Nel 2026, in Italia, una corniceria artigiana può generare un guadagno annuo per il titolare compreso tra 30.000€ e 70.000€, mentre i laboratori più strutturati o dotati di e-commerce possono superare i 100.000€ di utile netto. Il fatturato medio varia sensibilmente in base alla dimensione dell’attività e ai canali di vendita adottati. I margini operativi sulle cornici su misura sono tra i più alti del settore artigianale, arrivando fino all’80%, soprattutto se si affiancano servizi ad alto valore aggiunto come la vendita di aste e il restauro. L’investimento iniziale richiesto oscilla tra 35.000€ e 70.000€, includendo macchinari, locale e scorte. La redditività effettiva dipende da variabili come la posizione della bottega, la presenza online e la capacità di differenziare l’offerta. Analizzare attentamente costi, margini e trend di mercato è fondamentale per valutare il payback e ottimizzare la gestione, come confermato dalle più recenti fonti di settore aggiornate al 2026.

Dati in sintesi

  • Utile annuo titolare (bottega): 30.000€–70.000€
  • Utile annuo (laboratori strutturati/e-commerce): oltre 100.000€
  • Margine operativo su misura: fino all’80%
  • Investimento iniziale: 35.000€–70.000€
  • Anno riferimento dati: 2026
Fatturato e redditività di una corniceria in italia: dati aggiornati 2026

Fatturato e redditività di una corniceria in italia: dati aggiornati 2026

Fatturato annuo: differenze tra piccole botteghe e cornicerie strutturate

Il fatturato annuo di una corniceria in Italia mostra una notevole variabilità, strettamente legata alle dimensioni e al posizionamento dell’attività. Secondo i dati aggiornati al 2026, si possono individuare tre principali categorie di operatori nel settore:

  • Piccole botteghe artigiane e laboratori di quartiere: in questo segmento, il fatturato annuo tipico si attesta intorno ai 30.000 euro. Queste realtà sono spesso a gestione familiare o individuale, con un solo dipendente o collaboratore. L’offerta si concentra su incorniciature su misura per privati e una limitata vendita di stampe artistiche.
  • Cornicerie di medie dimensioni: qui il fatturato annuo si posiziona tra i 65.000 e gli 80.000 euro. Queste attività, generalmente situate in aree urbane o in prossimità di poli culturali, possono contare su una clientela più ampia e su una maggiore diversificazione dei servizi, come la collaborazione con gallerie d’arte e studi fotografici.
  • Cornicerie strutturate e centri di stampa/cornici: le realtà più evolute, spesso dotate di laboratorio interno e personale specializzato, raggiungono fatturati annui compresi tra 90.000 e 110.000 euro. In questi casi, la presenza di macchinari avanzati e la capacità di gestire commesse per aziende, enti pubblici o mostre temporanee rappresentano un vantaggio competitivo rilevante.

Questi dati evidenziano come la dimensione dell’attività sia il principale driver di fatturato nel settore corniceria, con una differenza che può superare il triplo tra la micro-bottega e il laboratorio strutturato.

Margini operativi e utile netto: scenari a confronto

La redditività di una corniceria dipende da molteplici fattori: incidenza dei costi fissi (affitti, utenze), costo delle materie prime (legno, vetro, passepartout), capacità di ottimizzare i processi produttivi e livello di specializzazione. Analizzando i dati di settore, emergono alcune tendenze chiare:

  • Piccole botteghe: il margine operativo lordo si attesta tra il 15% e il 20% del fatturato. Tuttavia, l’utile netto effettivo può risultare più basso, soprattutto in presenza di affitti elevati o stagionalità marcata della domanda. In termini assoluti, l’utile netto annuo difficilmente supera i 4.500-6.000 euro.
  • Cornicerie di medie dimensioni: in questo caso, i margini si riducono leggermente (12-15%) a causa di una struttura dei costi più articolata, ma il maggiore volume d’affari consente di ottenere utili netti tra 7.800 e 12.000 euro annui.
  • Cornicerie strutturate: le attività più organizzate possono contare su margini operativi tra il 18% e il 22%. L’utile netto, in questi casi, può raggiungere 18.000-24.000 euro annui, grazie a economie di scala, processi più efficienti e una clientela diversificata.

Risulta evidente che la crescita dimensionale e l’innovazione nei processi produttivi rappresentano le leve principali per migliorare la redditività nel settore.

Scenari di mercato: base, ottimistico e prudente

Per valutare il potenziale guadagno di una corniceria è utile distinguere tra diversi scenari operativi:

  • Scenario base: una corniceria di medie dimensioni, ben posizionata e con una clientela fidelizzata, può realisticamente raggiungere un fatturato annuo di 65.000-80.000 euro e un utile netto tra 8.000 e 12.000 euro.
  • Scenario ottimistico: in presenza di una domanda sostenuta, partnership con gallerie o enti pubblici e una gestione efficiente, il fatturato può salire fino a 110.000 euro, con un utile netto superiore a 20.000 euro.
  • Scenario prudente: in contesti di domanda stagnante o con costi fissi elevati, il fatturato può fermarsi a 30.000 euro, con utili netti inferiori a 5.000 euro annui.

Questi scenari confermano che la sostenibilità economica di una corniceria dipende dalla capacità di differenziarsi, ottimizzare i costi e intercettare nuovi segmenti di clientela.

Punti chiave

  • I guadagni variano molto in base a dimensione e canali di vendita.
  • I margini sulle cornici su misura sono tra i più alti dell’artigianato.
  • Servizi aggiuntivi come aste e restauro aumentano la redditività.
  • L’investimento iniziale è significativo e va pianificato con attenzione.
  • La presenza online può incidere fortemente sui risultati economici.
Composizione dei ricavi e struttura dei costi in una corniceria

Composizione dei ricavi e struttura dei costi in una corniceria

Le principali fonti di ricavo: analisi della clientela e ticket medio

La corniceria artigiana basa il proprio fatturato su un modello ibrido che integra la vendita di prodotti finiti, servizi su misura e riparazioni. Il segmento più redditizio è rappresentato dalla lavorazione su misura, che incide per circa il 60% della domanda totale. Questo servizio consente di applicare margini più elevati rispetto alla semplice rivendita di cornici standard.

La composizione dei ricavi varia sensibilmente in base alla tipologia di clientela servita:

  • Privati (50% – 60% del fatturato): costituiscono la base più ampia della clientela. Si rivolgono alla corniceria per incorniciare foto, diplomi, puzzle, specchi e oggetti di valore affettivo. Il ticket medio per questa categoria oscilla generalmente tra i 30 e i 100 euro per singolo lavoro, a seconda della complessità e dei materiali scelti.
  • Artisti, fotografi e gallerie d’arte (20% – 25% del fatturato): sono clienti abituali che richiedono standard di conservazione elevati (ad esempio vetro museale, passepartout acid-free, cornici a giorno). Per questa clientela, il ticket medio può variare tra 80 e 250 euro per opera, con frequenza di acquisto spesso legata a mostre, esposizioni o nuove collezioni.
  • Aziende, studi professionali e interior designer (15% – 25% del fatturato): commissionano lavori per arredamento di uffici, sale riunioni, reception o per la valorizzazione di spazi commerciali. Il ticket medio per questi clienti può essere superiore, spesso compreso tra 150 e 500 euro per commessa, grazie a ordinativi multipli o a richieste di formati particolari.

La frequenza di acquisto varia: i privati si rivolgono alla corniceria in modo occasionale (1-2 volte l’anno), mentre artisti e aziende possono generare flussi ricorrenti in funzione di eventi, mostre o rinnovi di ambienti.

La stagionalità è un fattore da considerare: i picchi di domanda si registrano tipicamente in periodi pre-natalizi (regali personalizzati), in primavera (mostre, eventi culturali) e in concomitanza con iniziative promozionali o fiere di settore.

Costi fissi: struttura e incidenza sul fatturato

I costi fissi rappresentano una componente significativa nella gestione di una corniceria. Le principali voci sono:

  • Affitto del locale: incide mediamente tra il 10% e il 15% del fatturato, a seconda della posizione e della metratura. Un negozio in zona centrale o in quartieri ad alta densità commerciale può comportare un esborso annuo tra 8.000 e 18.000 euro.
  • Personale: se presente, il costo di un dipendente (full-time) può incidere per il 15% – 20% del fatturato, considerando retribuzione lorda, contributi e oneri accessori. Nelle realtà più piccole, spesso il titolare svolge direttamente la maggior parte delle attività operative.
  • Utenze (energia, acqua, telefono, internet): rappresentano una quota compresa tra il 3% e il 5% del fatturato, con una spesa annua che può variare da 1.500 a 3.000 euro.
  • Assicurazioni: polizze per responsabilità civile, furto e incendio possono incidere per circa 1% – 2% del fatturato.

Complessivamente, la somma dei costi fissi può arrivare a rappresentare tra il 30% e il 40% del fatturato annuo di una corniceria di piccole-medie dimensioni.

Costi variabili: materiali, forniture e logistica

I costi variabili sono strettamente legati al volume di produzione e alla tipologia di lavorazioni richieste dalla clientela. Le principali voci sono:

  • Materiali e forniture: includono aste per cornici, vetri, passepartout, supporti, attrezzi di consumo e minuteria. Questa voce rappresenta generalmente il 25% – 35% del fatturato, con variazioni in base alla qualità dei materiali utilizzati e alla complessità delle lavorazioni.
  • Logistica e trasporti: per consegne a domicilio o trasporto di opere di grandi dimensioni, la spesa può incidere per un ulteriore 2% – 3% del fatturato.

In sintesi, la somma dei costi variabili si attesta mediamente tra il 27% e il 38% del fatturato. La gestione efficiente degli acquisti e la selezione di fornitori affidabili sono determinanti per mantenere margini di redditività soddisfacenti.

Margini operativi e tempi di rientro dell’investimento in una corniceria nel 2026

Margini operativi e tempi di rientro dell’investimento in una corniceria nel 2026

Come si calcolano i margini operativi di una corniceria

Per valutare la redditività di una corniceria è fondamentale comprendere i principali indicatori di margine operativo. I due parametri più utilizzati sono l’EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization) e il margine netto.

  • Margine lordo: rappresenta la differenza tra ricavi e costo delle materie prime (legno, vetro, passepartout). Nel 2026, una corniceria tipica registra un margine lordo tra il 55% e il 65%. Questo significa che, su 100 € di ricavi, il costo dei materiali si attesta tra 35 € e 45 €.
  • EBITDA: indica il risultato operativo prima di ammortamenti, interessi e tasse. Per le cornicerie ben avviate, l’EBITDA si colloca tra il 10% e il 20% del fatturato. Ad esempio, su 100.000 € di ricavi annui, l’EBITDA può variare da 10.000 € a 20.000 €.
  • Margine netto: misura l’utile effettivo dopo tutte le spese, incluse tasse e oneri finanziari. Nel settore, il margine netto tipico è compreso tra il 5% e il 9%. Quindi, per ogni 100.000 € di ricavi, l’utile netto si attesta tra 5.000 € e 9.000 €.

Questi valori sono influenzati dalla struttura dei costi della corniceria, che presenta un elevato ricarico sui materiali ma anche spese di gestione e manodopera significative.

Fattori che influenzano i margini di una corniceria

La redditività di una corniceria non dipende solo dai prezzi di vendita, ma anche da una serie di fattori interni ed esterni:

  • Volume di pezzi unici lavorati: più è alta la quota di lavorazioni personalizzate o su misura, maggiore è il valore aggiunto e la possibilità di spuntare margini superiori alla media.
  • Efficienza del laboratorio: una gestione ottimizzata dei processi produttivi, con riduzione degli sprechi e controllo dei costi, permette di mantenere l’EBITDA nella fascia alta (fino al 20%).
  • Posizionamento e target di clientela: boutique specializzate o laboratori che offrono servizi di restauro e consulenza possono superare i margini medi del settore, mentre le cornicerie generaliste o a basso prezzo rischiano di attestarsi sui valori minimi.
  • Andamento del mercato: la domanda di cornici personalizzate può essere influenzata da trend artistici, edilizi e dalla stagionalità. In periodi di stagnazione, i margini tendono a comprimersi.

In sintesi, la gestione attenta dei costi e la capacità di differenziarsi sono determinanti per mantenere margini operativi soddisfacenti.

Payback dell’investimento iniziale e tempi di rientro

Uno degli aspetti più rilevanti per chi avvia una corniceria è il tempo di rientro dell’investimento iniziale (payback period). Questo dipende dal livello di fatturato raggiunto e dalla capacità di generare utili.

  • Scenario base: supponendo un investimento iniziale di 40.000 € (comprensivo di attrezzature, arredi e scorte), con un margine netto del 7% e un fatturato annuo di 100.000 €, il payback si ottiene in circa 5-6 anni.
  • Scenario ottimizzato: se la corniceria raggiunge un fatturato di 150.000 € e mantiene un margine netto del 9%, l’utile annuo sale a 13.500 €. In questo caso, il rientro dell’investimento può avvenire in meno di 3 anni.
  • Scenario prudente: con un fatturato di 80.000 € e margine netto al 5%, l’utile annuo è di 4.000 €. Il payback si allunga a oltre 9 anni.

Questi dati evidenziano come la velocità di rientro dell’investimento sia fortemente legata alla capacità di generare volumi e mantenere i margini. Una gestione efficiente e un posizionamento su segmenti di mercato a maggiore valore aggiunto possono ridurre sensibilmente i tempi di payback.

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Investimento iniziale e impatto fiscale per una corniceria: costi, regimi e guadagno netto

Investimento iniziale: quanto serve per aprire una corniceria nel 2026

Per avviare una corniceria in Italia nel 2026, l’investimento iniziale richiesto si colloca in un range compreso tra 35.000€ e 70.000€. Questa forbice dipende da variabili come dimensione e posizione del locale, livello di digitalizzazione dei servizi e ampiezza dell’offerta. La struttura dei costi di avvio si articola in due macro-categorie: CAPEX (spese di investimento) e capitale circolante.

  • Macchinari e attrezzature: la dotazione tecnica essenziale (taglierina/ghigliottina, graffatrice o inchiodatrice, tagliavetro, tagliapassepartout, banco da lavoro, aspiratori per polveri e utensili vari) comporta una spesa tra 8.000€ e 15.000€.
  • Arredi, insegna e allestimento negozio: per banchi espositivi, scaffalature e sistemi professionali a muro per l’esposizione dei campioni d’asta, il budget richiesto è tra 7.000€ e 12.000€.
  • Scorte iniziali: l’acquisto di materiali di consumo (aste, vetri, passepartout, accessori di montaggio) e prodotti finiti per l’avvio dell’attività rappresenta una voce significativa, generalmente compresa tra 5.000€ e 10.000€ a seconda della varietà e quantità di stock desiderata.
  • Marketing e comunicazione: per la promozione iniziale (insegne, sito web, campagne social, materiale pubblicitario), la spesa tipica si aggira tra 2.000€ e 5.000€.
  • Formazione e consulenze: corsi tecnici, consulenze per l’avvio e pratiche amministrative possono richiedere ulteriori 1.000€ – 3.000€.

In sintesi, il capitale necessario per partire si attesta generalmente tra 35.000€ e 45.000€ per una corniceria di dimensioni contenute e fino a 70.000€ per attività più strutturate o in zone ad alto traffico.

Regimi fiscali applicabili: forfettario e ordinario

La scelta del regime fiscale incide in modo diretto sulla redditività netta della corniceria. I due principali regimi applicabili sono:

  • Regime forfettario: accessibile alle ditte individuali e alle nuove attività con ricavi annui inferiori a 85.000€, prevede una tassazione agevolata con imposta sostitutiva al 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni in caso di start-up), senza IVA e con semplificazioni contabili. La base imponibile si calcola applicando un coefficiente di redditività (67% per le attività artigianali come la corniceria) ai ricavi.
  • Regime ordinario: obbligatorio per chi supera la soglia di ricavi o sceglie una forma societaria, comporta tassazione IRPEF a scaglioni, IVA, IRES (per società di capitali) e una gestione contabile più articolata. Permette però la deduzione analitica dei costi sostenuti.

La scelta del regime fiscale va valutata in base al volume d’affari previsto e alla struttura dei costi: il forfettario è vantaggioso per chi ha ricavi contenuti e costi fissi ridotti, mentre l’ordinario può risultare più conveniente per attività con elevati investimenti e spese deducibili.

Tasse, contributi INPS e impatto sul guadagno netto

Oltre alle imposte, il titolare di una corniceria deve considerare i contributi previdenziali INPS, che rappresentano una quota rilevante del costo del lavoro autonomo:

  • Gestione artigiani INPS: contributo fisso annuale (circa 4.500€ per il 2026, soggetto ad aggiornamenti) più una quota variabile in percentuale sul reddito eccedente il minimale (24% circa).
  • Nel regime forfettario, i contributi sono dovuti in misura piena, ma è possibile richiedere una riduzione del 35% per i primi anni di attività.

Il guadagno netto del titolare dipende quindi da:

  • Reddito lordo (ricavi meno costi operativi e ammortamenti)
  • Imposte (forfettario: 5-15% imposta sostitutiva; ordinario: IRPEF/IRES + addizionali)
  • Contributi INPS (fissi + variabili)

Ad esempio, una corniceria in regime forfettario con ricavi annui di 50.000€ e coefficiente di redditività al 67% avrebbe una base imponibile di 33.500€. Applicando l’imposta sostitutiva al 15% (5.025€) e i contributi INPS (circa 4.500€ fissi), il guadagno netto stimato per il titolare si attesta intorno ai 24.000€ annui, al netto di imposte e contributi, senza considerare eventuali costi aggiuntivi o deduzioni specifiche.

Nel regime ordinario, la maggiore deducibilità dei costi può ridurre la base imponibile, ma la pressione fiscale complessiva tende a crescere con l’aumentare dei ricavi.

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Fattori determinanti per il guadagno di una corniceria: come massimizzare la redditività

Impatto della posizione geografica sui ricavi di una corniceria

La posizione geografica rappresenta uno dei principali fattori che influenzano il guadagno di una corniceria. Scegliere la location giusta significa intercettare il target ideale e ottimizzare il rapporto tra costi e potenziale di vendita. Ad esempio, aprire una corniceria in un centro storico o in una zona ad alto reddito permette di accedere a una clientela disposta a spendere di più per cornici artigianali e di pregio. Tuttavia, questa scelta comporta costi di affitto sensibilmente più elevati, che possono incidere anche per il 30-40% sui costi fissi mensili di gestione.

Al contrario, locali in aree periferiche o commerciali offrono affitti più bassi e spazi più ampi, ideali per laboratori e magazzini. In questi casi, però, è necessario investire maggiormente in strategie di marketing e promozione per attrarre clienti, compensando il minore traffico pedonale. L’utilizzo di strumenti di geomarketing consente di analizzare i dati demografici e il comportamento d’acquisto nella propria area, aiutando a stimare il volume di mercato effettivo e a pianificare azioni mirate.

Esperienza, reputazione e specializzazione: leve per aumentare i margini

L’esperienza e la reputazione sono asset fondamentali per una corniceria che mira a migliorare i margini. Un’attività con una lunga storia e recensioni positive può applicare prezzi più alti rispetto a una nuova realtà, grazie alla fiducia consolidata presso la clientela. Investire nella specializzazione – ad esempio offrendo cornici su misura, restauro di cornici antiche o servizi per artisti e gallerie – permette di differenziarsi dalla concorrenza e di incrementare il valore medio dello scontrino.

La raccolta e l’analisi delle tracce digitali (recensioni online, feedback sui social, menzioni su portali di settore) sono strumenti utili per monitorare la reputazione e individuare aree di miglioramento. In un mercato sempre più competitivo, basarsi sui dati piuttosto che solo sull’intuizione consente di prendere decisioni più efficaci e di ottimizzare la redditività.

Canali di vendita, marketing e tecnologie: strategie per aumentare i ricavi

La scelta dei canali di vendita incide direttamente sul guadagno di una corniceria. La vendita offline (in negozio fisico) resta centrale, ma integrare un canale online – come un sito e-commerce o la presenza su marketplace specializzati – permette di ampliare il bacino di utenza e di raggiungere clienti fuori dalla propria area geografica. Questo approccio può portare a un aumento del fatturato anche del 20-30% rispetto alla sola vendita tradizionale, soprattutto se supportato da strategie di marketing digitale mirate.

Investire in tecnologie per la gestione del magazzino, software di preventivazione e strumenti di simulazione finanziaria (come i simulatori di business plan) aiuta a controllare i costi e a prevedere con maggiore precisione la redditività delle diverse linee di prodotto. L’adozione di strumenti di analisi dei dati consente inoltre di identificare i prodotti più richiesti, ottimizzare gli acquisti e ridurre le rimanenze, migliorando così il margine operativo.

  • Consiglio pratico: integrare la vendita online con offerte dedicate (ad esempio, personalizzazione delle cornici o promozioni stagionali) può attrarre nuovi segmenti di clientela e aumentare la frequenza d’acquisto.
  • Consiglio pratico: utilizzare i dati raccolti dai clienti (preferenze, storico acquisti) per proporre servizi aggiuntivi o fidelizzare la clientela con programmi di loyalty.

Dimensione dell’attività e pianificazione finanziaria

La dimensione della corniceria influisce sulla struttura dei costi e sulle potenzialità di guadagno. Un piccolo laboratorio artigianale può mantenere costi fissi contenuti e puntare su una clientela di nicchia, mentre una struttura più ampia, con personale e magazzino, può gestire volumi maggiori ma richiede una pianificazione finanziaria più attenta. Utilizzare strumenti di simulazione finanziaria (come quelli offerti da istituti bancari o Unioncamere) è fondamentale per valutare la sostenibilità dell’investimento e stimare i margini attesi in base a diversi scenari di vendita.

In sintesi, massimizzare la redditività di una corniceria richiede un approccio integrato: scelta strategica della posizione, attenzione alla reputazione, diversificazione dei canali di vendita, adozione di tecnologie e una pianificazione finanziaria basata su dati concreti. Solo così è possibile adattarsi ai cambiamenti del mercato e garantire una crescita sostenibile dei ricavi.

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Domande frequenti su quanto guadagna una Corniceria nel 2026

Qual è il guadagno netto medio di una corniceria nel 2026?

Nel 2026, il guadagno netto medio di una corniceria in Italia si attesta intorno ai 18.000 euro annui. Questo valore rappresenta l’utile effettivo dopo tasse e contributi, e può variare in base a fattori come localizzazione, volume d’affari e tipologia di clientela.

Quali sono i margini operativi realistici per una corniceria?

I margini operativi di una corniceria si collocano generalmente tra il 15% e il 30% del fatturato. La redditività dipende dalla capacità di offrire servizi aggiuntivi e dalla gestione efficiente dei costi, oltre che dalla posizione dell’attività.

Quanto si paga di tasse e contributi su questi guadagni?

Su un utile lordo di circa 24.000 euro annui, una corniceria paga mediamente il 23% di IRPEF, pari a circa 5.040 euro, a cui si aggiungono detrazioni medie di 1.200 euro. Il risultato netto dopo imposte e detrazioni si aggira quindi sui 18.000 euro annui.

Qual è l’investimento iniziale minimo per aprire una corniceria?

Il contesto non fornisce dati precisi sull’investimento iniziale minimo richiesto per aprire una corniceria. Tuttavia, il capitale necessario dipende dalla dimensione dell’attività, dalla localizzazione e dall’allestimento del laboratorio e del punto vendita.

In quanto tempo si recupera l’investimento iniziale?

Non sono disponibili dati specifici sui tempi di recupero dell’investimento per una corniceria. Il periodo di rientro dipende dal fatturato annuo, dalla struttura dei costi e dalla capacità di attrarre clientela stabile.

Quali errori possono ridurre la redditività di una corniceria?

Il contesto non riporta esempi dettagliati di errori gestionali, ma la redditività può essere compromessa da una scarsa gestione dei costi, da una localizzazione poco strategica o da un’offerta di servizi non adeguata alle esigenze della clientela.

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Articolo scritto il 17/05/2026

dott stefano ventura bsness

STEFANO VENTURA – Linkedin

È il fondatore di Bsness.com, software house operante in Italia, Francia, Spagna, Inghilterra e Germania. Si è laureato in economia e commercio presso l’Università di Bologna dove ha anche conseguito il titolo di Dottore Commercialista. Ha esercitato con successo la professione di Dottore Commercialista come esperto in budget e business plan per poi dedicarsi a tempo pieno alla crescita di Bsness.com.