Nel 2026, un calzolaio in Italia può aspettarsi un guadagno annuo compreso tra 14.000 e 25.000 euro netti come dipendente, mentre una calzoleria artigiana ben avviata può raggiungere ricavi e fatturato medio superiori, soprattutto nei segmenti di alta gamma e personalizzazione. Il margine operativo lordo resta elevato, attestandosi tra il 60% e il 70%, grazie al basso costo dei materiali rispetto ai prezzi di vendita dei servizi. Tuttavia, la redditività effettiva dipende da variabili come l’ubicazione, la clientela e la capacità di offrire servizi specializzati, come la rigenerazione di sneaker o la cura di accessori di lusso. L’investimento iniziale per avviare una calzoleria è relativamente contenuto rispetto ad altre attività artigiane, ma il payback può variare in base alla domanda locale e alla reputazione acquisita. Questi dati, aggiornati al contesto italiano del 2026, aiutano a valutare con realismo le prospettive economiche di chi sceglie questa professione.

Dati in sintesi

  • Stipendio annuo dipendente: 14.000–25.000 € netti
  • Stipendio mensile medio: circa 1.163 € netti
  • Margine operativo lordo: 60–70%
  • Domanda mercato: stabile
  • Investimento iniziale: fascia bassa rispetto ad altre attività artigiane
Guadagno e stipendio di un calzolaio in italia: dati 2026 tra dipendenti e titolari

Guadagno e stipendio di un calzolaio in italia: dati 2026 tra dipendenti e titolari

Stipendio netto e lordo di un calzolaio dipendente

Nel 2026, il guadagno di un calzolaio dipendente in Italia è regolato principalmente dal CCNL del settore calzaturiero o, in alcuni casi, da quello del commercio. La retribuzione lorda mensile per un lavoratore subordinato oscilla tra circa 1.200 euro per figure di primo livello e operai specializzati, fino a circa 1.800 euro per profili con maggiore anzianità ed esperienza.

Considerando le trattenute fiscali e contributive, lo stipendio netto mensile (su 13 o 14 mensilità) parte da circa 950 euro per apprendisti o qualifiche base e si attesta mediamente attorno ai 1.160 euro. Le figure più esperte e qualificate possono raggiungere un netto mensile di circa 1.400 euro. Questi valori sono in linea con le simulazioni dei principali calcolatori stipendiali aggiornati alle aliquote IRPEF 2026.

  • Lordo mensile dipendente: 1.200 – 1.800 euro
  • Netto mensile dipendente: 950 – 1.400 euro
  • Netto medio mensile: 1.160 euro

Su base annua, il guadagno netto di un calzolaio dipendente si posiziona tra 12.350 e 18.200 euro, a seconda di esperienza, livello contrattuale e presenza di mensilità aggiuntive.

Guadagno e utile netto di un calzolaio titolare di bottega

Per un calzolaio artigiano in proprio, il discorso cambia sensibilmente. Nel 2026, l’utile netto mensile di una bottega può variare, ma mediamente si attesta attorno ai 1.500 euro. Questo valore rappresenta il guadagno effettivo dopo aver dedotto costi fissi (affitto, utenze, materiali, contributi INPS artigiani, tasse) e variabili.

Il range di utile netto mensile può oscillare in funzione di diversi fattori:

  • Zona geografica: nelle grandi città e nei centri ad alta densità commerciale, il margine può essere superiore rispetto alle aree rurali o periferiche.
  • Dimensione dell’attività: una bottega con più collaboratori o servizi aggiuntivi (riparazione borse, duplicazione chiavi, vendita accessori) può incrementare il fatturato, ma anche i costi fissi.
  • Esperienza e reputazione: un calzolaio con clientela fidelizzata e specializzazione in lavorazioni di pregio può raggiungere utili superiori alla media.

Su base annua, il guadagno netto di un titolare si posiziona attorno ai 18.000 euro, ma può variare sensibilmente in base alle dinamiche sopra descritte.

Guadagno di apprendisti e collaboratori

Gli apprendisti calzolai percepiscono uno stipendio netto mensile di circa 950 euro, valore che riflette la retribuzione d’ingresso prevista dai contratti collettivi. Su base annua, il guadagno netto si attesta intorno agli 11.400 – 12.000 euro, considerando eventuali mensilità aggiuntive.

I collaboratori (ad esempio familiari o lavoratori a chiamata) possono avere compensi variabili, spesso legati alle ore effettivamente lavorate e alle mansioni svolte. In media, il guadagno netto mensile per queste figure si posiziona tra 900 e 1.100 euro.

Variazioni dovute a esperienza, zona e dimensione dell’attività

L’esperienza incide in modo significativo sul guadagno: un calzolaio con oltre 10 anni di attività può ottenere fino al 20% in più rispetto a un neoassunto o a un apprendista.

La zona geografica è un altro fattore chiave: nelle regioni del Nord e nei grandi centri urbani, il lordo mensile tende a essere più elevato, mentre nel Sud Italia e nelle aree interne i valori si avvicinano al minimo del range.

Infine, la dimensione dell’attività influisce sia sui costi che sulle potenzialità di guadagno: una bottega con più addetti e servizi integrati può superare i 2.000 euro netti mensili di utile, ma comporta anche maggiori rischi e investimenti.

Punti chiave

  • Il mestiere del calzolaio resta richiesto e resiliente nel 2026.
  • I margini sono elevati grazie al basso costo dei materiali.
  • La redditività dipende da ubicazione, clientela e servizi specializzati.
  • L’investimento iniziale è contenuto rispetto ad altre attività artigiane.
Composizione dei ricavi e struttura dei costi per un calzolaio: analisi dettagliata

Composizione dei ricavi e struttura dei costi per un calzolaio: analisi dettagliata

Tipologia di clientela e incidenza sui ricavi

La clientela di una calzoleria artigianale si compone prevalentemente di privati, che rappresentano circa l’80-85% del fatturato. Questi clienti si rivolgono al calzolaio per servizi di riparazione e manutenzione di scarpe (come risuolature, sostituzione tacchi, allargamento o cuciture), ma anche per la sistemazione di borse, cinture e giacche in pelle.

Il restante 15-20% dei ricavi proviene da aziende e professionisti (B2B), grazie a accordi commerciali per la manutenzione di calzature antinfortunistiche, divise aziendali o servizi di riparazione per negozi di abbigliamento e calzature. Questa quota, sebbene minoritaria, può garantire entrate ricorrenti e una maggiore stabilità nel tempo.

Ticket medio, frequenza degli ordini e stagionalità

Il ticket medio per singolo intervento in una calzoleria si attesta tra 18 e 28 euro. Questo valore dipende dal tipo di servizio richiesto: la risuolatura completa può costare anche 25-28 euro, mentre interventi più semplici (come la sostituzione di un tacco) si aggirano sui 18-20 euro.

La frequenza degli ordini varia in base alla stagionalità e alla tipologia di clientela. I picchi di lavoro si registrano tipicamente in autunno e primavera, quando la domanda di riparazioni aumenta per il cambio di stagione e la necessità di rimettere a nuovo le calzature. Nei mesi di luglio-agosto e gennaio-febbraio si osserva invece una flessione della domanda.

Su base annua, una calzoleria artigianale può raggiungere un fatturato compreso tra 30.000 e 54.000 euro, con una forte incidenza dei servizi di riparazione rispetto alla vendita di accessori e piccola pelletteria (che rappresentano circa il 20% dei ricavi).

Principali voci di costo: esempi numerici e range

  • Affitto: il costo mensile per un locale di piccole dimensioni in zona semicentrale oscilla tra 400 e 900 euro, per un totale annuo compreso tra 4.800 e 10.800 euro.
  • Materiali di consumo: gomma, cuoio, colle, minuteria e accessori incidono per circa 3.000-6.000 euro l’anno, a seconda del volume di lavoro e della tipologia di servizi offerti.
  • Utenze: energia elettrica, acqua e gas comportano una spesa annua tra 1.200 e 2.000 euro.
  • Personale: nella maggior parte dei casi la calzoleria è gestita dal titolare, ma se presente un apprendista o un collaboratore part-time, il costo annuo può variare da 8.000 a 15.000 euro (inclusi oneri previdenziali).
  • Marketing e pubblicità: la promozione locale (volantini, sponsorizzazioni social, presenza su piattaforme digitali) comporta una spesa annua tra 500 e 1.500 euro.
  • Assicurazioni: la polizza RC professionale e quella per danni a terzi o incendio/furto possono incidere per 400-800 euro l’anno.

In sintesi, i costi fissi e variabili di una calzoleria sono relativamente contenuti rispetto ad altre attività commerciali, ma incidono in modo significativo sulla redditività, soprattutto nei periodi di bassa stagionalità.

Esempio di struttura dei ricavi e dei costi annuali

Considerando una calzoleria con fatturato annuo di 40.000 euro (valore intermedio), la ripartizione tipica delle voci di costo potrebbe essere la seguente:

  • Affitto: 7.200 euro
  • Materiali: 4.500 euro
  • Utenze: 1.500 euro
  • Personale: 10.000 euro
  • Marketing: 800 euro
  • Assicurazioni: 600 euro
  • TOTALE COSTI: 24.600 euro

In questo scenario, il margine lordo prima delle imposte e degli ammortamenti si attesterebbe intorno a 15.400 euro, evidenziando la necessità di una gestione attenta dei costi e di una clientela fidelizzata per mantenere la redditività dell’attività.

Margini operativi, EBITDA e payback: la redditività di una calzoleria

Margini operativi, EBITDA e payback: la redditività di una calzoleria

Margini operativi tipici per una calzoleria: valori concreti

Nel settore delle calzolerie artigiane, la redditività si misura principalmente attraverso il margine operativo lordo (EBITDA) e il margine operativo netto. Secondo i dati di mercato, una calzoleria ben gestita può aspettarsi un margine EBITDA medio compreso tra il 10% e il 20%. Questo significa che, su un fatturato annuo di 50.000 euro, il risultato operativo lordo può variare tra 5.000 e 10.000 euro prima di considerare ammortamenti, interessi e imposte.

Il margine operativo netto, che considera anche costi non direttamente legati alla produzione (come ammortamenti e oneri finanziari), si attesta generalmente tra il 5% e il 10%. In termini pratici, su un ricavo di 50.000 euro, il risultato netto può oscillare tra 2.500 e 5.000 euro annui. Questi valori sono in linea con le attività artigiane tradizionali, dove la pressione competitiva e i costi fissi incidono sensibilmente sulla redditività finale.

EBITDA Medio e confronto con altre attività artigiane

Il EBITDA rappresenta un indicatore chiave per valutare la capacità di generare cassa dalla sola gestione operativa. Nel caso di una calzoleria, il valore medio del 10%-20% si posiziona leggermente sotto rispetto a settori ad alta intensità di conoscenza (come software o consulenza specialistica, dove si superano spesso il 20%), ma è superiore rispetto a comparti come la grande distribuzione, dove l’EBITDA può scendere anche sotto il 10%.

  • Calzoleria: EBITDA 10%-20%
  • Altre attività artigiane (falegnameria, sartoria): EBITDA tipico 12%-18%
  • Commercio al dettaglio: EBITDA spesso inferiore al 10%

Questo confronto evidenzia come la calzoleria si collochi in una fascia di redditività media tra le attività artigiane, grazie a una buona capacità di generare valore aggiunto ma con margini comunque limitati dalla concorrenza e dalla sensibilità ai costi fissi.

Payback dell’investimento iniziale: tempi di recupero

Un altro indicatore fondamentale per valutare la sostenibilità economica di una calzoleria è il payback period, ovvero il tempo necessario a recuperare l’investimento iniziale. I dati di settore indicano che il periodo di recupero dell’investimento per una calzoleria si colloca generalmente tra 3 e 6 anni. Questo significa che, a fronte di un investimento iniziale di 30.000 euro (comprensivo di attrezzature, arredi e avviamento), il titolare può aspettarsi di rientrare della spesa in un arco temporale compreso tra il terzo e il sesto anno di attività, a seconda della capacità di generare utili.

La variabilità dipende da diversi fattori: ubicazione del negozio, portafoglio clienti, capacità di differenziare i servizi (riparazioni specialistiche, personalizzazioni, vendita di prodotti complementari). Un’attività ben posizionata e con una clientela fidelizzata può raggiungere il break-even già entro i primi 3 anni, mentre una gestione più prudente o in aree a bassa densità può richiedere fino a 6 anni per il completo recupero dell’investimento.

Scenari numerici: base, ottimistico e prudente

  • Scenario base: Fatturato annuo 50.000 euro, EBITDA 15% (7.500 euro), margine netto 7% (3.500 euro), payback 4 anni.
  • Scenario ottimistico: Fatturato annuo 70.000 euro, EBITDA 20% (14.000 euro), margine netto 10% (7.000 euro), payback 3 anni.
  • Scenario prudente: Fatturato annuo 35.000 euro, EBITDA 10% (3.500 euro), margine netto 5% (1.750 euro), payback 6 anni.

Questi esempi mostrano come la redditività di una calzoleria sia fortemente influenzata dalla capacità di generare ricavi e di mantenere sotto controllo i costi operativi. Un’attenta gestione dei KPI economici (fatturato per addetto, incidenza dei costi fissi, rotazione del magazzino) è essenziale per garantire la sostenibilità dell’attività nel medio-lungo periodo.

KPI Economici più rilevanti per la calzoleria

  • Margine operativo lordo (EBITDA): indica la redditività della gestione caratteristica.
  • Margine operativo netto: misura il risultato dopo costi non operativi e imposte.
  • Payback period: tempo di recupero dell’investimento iniziale.
  • Fatturato per addetto: utile per confrontare la produttività con altre attività artigiane.
  • Incidenza dei costi fissi: fondamentale per valutare la resilienza dell’attività in caso di calo della domanda.

Monitorare costantemente questi indicatori permette al calzolaio di valutare la salute economica dell’impresa e di intervenire tempestivamente per migliorare la redditività, anche in un contesto di mercato competitivo e in evoluzione.

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Investimento iniziale e tassazione per aprire una calzoleria: quanto serve e come incide il fisco

Capex e costi di avviamento per una calzoleria nel 2026

Per aprire una calzoleria in Italia nel 2026 è necessario pianificare con attenzione l’investimento iniziale, che rappresenta la base per avviare l’attività in modo professionale e competitivo. Il capitale richiesto varia in funzione della dimensione della bottega, della posizione e della scelta tra attività indipendente o franchising.

  • Bottega artigiana indipendente di piccole dimensioni: l’investimento iniziale stimato si colloca tra 10.000 € e 30.000 €. Questa fascia copre la maggior parte delle nuove aperture in centri urbani di medie dimensioni o quartieri residenziali.
  • Franchising consolidati o locali in posizioni di alto pregio: il capitale necessario può superare i 50.000 €, includendo fee di ingresso, arredi di design e location in zone ad alta visibilità.

Entrando nel dettaglio dei principali costi di avviamento:

  • Attrezzature professionali: tra 8.000 € e 15.000 € per macchine da cucire, banchi da lavoro, presse, levigatrici, utensili manuali e forme per scarpe. Optare per macchinari usati o ricondizionati può ridurre sensibilmente questa voce di spesa.
  • Arredi e allestimento locale: tra 3.000 € e 8.000 € per scaffalature, bancone, espositori, insegne e piccoli lavori di ristrutturazione.
  • Scorte iniziali: circa 1.500 € per materiali di consumo come cuoio, suole, tacchi, colle, lacci e minuteria.

In sintesi, l’investimento minimo realistico per una calzoleria artigiana si attesta tra 10.000 € e 20.000 €, mentre una dotazione più completa e una location strategica possono portare il fabbisogno iniziale verso i 30.000 € o oltre.

Regimi fiscali applicabili e aliquote per il calzolaio

La scelta del regime fiscale incide in modo diretto sulla redditività netta dell’attività di calzolaio. Nel 2026, le opzioni principali sono:

  • Regime forfettario: riservato a chi ha ricavi annui fino a 85.000 €. Prevede una tassazione sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni in caso di nuove attività) applicata su una base imponibile calcolata forfettariamente, con coefficiente di redditività del 67% per le attività artigiane.
  • Regime ordinario: si applica oltre la soglia degli 85.000 € di ricavi o su opzione. Prevede IRPEF a scaglioni (dal 23% al 43%), addizionali regionali e comunali, IVA e deduzione analitica dei costi sostenuti.

Entrambi i regimi comportano il versamento dei contributi INPS artigiani, che rappresentano una voce di costo previdenziale fissa e variabile.

Contributi INPS artigiani: impatto sul reddito netto

I contributi INPS per artigiani sono composti da una quota fissa annuale e da una quota variabile sul reddito eccedente il minimale:

  • Quota fissa: circa 4.500 € annui (dato 2026, soggetto ad aggiornamento), dovuta anche in assenza di utili.
  • Quota variabile: 24% circa sul reddito eccedente il minimale (poco sopra i 17.000 € annui).

Questi contributi sono deducibili dal reddito sia in regime forfettario (in misura forfettaria) sia in regime ordinario (in misura analitica).

Simulazione di tassazione e costi previdenziali

Per comprendere l’impatto fiscale e previdenziale, ecco una simulazione concreta per un calzolaio in regime forfettario con ricavi annui di 30.000 €:

  • Reddito imponibile: 30.000 € x 67% = 20.100 €
  • Contributi INPS deducibili: circa 4.500 €
  • Base imponibile fiscale: 20.100 € – 4.500 € = 15.600 €
  • Imposta sostitutiva (15%): 15.600 € x 15% = 2.340 €
  • Totale contributi INPS: 4.500 € (quota fissa, senza eccedenza)
  • Reddito netto annuo: 30.000 € – 2.340 € – 4.500 € = 23.160 €

In caso di regime ordinario, la tassazione IRPEF e le addizionali possono portare a un prelievo fiscale più elevato, ma consentono la deduzione analitica di tutti i costi sostenuti, inclusi quelli per materiali, utenze, affitto e personale.

È fondamentale valutare con attenzione la convenienza tra i due regimi in base al volume d’affari previsto e alla struttura dei costi, per massimizzare la redditività netta della calzoleria.

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I principali fattori che influenzano il guadagno di un calzolaio

Il guadagno di un calzolaio in Italia è il risultato di una combinazione di variabili che incidono in modo diretto su ricavi, margini e redditività dell’attività. Comprendere questi fattori è fondamentale per valutare il potenziale economico di una bottega artigiana e per individuare le leve su cui agire per migliorare la performance finanziaria. Di seguito analizziamo i principali elementi che determinano le differenze di reddito tra i calzolai, con particolare attenzione ai dati disponibili per il mercato italiano.

Impatto della posizione geografica e del contesto urbano

La localizzazione della bottega è uno dei fattori più incisivi sul fatturato di un calzolaio. Le attività situate in grandi città, capoluoghi di provincia o in zone ad alto passaggio pedonale (come i centri storici) possono raggiungere un fatturato annuo superiore a 120.000€. Questo risultato è favorito dalla maggiore densità di clientela potenziale e dal flusso costante di persone.

  • In aree metropolitane del Nord Italia (es. Milano), la domanda di servizi artigianali è più elevata e i prezzi medi possono essere superiori rispetto al Sud o alle zone rurali.
  • Al contrario, nelle piccole città o in provincia, il fatturato medio di una bottega autonoma si attesta generalmente tra 25.000€ e 45.000€ annui, con una clientela più stabile ma numericamente inferiore.

La scelta della posizione incide non solo sui ricavi, ma anche sui costi fissi (affitti, utenze), che nelle zone centrali possono essere sensibilmente più alti, riducendo i margini se non compensati da un volume d’affari adeguato.

Esperienza, dimensione e specializzazione dell’attività

L’esperienza del calzolaio e la dimensione dell’attività sono determinanti per la redditività. Un artigiano con anni di attività alle spalle, una clientela fidelizzata e una reputazione consolidata può permettersi di applicare tariffe più alte e di gestire lavorazioni più complesse, aumentando così il margine medio per intervento.

  • Un calzolaio dipendente percepisce generalmente uno stipendio fisso, mentre un artigiano in proprio può vedere il proprio guadagno netto mensile oscillare in modo significativo in base alla gestione e all’andamento della domanda.
  • Le botteghe più grandi, con personale aggiuntivo o servizi integrati (riparazione borse, duplicazione chiavi, vendita accessori), possono incrementare il fatturato e diversificare le fonti di ricavo.
  • La specializzazione in lavorazioni di alta gamma (scarpe di lusso, restauro di pelletteria pregiata) consente di applicare prezzi premium e di rivolgersi a una clientela disposta a spendere di più, con margini superiori alla media.

In sintesi, esperienza, ampiezza dei servizi e specializzazione sono leve fondamentali per aumentare sia i ricavi sia la redditività netta dell’attività.

Acquisizione clienti, marketing e digitalizzazione

La capacità di acquisire nuovi clienti e di fidelizzare quelli esistenti è un altro elemento chiave per la crescita del fatturato. I canali tradizionali (passaparola, presenza nel quartiere) restano importanti, ma stanno emergendo nuove strategie:

  • L’utilizzo di strumenti digitali (sito web, social network, piattaforme di prenotazione online) permette di raggiungere una clientela più ampia e di intercettare nuove fasce di mercato, soprattutto tra i più giovani.
  • Le strategie di marketing mirate (promozioni, collaborazioni con negozi di calzature, convenzioni con aziende) possono aumentare il flusso di lavoro e migliorare la visibilità della bottega.
  • L’adozione di tecnologie per la gestione delle commesse, la fatturazione elettronica e il controllo dei costi contribuisce a ottimizzare i processi e a ridurre gli sprechi, con effetti positivi sui margini.

Le attività che investono in digitalizzazione e innovazione sono generalmente più resilienti alle fluttuazioni della domanda e possono accedere a nuove opportunità di business, incrementando il valore medio delle lavorazioni e la redditività complessiva.

Conclusioni: come i fattori incidono su ricavi e margini

In conclusione, il guadagno di un calzolaio dipende da una molteplicità di fattori interconnessi. Una posizione strategica, un’offerta ampia e specializzata, una gestione attenta e l’adozione di strumenti digitali possono fare la differenza tra una bottega con fatturato limitato (25.000–45.000€ annui) e una realtà capace di superare i 120.000€ l’anno. Ogni scelta gestionale, dalla localizzazione al marketing, incide direttamente su ricavi, costi e margini, determinando la sostenibilità e la crescita dell’attività nel tempo.

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Domande frequenti su quanto guadagna un Calzolaio nel 2026

Qual è lo stipendio netto medio di un calzolaio dipendente nel 2026?

Nel 2026, un calzolaio dipendente in Italia percepisce uno stipendio netto medio compreso tra 1.163 e 1.200 euro al mese. Questa cifra può variare da un minimo di 650 euro (per apprendisti o part-time) fino a oltre 1.700 euro netti mensili per i professionisti più esperti.

Quanto guadagna un calzolaio artigiano titolare di una propria attività?

Un calzolaio in proprio, con una calzoleria ben avviata, può generare un fatturato mensile tra 2.500 e 4.500 euro. L’utile netto annuo, in caso di gestione attenta, risulta spesso superiore a quello di un dipendente, ma è soggetto a maggiore variabilità e rischio imprenditoriale.

Quali sono i margini netti tipici per una calzoleria?

I margini netti di una calzoleria sono molto variabili e dipendono dalla gestione dei costi e dal volume di lavoro. In generale, una gestione oculata permette di ottenere un reddito netto interessante, ma non sono disponibili percentuali precise nei dati attuali.

Come incidono tasse e contributi sui guadagni di un calzolaio in proprio?

Per un calzolaio titolare, tasse e contributi rappresentano una voce di costo significativa che va a ridurre l’utile netto rispetto al fatturato lordo. Una corretta pianificazione fiscale è fondamentale per mantenere la redditività dell’attività.

Quali fattori influenzano maggiormente i guadagni di un calzolaio?

I principali fattori che incidono sui guadagni sono l’esperienza, la reputazione, la posizione della calzoleria e la capacità di fidelizzare la clientela. Una gestione attenta dei costi e la qualità del servizio offerto fanno la differenza nella redditività complessiva.

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Articolo scritto il 15/05/2026

dott stefano ventura bsness

STEFANO VENTURALinkedin

È il fondatore di Bsness.com, software house operante in Italia, Francia, Spagna, Inghilterra e Germania. Si è laureato in economia e commercio presso l’Università di Bologna dove ha anche conseguito il titolo di Dottore Commercialista. Ha esercitato con successo la professione di Dottore Commercialista come esperto in budget e business plan per poi dedicarsi a tempo pieno alla crescita di Bsness.com.