Abbonamenti e licenze SaaS: garantiscono ricavi ricorrenti e prevedibili, con rinnovi annuali o pluriennali che assicurano una base stabile di entrate.
- Servizi gestiti (MSP/MSSP): prevedono canoni mensili o trimestrali per il monitoraggio continuo delle reti e la gestione degli incidenti, con contratti che spesso superano i 12 mesi.
- Consulenza specialistica e progetti: la domanda può essere più irregolare, legata a specifiche esigenze di audit, compliance o risposta a incidenti di sicurezza.
La stagionalità è generalmente limitata, ma si osserva un aumento della domanda in corrispondenza di scadenze normative, aggiornamenti legislativi o a seguito di eventi di cronaca che evidenziano nuove minacce. Le aziende tendono a pianificare investimenti in sicurezza informatica in concomitanza con la chiusura dei bilanci o l’adeguamento a nuove direttive, generando picchi di attività in determinati periodi dell’anno.
Principali voci di costo: fissi e variabili
La gestione di un’attività di sicurezza informatica comporta una struttura di costi articolata, suddivisa tra componenti fisse e variabili:
- Personale: rappresenta la voce di costo principale. Le figure chiave includono CISO, Cyber Incident Responder, esperti di compliance e tecnici specializzati. Il costo del lavoro incide in modo significativo, soprattutto per servizi ad alto valore aggiunto.
- Formazione e aggiornamento: la rapida evoluzione delle minacce richiede investimenti costanti in formazione tecnica e certificazioni, sia per il personale interno sia per i collaboratori esterni.
- Software e licenze: l’acquisto o il noleggio di strumenti di sicurezza, piattaforme di monitoraggio e tool di analisi comporta costi ricorrenti, spesso su base annuale.
- Assicurazioni: le polizze contro i rischi informatici e la responsabilità professionale sono sempre più richieste, soprattutto per chi opera con grandi aziende e PA.
- Marketing e acquisizione clienti: la promozione dei servizi, la partecipazione a eventi di settore e le attività di lead generation rappresentano una quota non trascurabile dei costi variabili, soprattutto in un mercato competitivo.
Altri costi possono includere infrastrutture IT, spese amministrative e investimenti in ricerca e sviluppo per mantenere l’offerta aggiornata rispetto alle nuove minacce.
Equilibrio tra ricavi e costi: impatto sulla redditività
La redditività di un’attività di sicurezza informatica dipende dalla capacità di bilanciare ricavi ricorrenti e costi operativi. I modelli SaaS e i servizi gestiti offrono maggiore prevedibilità e margini più stabili, mentre la consulenza specialistica può garantire ticket elevati ma con una maggiore variabilità nella domanda. L’investimento in personale qualificato e formazione continua è indispensabile per mantenere la competitività, ma incide fortemente sui margini, soprattutto nelle fasi di crescita.
In sintesi, la composizione dei ricavi e la gestione dei costi sono elementi chiave per valutare il potenziale di guadagno e la sostenibilità economica di chi opera nella sicurezza informatica.

Margini operativi, payback e scenari economici per la sicurezza informatica nel 2026
Margini operativi medi ed ebitda: benchmark per la sicurezza informatica
Nel settore della sicurezza informatica, la valutazione della redditività si fonda principalmente sull’analisi dei margini operativi medi e dell’EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization). L’EBITDA rappresenta il profitto generato dalla gestione ordinaria dell’attività, escludendo ammortamenti, svalutazioni, interessi e imposte. Questo indicatore è cruciale per comprendere l’efficienza del core business e la capacità di generare cassa.
Nel 2026, le aziende di sicurezza informatica ben strutturate possono aspettarsi un margine operativo lordo (EBITDA) compreso tra il 15% e il 20% del fatturato. Questo range è tipico di imprese solide e gestite con attenzione, in linea con altri servizi ad alto valore aggiunto. In scenari particolarmente favorevoli, caratterizzati da forte scalabilità e presenza di barriere all’ingresso, l’EBITDA può superare il 20%, mentre in contesti di elevata concorrenza o basso valore aggiunto può scendere sotto il 10%.
- EBITDA < 10%: attività ad alta concorrenza o basso valore aggiunto
- EBITDA 15% – 20%: aziende solide e ben gestite
- EBITDA > 20%: business con forte scalabilità e barriere all’ingresso
Questi valori sono fondamentali per chi avvia o gestisce un’attività di sicurezza informatica, poiché riflettono la capacità di generare utili operativi e la sostenibilità economica nel medio-lungo periodo.
Payback dell’investimento iniziale: tempi di rientro nel settore
Un altro indicatore chiave per valutare la convenienza di un investimento in sicurezza informatica è il payback period, ovvero il tempo necessario per recuperare il capitale inizialmente investito. Secondo i criteri di valutazione finanziaria, viene spesso utilizzato un cut off rate del 10% per stabilire la soglia minima di rendimento atteso.
Nel contesto della sicurezza informatica, il payback dell’investimento iniziale può variare sensibilmente in base alla struttura dei costi, alla rapidità di acquisizione clienti e alla tipologia di servizi offerti. In uno scenario medio, il break-even point – cioè il punto di pareggio tra costi e ricavi – si raggiunge generalmente entro 18-36 mesi dall’avvio dell’attività. In situazioni ottimistiche, caratterizzate da una rapida crescita della domanda e da contratti ricorrenti, il payback può scendere a 12-18 mesi. Al contrario, in contesti più prudenti, con cicli di vendita lunghi e forte pressione competitiva, il rientro dell’investimento può richiedere anche oltre 36 mesi.
- Payback ottimistico: 12–18 mesi
- Payback scenario base: 18–36 mesi
- Payback prudente: oltre 36 mesi
La valutazione del payback è essenziale per pianificare il cash flow e garantire la sostenibilità finanziaria dell’impresa, soprattutto nelle fasi iniziali di sviluppo.
Scenari economici: base, ottimistico e prudente
Per chi avvia o gestisce un’attività di sicurezza informatica nel 2026, è fondamentale considerare diversi scenari economici per valutare la redditività e il rischio d’impresa.
- Scenario base: Prevede una crescita regolare del portafoglio clienti, con EBITDA tra il 15% e il 20% e un break-even point raggiunto in 18-36 mesi. Il cash flow operativo si mantiene positivo già dal secondo anno, consentendo di reinvestire in tecnologia e risorse umane.
- Scenario ottimistico: Si ipotizza una forte domanda di servizi di sicurezza informatica, con EBITDA superiore al 20% e payback in 12-18 mesi. In questo caso, la redditività cresce rapidamente e il cash flow diventa abbondante, favorendo l’espansione e la scalabilità del business.
- Scenario prudente: In presenza di maggiore concorrenza o difficoltà nell’acquisizione clienti, l’EBITDA può scendere sotto il 10% e il payback superare i 36 mesi. Il cash flow risulta più contenuto e la soglia di break-even viene raggiunta più lentamente, richiedendo una gestione finanziaria particolarmente attenta.
La scelta dello scenario di riferimento dipende da molteplici fattori, tra cui la specializzazione dei servizi, la capacità di innovazione, la solidità della rete commerciale e la presenza di partnership strategiche. In ogni caso, monitorare costantemente i KPI di redditività e adattare il modello di business alle evoluzioni del mercato resta la chiave per il successo nel settore della sicurezza informatica.

Investimento iniziale e impatto fiscale nell’avvio di una sicurezza informatica
Capitale iniziale: quanto serve per partire
Per avviare un’attività di sicurezza informatica in Italia, è necessario prevedere un investimento iniziale (CAPEX e costi di startup) che si colloca generalmente tra 18.000€ e 30.000€ per una struttura di piccole/medie dimensioni. Questo range copre le esigenze di chi intende offrire servizi di consulenza, penetration testing o attività più strutturate come il monitoraggio gestito (SOC). Il modello di business scelto incide notevolmente sull’entità dell’investimento: ad esempio, la consulenza pura richiede meno capitale rispetto a un SOC, che necessita di infrastrutture dedicate e personale specializzato.
- Spese legali e notarili: tra 1.500€ e 3.500€ per la costituzione della società. Optando per lo status di startup innovativa, è possibile azzerare bolli e diritti camerali, riducendo così i costi amministrativi iniziali.
- Hardware: tra 4.000€ e 8.000€ per workstation performanti (almeno 32GB RAM, processori di ultima generazione), server locali e apparati di rete per il laboratorio di test.
- Licenze software: la componente iniziale può incidere per 5.000–10.000€, a seconda della copertura e del livello di sofisticazione richiesto dai servizi offerti.
Questi valori rappresentano la base per una struttura operativa efficiente e competitiva. È importante sottolineare che l’investimento iniziale non si esaurisce con l’acquisto di hardware e licenze: occorre considerare anche costi per assicurazioni professionali, formazione e certificazioni, che possono incidere in modo significativo sul budget complessivo.
Certificazioni e compliance: un costo necessario
Nel settore della sicurezza informatica, il possesso di certificazioni professionali (come ISO 27001, CISSP, CEH) è spesso un requisito fondamentale per acquisire clienti e partecipare a gare pubbliche o private. Il costo per ottenere queste certificazioni può variare da 1.000€ a oltre 5.000€ per ciascun percorso, a seconda della tipologia e del livello di specializzazione richiesto. Questi investimenti, seppur onerosi, sono essenziali per garantire credibilità e competitività sul mercato.
Regimi fiscali: forfettario o ordinario?
La scelta del regime fiscale incide direttamente sulla redditività dell’attività di sicurezza informatica. In Italia, le opzioni principali sono:
- Regime forfettario: riservato a chi rispetta determinati limiti di fatturato (attualmente 85.000€ annui). Prevede una tassazione agevolata al 15% (ridotta al 5% per i primi cinque anni in caso di nuova attività) su una quota forfettaria del fatturato (generalmente il 78% per le attività professionali). I contributi INPS sono calcolati sul reddito imponibile.
- Regime ordinario: prevede l’applicazione dell’IRPEF a scaglioni (dal 23% al 43%), oltre a IRES (24% per le società di capitali) e IRAP (3,9% circa). In questo caso, è possibile dedurre tutti i costi effettivi sostenuti (hardware, software, formazione, consulenze, ecc.), con un impatto positivo sul reddito imponibile.
L’impatto di tasse e contributi sul guadagno netto: esempi pratici
Per comprendere l’effettivo guadagno netto di un’attività di sicurezza informatica, è fondamentale considerare il peso di tasse e contributi. Ecco due esempi pratici:
- Professionista in regime forfettario: supponiamo un fatturato annuo di 60.000€. Il reddito imponibile sarà il 78% di 60.000€, ovvero 46.800€. Su questa cifra si applica l’imposta sostitutiva del 15% (7.020€) e i contributi INPS (circa il 25%, pari a 11.700€). Il guadagno netto sarà quindi circa 28.080€ annui, al netto di imposte e contributi, senza considerare eventuali altri costi deducibili.
- Società in regime ordinario: con un fatturato di 150.000€ e costi deducibili per 80.000€ (inclusi stipendi, hardware, licenze, formazione), il reddito imponibile sarà 70.000€. Su questa cifra si applicano IRES (24%, 16.800€) e IRAP (3,9%, 2.730€). Il guadagno netto della società, prima della distribuzione degli utili, sarà quindi di circa 50.470€. A questa cifra vanno poi sottratti i contributi previdenziali e le imposte sugli utili distribuiti ai soci.
Questi esempi evidenziano come la scelta del regime fiscale e la corretta pianificazione dei costi siano determinanti per massimizzare la redditività dell’attività di sicurezza informatica. Un’attenta valutazione delle voci di spesa e delle opportunità di deduzione fiscale può fare la differenza tra un business sostenibile e uno a rischio di margini troppo bassi.

Fattori determinanti per il guadagno nella sicurezza informatica
Il settore della sicurezza informatica si distingue per una forte domanda di professionisti qualificati e per una notevole variabilità nei guadagni, influenzata da molteplici fattori. Analizzare questi elementi è fondamentale per comprendere come massimizzare ricavi, margini e redditività sia per i singoli professionisti che per le aziende del comparto. Di seguito vengono esaminati i principali driver che incidono in modo positivo o negativo sui risultati economici di chi opera nella sicurezza informatica.
Impatto della zona geografica e del mercato di riferimento
La dislocazione geografica rappresenta uno dei fattori più incisivi sulla retribuzione e sui margini di profitto nella sicurezza informatica. In aree metropolitane ad alta densità finanziaria e tecnologica, come Londra, San Francisco o New York, le retribuzioni risultano dal 20% al 30% superiori rispetto alla media nazionale. Questo fenomeno è attribuibile alla presenza di grandi aziende tecnologiche, istituzioni governative e banche, che richiedono livelli di sicurezza avanzati e sono disposte a riconoscere premi salariali più elevati per attrarre i migliori talenti.
- Zone ad alta concentrazione di aziende ad alto rischio (banche, enti pubblici, multinazionali tech) offrono opportunità di guadagno sensibilmente maggiori.
- Il costo della vita nelle grandi città si riflette direttamente sulle tariffe e sugli stipendi, spingendo verso l’alto i compensi richiesti dai professionisti.
- Le politiche di lavoro da remoto stanno progressivamente riducendo il gap tra aree centrali e periferiche, ma la differenza rimane marcata soprattutto per i ruoli di responsabilità.
In Italia, pur mancando dati precisi sulle percentuali, si osserva una tendenza simile: le principali città del Nord e i distretti tecnologici offrono maggiori possibilità di crescita economica rispetto alle aree meno sviluppate.
Esperienza, specializzazione e posizionamento di mercato
Il livello di esperienza e la specializzazione tecnica sono determinanti chiave per il guadagno nella sicurezza informatica. I professionisti con competenze avanzate in settori come Cloud Security, Intelligenza Artificiale applicata alla sicurezza e Incident Response post-violazione possono ottenere premi salariali dal 10% al 25% rispetto ai ruoli generici.
- Chi si posiziona come consulente di nicchia o offre servizi ad alto valore aggiunto può negoziare tariffe più elevate e accedere a clienti di fascia premium.
- Le aziende che investono in formazione continua e certificazioni internazionali migliorano la propria reputazione e possono applicare maggiori margini sui servizi offerti.
- Il posizionamento di mercato come leader di settore o partner di riferimento per grandi organizzazioni consente di acquisire contratti più remunerativi e di lunga durata.
Al contrario, la mancanza di specializzazione o l’offerta di servizi standardizzati espone a una maggiore concorrenza sui prezzi e a margini più ridotti.
Canali di acquisizione clienti, investimenti in marketing e tecnologie innovative
La strategia di acquisizione clienti incide direttamente sulla redditività dell’attività. Chi si affida esclusivamente al passaparola rischia di limitare la crescita, mentre l’adozione di canali digitali strutturati (siti web ottimizzati, campagne mirate, presenza su marketplace specializzati) permette di raggiungere una clientela più ampia e diversificata.
- Gli investimenti in marketing e branding consentono di differenziarsi dalla concorrenza e di posizionarsi come fornitori affidabili, giustificando tariffe più alte.
- L’adozione di tecnologie innovative, come l’Intelligenza Artificiale, rappresenta un vantaggio competitivo: le aziende che integrano soluzioni AI nei propri servizi di sicurezza informatica possono offrire servizi più efficienti e scalabili, aumentando così i ricavi e i margini.
- La capacità di valutare e gestire il rischio positivo – ovvero il potenziale guadagno derivante dall’adozione di nuove tecnologie o dall’espansione in nuovi mercati – è un elemento chiave per la crescita sostenibile.
Al contrario, la scarsa propensione all’innovazione e la mancata differenziazione dei canali di acquisizione clienti possono limitare fortemente la redditività, esponendo l’attività a una competizione basata esclusivamente sul prezzo.

Domande frequenti su quanto guadagna una Sicurezza informatica nel 2026
Qual è lo stipendio medio annuo per un professionista della sicurezza informatica in Italia nel 2026?
In Italia, lo stipendio medio per un lavoratore dipendente nel settore sicurezza informatica si aggira attorno ai 30.000€ – 32.000€ di RAL (Retribuzione Annua Lorda). Questo corrisponde a un netto mensile in busta paga, su 13 mensilità, di circa 1.600€ – 1.700€.
Qual è il reddito massimo imponibile per i contributi previdenziali nel settore sicurezza informatica?
Il massimale di reddito annuo entro il quale sono dovuti i contributi previdenziali è di 64.402 euro. Oltre questa soglia, non sono più dovuti contributi aggiuntivi sul reddito eccedente.
Come vengono calcolate le tasse e i contributi sullo stipendio lordo?
Dal lordo annuale si detrae circa il 9,19% per i contributi previdenziali. Sulla cifra residua si applicano gli scaglioni IRPEF (23%, 33% e 43%), oltre alle addizionali regionali e comunali e alle eventuali detrazioni spettanti.
Quali sono i fattori che incidono maggiormente sulla redditività nel settore sicurezza informatica?
I principali fattori che influenzano il guadagno reale sono il livello di specializzazione, l’esperienza, la posizione contrattuale e la capacità di accedere a ruoli con responsabilità crescenti. Anche la conoscenza aggiornata delle normative e delle tecnologie di settore può fare la differenza nei livelli retributivi.
Quali sono i tempi di rientro dell’investimento per chi intraprende una carriera nella sicurezza informatica?
I tempi di rientro dell’investimento dipendono dal percorso formativo scelto e dalla rapidità di inserimento nel mercato del lavoro. Considerando lo stipendio medio del settore, il rientro può essere relativamente rapido rispetto ad altri ambiti, soprattutto per profili tecnici specializzati.
Articolo scritto il 05/06/2026

STEFANO VENTURA – Linkedin
È il fondatore di Bsness.com, software house operante in Italia, Francia, Spagna, Inghilterra e Germania. Si è laureato in economia e commercio presso l’Università di Bologna dove ha anche conseguito il titolo di Dottore Commercialista. Ha esercitato con successo la professione di Dottore Commercialista come esperto in budget e business plan per poi dedicarsi a tempo pieno alla crescita di Bsness.com.


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