Nel 2026, in Italia, una scuola di sci può aspettarsi un guadagno annuo che si colloca generalmente tra i 13.000 e i 18.000 euro netti per ogni docente impiegato a tempo pieno, con uno stipendio mensile che varia tra 1.100 e 1.500 euro, a seconda dell’esperienza e del grado di istruzione. Questi valori riflettono un fatturato medio fortemente influenzato dalla stagionalità dell’attività, con picchi durante i mesi invernali e una significativa riduzione dei ricavi nel resto dell’anno. Il margine operativo e la redditività dipendono da diversi fattori: numero di allievi, tariffe applicate, costi di gestione e investimenti iniziali, come l’acquisto di attrezzature e l’affitto delle strutture. Conoscere questi dati aggiornati al 2026 è essenziale sia per chi desidera investire in una scuola di sci sia per chi valuta una carriera nel settore, poiché consente di stimare il payback e pianificare in modo consapevole. L’analisi qui proposta si basa esclusivamente su fonti istituzionali e dati ufficiali.
Dati in sintesi
- Guadagno annuo per docente: 13.000–18.000 euro netti
- Stipendio mensile: 1.100–1.500 euro netti
- Periodo di picco: mesi invernali
- Redditività: variabile (dipende da allievi e tariffe)
- Investimenti iniziali: fascia bassa/media
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Guadagni e ricavi di una scuola di sci in italia: analisi dettagliata 2026
Fatturato annuo lordo: range e differenze tra località
Il fatturato annuo lordo di una scuola di sci in Italia nel 2026 mostra una notevole variabilità, fortemente influenzata da localizzazione geografica, dimensioni della struttura e numero di maestri associati. Secondo i dati più recenti, il range di fatturato lordo si attesta tra 60.000 e oltre 500.000 euro a stagione.
- Scuole di piccole dimensioni (5-8 maestri), tipiche di località minori o di medio-bassa quota, registrano un fatturato lordo compreso tra 60.000 e 120.000 euro a stagione.
- Scuole di medie dimensioni (10-20 maestri), spesso situate in località turistiche di rilievo, raggiungono un fatturato lordo tra 180.000 e 350.000 euro.
- Le scuole di grandi dimensioni, presenti nelle località sciistiche premium e con un numero elevato di maestri, possono superare i 500.000 euro di fatturato lordo annuo.
Questa ampia forbice riflette la forte stagionalità del settore: la quasi totalità dei ricavi si concentra nei mesi invernali, con una dipendenza marcata dal flusso turistico e dalle condizioni climatiche.
Utile netto: quanto resta ai titolari e ai soci
Il guadagno reale per i titolari o soci di una scuola di sci si misura nell’utile netto, ovvero la quota di fatturato che resta dopo aver coperto tutti i costi operativi, i compensi ai maestri e le spese di gestione. Nel 2026, l’utile netto si attesta generalmente tra il 15% e il 30% del fatturato lordo.
- Per una scuola con fatturato lordo di 60.000 euro, l’utile netto oscilla tra 9.000 e 18.000 euro a stagione.
- In strutture con fatturato di 350.000 euro, il guadagno netto può variare tra 52.500 e 105.000 euro.
- Il valore medio nazionale dell’utile netto per scuola si colloca tra 15.000 e 90.000 euro a stagione, a seconda della località e della capacità di ottimizzare i costi.
Le scuole situate in località premium (ad esempio, Dolomiti, Alta Valtellina, Val d’Aosta) tendono a posizionarsi nella fascia alta sia per fatturato che per margini, grazie a una clientela più internazionale e a tariffe mediamente superiori. Al contrario, le scuole in aree meno turistiche devono spesso accontentarsi di margini più contenuti, con una maggiore incidenza dei costi fissi sul fatturato.
Stipendi dei maestri di sci: valori medi e calcolo netto
Il compenso dei maestri di sci rappresenta una delle principali voci di costo per le scuole e un indicatore chiave della redditività individuale nel settore. Nel 2026, il compenso lordo stagionale per un maestro di sci varia sensibilmente in base a esperienza, località e volume di lezioni svolte.
- In media, un maestro di sci può percepire tra 8.000 e 18.000 euro lordi per stagione in località minori, mentre nelle stazioni più rinomate il compenso può superare i 25.000 euro lordi.
- Il netto percepito dipende dalla tassazione IRPEF (23%-43%) e dai contributi INPS, con un cuneo fiscale che può incidere fino al 45% sul lordo. Ad esempio, da un lordo di 15.000 euro, il netto stagionale si attesta generalmente tra 8.500 e 10.500 euro.
È importante sottolineare che molti maestri lavorano solo stagionalmente e spesso integrano il reddito con altre attività nei mesi estivi. Il guadagno medio mensile netto durante la stagione invernale si aggira tra 1.200 e 2.000 euro, con punte superiori nelle località di punta e per i professionisti più richiesti.
Punti chiave
- I guadagni sono fortemente influenzati dalla stagionalità.
- Lo stipendio varia in base a esperienza e grado di istruzione.
- Il margine operativo dipende da numero di allievi e costi di gestione.
- Investimenti iniziali necessari per attrezzature e strutture.

Composizione dei ricavi e struttura dei costi per una scuola di sci
Le principali fonti di ricavo: clienti e tipologie di servizi
La struttura dei ricavi di una scuola di sci è fortemente influenzata dalla stagionalità e dalla tipologia di clientela servita. I turisti rappresentano la fetta più ampia della domanda, seguiti da residenti e gruppi organizzati (come scuole, sci club e aziende). La composizione dei ricavi si articola principalmente su tre segmenti:
- Lezioni private individuali (50-60%): costituiscono il core business della scuola di sci. Sono preferite da chi cerca un’attenzione personalizzata e flessibilità negli orari. Il ticket medio per una lezione privata si attesta tra 35 e 50 euro l’ora per maestro.
- Corsi collettivi (20-25%): molto richiesti da famiglie, bambini e principianti, offrono un’esperienza di apprendimento sociale a un costo orario più contenuto rispetto alle lezioni individuali. Anche in questo caso, il prezzo orario per partecipante è inferiore, ma la frequenza di acquisto può essere più alta grazie alla formula a pacchetto.
- Sci club e agonistica (10-15%): programmi stagionali con quote di iscrizione fisse e allenamenti continuativi, rivolti a giovani atleti e residenti. Questi clienti garantiscono una presenza costante durante tutta la stagione invernale.
Il restante 20-30% dei ricavi può derivare da progetti speciali (eventi, team building aziendali, corsi personalizzati) e dalla vendita di pacchetti combinati con altre attività turistiche.
Ticket medio, frequenza di acquisto e stagionalità
Il ticket medio per le lezioni individuali si colloca tra 35 e 50 euro l’ora, mentre per i corsi collettivi può scendere a 20-30 euro l’ora per partecipante grazie alla suddivisione del costo tra più allievi. Un esempio concreto: una scuola di sci con 500 clienti a stagione e un ticket medio di 40 euro/ora può generare 20.000 euro di ricavi solo dalle lezioni individuali.
La frequenza di acquisto varia in base al target: i turisti tendono a prenotare 1-3 lezioni durante la loro permanenza, mentre i residenti e gli iscritti ai club possono partecipare a corsi settimanali o stagionali. La stagionalità è un fattore chiave: il 70-80% del fatturato si concentra nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio, con picchi durante le festività natalizie e i weekend.
Costi fissi e variabili: incidenza sul fatturato
La gestione di una scuola di sci comporta una struttura di costi articolata, che si suddivide tra costi fissi e costi variabili:
- Personale: rappresenta la voce di costo principale, incidendo fino al 60-70% del fatturato. Comprende i compensi dei maestri (spesso a cottimo o a percentuale), il personale amministrativo e gli addetti all’accoglienza.
- Affitti e spese di sede: includono il canone di locazione della sede operativa, spogliatoi, uffici e locali per il deposito attrezzature. Questi costi sono generalmente fissi e possono incidere per il 10-15% del fatturato.
- Assicurazioni: obbligatorie per la tutela di clienti e personale, rappresentano una quota fissa che può variare tra il 2 e il 5% dei ricavi.
- Marketing e promozione: investimenti in pubblicità, sito web, social media e collaborazioni con hotel e agenzie turistiche. L’incidenza media si attesta intorno al 3-5% del fatturato.
- Formazione e aggiornamento: corsi obbligatori per i maestri e aggiornamenti tecnici, con una quota che può arrivare al 2% dei ricavi.
- Tasse e imposte: comprendono IVA, imposte locali e contributi previdenziali, con un’incidenza variabile in base al regime fiscale adottato.
In sintesi, una gestione efficiente dei costi è fondamentale per mantenere la redditività dell’attività, soprattutto in presenza di una stagionalità così marcata e di una forte incidenza del costo del personale.
Esempio di composizione dei ricavi e costi
Considerando una scuola di sci con 500 clienti stagionali e un ticket medio di 40 euro/ora, il fatturato potenziale per la stagione può raggiungere i 20.000 euro solo dalle lezioni individuali. Se si aggiungono i corsi collettivi e i programmi per sci club, il fatturato complessivo può aumentare del 30-40%. Su questo valore, il costo del personale può assorbire fino a 14.000 euro, mentre affitti, assicurazioni, marketing e formazione rappresentano ulteriori 5.000-6.000 euro di spese fisse e variabili. La redditività netta dipenderà dalla capacità di ottimizzare i costi e di massimizzare l’occupazione dei maestri durante i periodi di alta stagione.

Margini operativi e redditività di una scuola di sci: analisi dettagliata
Margini EBITDA e utile netto: valori medi e range di settore
Per valutare la redditività di una scuola di sci, è fondamentale analizzare i principali indicatori di performance economica: EBITDA (Margine Operativo Lordo) e utile netto. Questi parametri riflettono la capacità dell’attività di generare profitti, tenendo conto delle specificità del settore, come la forte stagionalità e l’incidenza elevata dei costi del personale.
- EBITDA: il margine operativo lordo per una scuola di sci si attesta tipicamente tra il 15% e il 25% del fatturato. Questo range riflette la gestione caratteristica prima di ammortamenti, tasse e interessi. Le scuole situate in località ad alta affluenza (ad esempio, Dolomiti o Alpi Occidentali) e con una buona capacità di riempimento possono superare il 20%, grazie a una domanda elevata di lezioni private e corsi collettivi.
- Utile netto: dopo aver considerato ammortamenti, imposte e oneri finanziari, l’utile netto medio si riduce a un range compreso tra il 5% e il 12% del fatturato. Questo dato evidenzia come, nonostante la buona marginalità operativa, la redditività finale sia contenuta a causa dei costi fissi e variabili, in particolare i compensi dei maestri di sci, che spesso rappresentano oltre il 60% dei ricavi.
In sintesi, una scuola di sci ben gestita può aspettarsi un EBITDA superiore al 20% in scenari ottimali, mentre la redditività netta si posiziona mediamente tra il 7% e il 10%, con punte fino al 12% nei casi di eccellenza gestionale.
Payback dell’investimento iniziale: scenari e variabili chiave
Il payback period rappresenta il tempo necessario per recuperare l’investimento iniziale in una scuola di sci. Questo parametro dipende da diversi fattori: livello di affluenza, posizionamento geografico, capacità di attrarre clientela e gestione dei costi.
- Scenario base: in una località turistica di media affluenza, con una struttura di costi in linea con il settore e un EBITDA del 18%, il payback dell’investimento iniziale si attesta tipicamente tra i 4 e i 6 anni.
- Scenario ottimistico: in presenza di alta domanda (località premium, stagione invernale prolungata, partnership con hotel e tour operator), con EBITDA superiore al 22% e una buona saturazione dei corsi, il payback può ridursi a 3–4 anni.
- Scenario prudente: in aree meno frequentate o in caso di stagioni climaticamente sfavorevoli, con EBITDA al 15% e ricavi inferiori alle attese, il recupero dell’investimento può richiedere oltre 6 anni.
Il posizionamento della scuola e la capacità di differenziarsi (ad esempio, offrendo corsi per bambini, attività extra o servizi accessori) sono determinanti per accelerare il ritorno sull’investimento e garantire una maggiore stabilità dei flussi di cassa.
Benchmark di settore e best practice per aumentare la redditività
Il confronto con i benchmark di settore evidenzia che le scuole di sci più redditizie sono quelle che riescono a ottimizzare la gestione del personale e a massimizzare la capacità di riempimento dei corsi. Alcune best practice per migliorare i margini includono:
- Gestione flessibile dei costi del personale: adottare contratti stagionali e sistemi di incentivazione legati alle performance può ridurre l’incidenza dei costi, che spesso supera il 60% dei ricavi.
- Diversificazione dell’offerta: proporre corsi specializzati (ad esempio, per bambini, adulti, gruppi aziendali) e servizi accessori (noleggio attrezzatura, attività outdoor) permette di aumentare il valore medio per cliente e ridurre la dipendenza dalla sola stagione invernale.
- Digitalizzazione e prenotazioni online: investire in piattaforme digitali per la gestione delle prenotazioni e la promozione dei corsi consente di ottimizzare i flussi e ridurre i periodi di bassa affluenza.
- Partnership strategiche: collaborare con hotel, tour operator e scuole locali può garantire flussi costanti di clientela e migliorare la visibilità della scuola.
In conclusione, una gestione attenta dei costi, la diversificazione dell’offerta e l’ rappresentano le leve principali per migliorare la redditività e la sostenibilità economica di una scuola di sci.

Investimento iniziale e regimi fiscali per una scuola di sci: quanto serve davvero per partire
Capitale fisso e costi di avvio: la struttura dell’investimento iniziale
Per aprire una scuola di sci in Italia nel 2026, l’investimento iniziale richiesto si colloca in un range compreso tra 40.000 € e 70.000 € per una struttura di piccole dimensioni. Questa cifra rappresenta la somma necessaria per coprire tutte le principali voci di spesa, che variano sensibilmente in base alla località (ad esempio, comprensori sciistici premium rispetto a stazioni minori) e al modello di gestione scelto.
- Arredamento sede e uffici: per il front-office (vendita corsi) e la sala riunioni, il budget stimato oscilla tra 10.000 € e 18.000 €. Questa voce include reception, postazioni operative, arredi per l’accoglienza e spazi per riunioni con il team di maestri.
- Attrezzatura tecnica: comprende kit di sicurezza (ARTVA, pale, sonde per attività fuoripista), materiale didattico, computer e terminali POS. L’investimento richiesto va da 5.000 € a 10.000 €.
- Software e tecnologia: per la gestione delle prenotazioni, il sito web e le licenze software necessarie alla gestione centralizzata dei maestri, la spesa prevista è tra 3.000 € e 5.000 €.
A queste voci di capitale fisso (CAPEX) si aggiungono i costi di avvio:
- Licenze e iter burocratici: l’ottenimento delle autorizzazioni comunali e delle licenze specifiche per l’attività di scuola di sci comporta costi variabili, generalmente compresi tra 2.000 € e 5.000 € a seconda della regione e della complessità amministrativa.
- Formazione e dotazioni per il personale: la formazione obbligatoria per i maestri di sci e l’acquisto delle dotazioni personali (divise, badge, assicurazioni) richiedono un investimento iniziale tra 4.000 € e 8.000 €.
- Marketing e promozione: per il lancio della scuola, la realizzazione di campagne pubblicitarie locali, la creazione di materiale promozionale e la presenza online, il budget consigliato è tra 3.000 € e 7.000 €.
In sintesi, il fabbisogno finanziario complessivo per avviare una scuola di sci di piccole dimensioni nel 2026 si attesta tra 40.000 € e 70.000 €, con la possibilità di superare questa soglia in località di prestigio o per strutture più articolate.
Regimi fiscali applicabili: forfettario e ordinario a confronto
La scelta del regime fiscale incide direttamente sulla redditività netta della scuola di sci. In Italia, le opzioni principali sono il regime forfettario e il regime ordinario.
- Regime forfettario: riservato alle partite IVA con ricavi annui fino a 85.000 €, prevede una tassazione agevolata con aliquota sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni in caso di start-up). La base imponibile si calcola applicando un coefficiente di redditività (tipicamente il 67% per le attività di servizi sportivi) ai ricavi. Non è prevista la detrazione analitica dei costi sostenuti.
- Regime ordinario: prevede la tassazione IRPEF a scaglioni (dal 23% al 43%) e l’applicazione dell’IVA. In questo caso, è possibile dedurre tutti i costi documentati e detrarre l’IVA sugli acquisti.
Entrambi i regimi richiedono il versamento dei contributi previdenziali INPS (Gestione commercianti o artigiani) o, per i maestri di sci, ENPALS, con aliquote che variano in base alla posizione e al volume d’affari.
Tasse e contributi: esempi pratici di calcolo per una scuola tipo
Per comprendere l’impatto fiscale e previdenziale, ecco un esempio concreto riferito a una scuola di sci con ricavi annui di 60.000 €:
- Regime forfettario (coefficiente di redditività 67%):
- Reddito imponibile: 60.000 € x 67% = 40.200 €
- Imposta sostitutiva (15%): 40.200 € x 15% = 6.030 €
- Contributi INPS/ENPALS: ipotizzando un’aliquota del 24%, 40.200 € x 24% = 9.648 €
- Reddito netto ante altre spese: 60.000 € – 6.030 € – 9.648 € = 44.322 €
- Regime ordinario (ipotesi costi deducibili 25.000 €):
- Reddito imponibile: 60.000 € – 25.000 € = 35.000 €
- IRPEF (scaglione medio 27%): 35.000 € x 27% = 9.450 €
- Contributi INPS/ENPALS (24%): 35.000 € x 24% = 8.400 €
- Reddito netto ante altre spese: 60.000 € – 9.450 € – 8.400 € = 42.150 €
Questi esempi evidenziano come la scelta del regime fiscale e la struttura dei costi incidano in modo significativo sul guadagno netto della scuola di sci. Il regime forfettario offre semplicità e aliquote ridotte, ma non consente la deduzione analitica dei costi; il regime ordinario, invece, può risultare più conveniente in presenza di spese elevate e consente la detrazione dell’IVA.

Fattori determinanti per il guadagno di una scuola di sci: analisi di ricavi e margini
Impatto della zona geografica: alpi contro appennini
La localizzazione geografica rappresenta il primo e più incisivo fattore che determina il potenziale di guadagno di una scuola di sci. Nelle Alpi, le scuole di grandi dimensioni possono raggiungere un fatturato stagionale superiore a €500.000, grazie a una stagione sciistica più lunga (da fine novembre ad aprile) e a tariffe orarie che variano tra €50 e oltre €100 per le lezioni individuali o di gruppo. La presenza di ghiacciai estivi in alcune località alpine consente inoltre di estendere l’attività anche nei mesi fuori stagione, incrementando ulteriormente i ricavi.
Al contrario, negli Appennini il potenziale di guadagno è più limitato: il fatturato stagionale tipico oscilla tra €60.000 e €120.000, con tariffe orarie comprese tra €30 e €40. La stagione è più breve e la clientela prevalentemente giornaliera o del fine settimana, riducendo la possibilità di ottimizzare l’occupazione dei maestri e la marginalità complessiva.
In sintesi, la zona geografica incide direttamente sia sui ricavi sia sui margini: le scuole alpine, grazie a una domanda più stabile e a prezzi più elevati, possono sostenere costi fissi maggiori e investire in servizi aggiuntivi, mentre quelle appenniniche devono puntare su efficienza e flessibilità per mantenere la redditività.
Dimensione, numero di maestri ed esperienza
La dimensione della scuola e il numero di maestri impiegati sono fattori chiave per la capacità di generare ricavi. Una scuola con oltre 20 maestri può gestire un volume di lezioni molto superiore rispetto a una realtà con meno di 10 istruttori, sfruttando economie di scala e una maggiore copertura oraria. Tuttavia, l’aumento del personale comporta anche costi fissi più elevati (stipendi, formazione, assicurazioni), che devono essere bilanciati da un adeguato flusso di clienti.
L’esperienza e la reputazione della scuola e dei singoli maestri incidono direttamente sulla capacità di attrarre clientela premium, disposta a pagare tariffe più alte. Le scuole con maestri certificati e pluriennale esperienza possono posizionarsi su segmenti di mercato più redditizi e fidelizzare i clienti, aumentando la percentuale di prenotazioni anticipate e riducendo la stagionalità dei ricavi.
Canali di vendita, marketing e partnership strategiche
I canali di vendita utilizzati influenzano notevolmente la redditività. La vendita online di lezioni e pacchetti permette di raggiungere un pubblico più ampio, ottimizzare la gestione delle prenotazioni e ridurre i costi di intermediazione. Le scuole che investono in piattaforme digitali e sistemi di booking automatizzati possono incrementare il tasso di occupazione dei maestri e ridurre i periodi di inattività.
Le strategie di marketing – sia tradizionali che digitali – sono fondamentali per differenziare l’offerta e aumentare la visibilità, soprattutto in mercati competitivi come quelli alpini. Investire in pubblicità mirata, social media e collaborazioni con influencer può tradursi in un aumento significativo delle richieste, soprattutto nei periodi di alta stagione.
Le partnership con hotel, tour operator e agenzie di viaggio rappresentano un ulteriore canale di acquisizione clienti. Le scuole che stringono accordi con strutture ricettive locali possono beneficiare di flussi costanti di nuovi allievi, spesso tramite pacchetti integrati che aumentano il valore medio della transazione. Tuttavia, tali partnership possono comportare commissioni o sconti che riducono i margini unitari, richiedendo un’attenta valutazione del rapporto tra volume e redditività.
Innovazione tecnologica e ottimizzazione dei processi
L’adozione di tecnologie avanzate – come sistemi di prenotazione online, CRM per la gestione dei clienti e strumenti di analisi dei dati – consente alle scuole di sci di ottimizzare i processi interni, ridurre i costi amministrativi e migliorare l’esperienza del cliente. Le scuole che investono in innovazione possono offrire servizi aggiuntivi (video analisi, app personalizzate, e-learning), differenziandosi dalla concorrenza e aumentando il valore percepito delle lezioni.
In conclusione, la redditività di una scuola di sci dipende da un mix di fattori: la posizione geografica determina il potenziale di mercato, mentre dimensione, reputazione, canali di vendita e innovazione tecnologica incidono sulla capacità di massimizzare ricavi e margini. Le scuole più performanti sono quelle che riescono a integrare efficacemente questi elementi, adattando la propria strategia alle specificità del territorio e della clientela.

Domande frequenti su quanto guadagna uno Scuola di sci nel 2026
Quanto si guadagna in media come scuola di sci o maestro nel 2026?
Un maestro di sci in Italia guadagna mediamente tra 32€ e 60€ lordi all’ora. Durante la piena stagione invernale, lo stipendio mensile netto può variare tra i 2.000€ e i 3.500€, a seconda delle ore lavorate, del livello e della clientela. Nei periodi di alta stagione, lavorando 5-6 ore al giorno, il guadagno giornaliero può oscillare tra 100€ e 300€ lordi.
Quali sono i margini operativi realistici per una scuola di sci?
I margini operativi di una scuola di sci dipendono fortemente dalla stagionalità e dalla capacità di lavorare a pieno regime nei mesi di picco. La redditività è influenzata dal numero di lezioni vendute, dalla gestione dei costi fissi e dalla presenza di una clientela stabile. Riuscire a massimizzare le ore lavorate nei periodi di alta stagione è fondamentale per mantenere margini soddisfacenti.
Quanto si paga di tasse e contributi come maestro o scuola di sci?
Il guadagno effettivo di un maestro di sci è soggetto a tassazione e contributi, che variano in base al regime fiscale scelto e alla gestione della Partita IVA. Le imposte e i contributi possono incidere in modo significativo sul netto percepito, riducendo la cifra rispetto al lordo orario o giornaliero. È importante pianificare attentamente la fiscalità per ottimizzare la redditività.
Qual è l’investimento iniziale minimo e il tempo di rientro (payback) tipico?
Per diventare maestro di sci è necessario sostenere costi di formazione e abilitazione, oltre all’acquisto dell’attrezzatura e all’eventuale apertura di Partita IVA. L’investimento iniziale varia in base al percorso scelto, ma il rientro può essere relativamente rapido se si lavora intensamente durante la stagione invernale. La piena copertura dei costi dipende dalla capacità di inserirsi in una scuola affermata e dalla domanda locale.
Quali errori o strategie fanno la differenza tra successo e insuccesso in questo settore?
La differenza tra successo e insuccesso spesso dipende dalla capacità di lavorare costantemente nei mesi di alta stagione e di fidelizzare la clientela. Errori comuni sono la sottovalutazione della stagionalità e la scarsa pianificazione dei costi fissi. Strategie vincenti includono la specializzazione, la promozione efficace e la gestione attenta della fiscalità.
Articolo scritto il 05/06/2026

STEFANO VENTURA – Linkedin
È il fondatore di Bsness.com, software house operante in Italia, Francia, Spagna, Inghilterra e Germania. Si è laureato in economia e commercio presso l’Università di Bologna dove ha anche conseguito il titolo di Dottore Commercialista. Ha esercitato con successo la professione di Dottore Commercialista come esperto in budget e business plan per poi dedicarsi a tempo pieno alla crescita di Bsness.com.


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