Nel 2026, un agente di commercio in Italia può aspettarsi un guadagno annuo lordo compreso tra meno di 18.000 € per i profili alle prime armi e oltre 72.000 € per i top performer, con una media mensile netta che oscilla tra 1.650 € e 2.500 €. Per chi inizia, il fatturato medio annuo si attesta tra 24.600 € e 26.000 € lordi, mentre dopo cinque anni di esperienza la retribuzione tipica sale tra i 35.000 € e oltre 50.000 € lordi. Questi dati, aggiornati al contesto italiano del 2026, riflettono una forte variabilità legata a settore, area geografica e portafoglio clienti. Il margine operativo dipende principalmente dalle provvigioni, che mediamente variano dal 3% al 10% del valore delle vendite intermediate. Prima di intraprendere questa professione è fondamentale valutare l’investimento iniziale, i costi di gestione e le condizioni contrattuali, poiché la redditività effettiva può essere influenzata da detrazioni fiscali, regime previdenziale e situazione familiare. Conoscere questi parametri consente una stima realistica del payback e delle prospettive di crescita nel settore commerciale.

Dati in sintesi

  • Guadagno annuo lordo: <18.000 € – >72.000 €
  • Media mensile netta: 1.650 € – 2.500 €
  • Inizio carriera (annuo lordo): 24.600 € – 26.000 €
  • Dopo 5 anni (annuo lordo): 35.000 € – >50.000 €
  • Provvigioni medie: 3% – 10%
Guadagno annuo di un agente di commercio in italia: range, differenze e fattori chiave nel 2026

Guadagno annuo di un agente di commercio in italia: range, differenze e fattori chiave nel 2026

Range di guadagno lordo e netto: dati aggiornati per il 2026

Nel 2026, il guadagno annuo lordo di un agente di commercio in Italia si posiziona mediamente tra 30.000€ e 40.000€. Tuttavia, la forbice retributiva è molto ampia: i profili junior o part-time possono percepire meno di 18.000€ lordi annui, mentre le figure senior più affermate superano i 100.000€ lordi.

Il reddito netto mensile medio per un agente di commercio si attesta intorno a 1.650€, considerando 13 o 14 mensilità, secondo le simulazioni aggiornate ai nuovi scaglioni IRPEF 2026. Questo valore è in linea con quanto riportato per il 4° livello del CCNL Commercio, che indica uno stipendio netto di circa 1.670€ mensili.

La struttura del reddito di un agente di commercio è prevalentemente provvigionale, con percentuali che oscillano tra il 3% e il 10% sulle vendite. In alcuni casi, il compenso è integrato da un fisso mensile o da rimborsi spese, ma la componente variabile resta dominante.

Guadagni per livello di esperienza: junior, medio e senior

  • Junior/part-time: Un agente alle prime armi o che lavora part-time può aspettarsi un guadagno lordo annuo inferiore a 18.000€. Il netto mensile, in questi casi, può scendere anche sotto i 1.200€.
  • Profilo medio: Un agente con qualche anno di esperienza raggiunge più facilmente la fascia 30.000–40.000€ lordi annui. Il netto mensile si attesta tra 1.500€ e 1.700€.
  • Senior: I professionisti con una clientela consolidata, specializzati in settori ad alto valore aggiunto, possono superare i 100.000€ lordi annui. In questi casi, il netto mensile può superare i 4.000€, soprattutto se la componente provvigionale è significativa.

L’esperienza incide in modo determinante sia sulla capacità di generare fatturato che sulle condizioni contrattuali ottenibili, con una progressione retributiva che può essere molto rapida nei primi anni per chi riesce a costruire un portafoglio clienti solido.

Differenze tra settori, regioni e tipologie di mandato

Il settore di attività rappresenta uno dei principali fattori di differenziazione del guadagno. Ad esempio, gli agenti nel settore farmaceutico o automotive possono beneficiare di provvigioni più elevate e di una domanda più stabile, rispetto a chi opera in comparti come l’edilizia o il commercio al dettaglio.

Anche la zona geografica incide sensibilmente: nelle regioni del Nord Italia (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna) i guadagni medi sono superiori rispetto al Centro-Sud, grazie a un tessuto imprenditoriale più dinamico e a una maggiore presenza di aziende clienti.

La tipologia di mandato distingue ulteriormente il panorama retributivo:

  • Monomandatario: L’agente rappresenta una sola azienda e, in cambio dell’esclusiva, può ottenere provvigioni più alte (spesso verso il 7–10%) e, talvolta, un fisso mensile più consistente.
  • Plurimandatario: L’agente può rappresentare più aziende contemporaneamente, ma le provvigioni sono generalmente più basse (3–6%) e la stabilità del reddito dipende dalla capacità di gestire più mandati e clienti.

La scelta tra monomandato e plurimandato dipende spesso dal settore e dalle strategie personali: chi punta su un solo brand forte può preferire il monomandato, mentre chi vuole diversificare il rischio opta per il plurimandato.

Conclusioni: variabilità e prospettive di reddito

In sintesi, il guadagno di un agente di commercio in Italia nel 2026 è fortemente variabile e dipende da esperienza, settore, area geografica e tipologia di mandato. Il range va da meno di 18.000€ lordi annui per i profili junior a oltre 100.000€ per i senior, con una media di 30.000–40.000€ lordi e un netto mensile di circa 1.650€. La componente provvigionale, la capacità di costruire relazioni e la scelta del settore restano i principali driver della redditività.

Punti chiave

  • I guadagni variano molto in base a esperienza e risultati.
  • Le provvigioni rappresentano la principale fonte di reddito.
  • La media mensile netta si colloca tra 1.650 € e 2.500 €.
  • Fattori come settore, area e portafoglio clienti incidono sulla retribuzione.
Composizione dei ricavi e struttura dei costi per un agente di commercio

Composizione dei ricavi e struttura dei costi per un agente di commercio

Tipologia di clienti serviti e ticket medio per vendita

Un agente di commercio in Italia opera principalmente come monomandatario (per una sola azienda) o plurimandatario (per più aziende), rivolgendosi a una clientela composta da imprese, negozianti, professionisti e, in alcuni casi, privati. La tipologia di clienti varia in base al settore merceologico: ad esempio, nel settore farmaceutico o alimentare i clienti sono prevalentemente aziende e distributori, mentre nel settore assicurativo o immobiliare possono essere anche privati.

Il ticket medio per vendita dipende fortemente dal settore di riferimento. In ambito industriale o B2B, il valore dei contratti può superare facilmente i 10.000 euro per singola transazione, mentre nei settori retail o servizi il ticket medio può oscillare tra 500 e 3.000 euro. Questo valore è determinante per il calcolo delle provvigioni e, di conseguenza, per la redditività dell’attività.

Frequenza delle commissioni, stagionalità e principali fonti di provvigione

La frequenza delle commissioni per un agente di commercio è generalmente mensile, con liquidazione delle provvigioni in base ai contratti effettivamente conclusi e fatturati. In alcuni casi, soprattutto per prodotti a ciclo di vendita lungo, la liquidazione può avvenire trimestralmente.

Le provvigioni rappresentano la fonte principale di ricavo e sono tipicamente comprese tra il 3% e il 10% del valore dei beni o servizi intermediati. Il range varia in funzione del settore: ad esempio, nei beni di largo consumo la percentuale tende verso il 3-5%, mentre nei servizi specializzati o prodotti tecnici può arrivare anche al 10%.

Stagionalità: in molti settori, i ricavi degli agenti di commercio sono soggetti a fluttuazioni stagionali. Ad esempio, nel settore alimentare si registrano picchi di vendita in prossimità delle festività, mentre nel settore turistico o immobiliare la stagionalità può essere legata ai periodi di alta domanda (estate, fine anno, ecc.).

Oltre alle provvigioni, alcune aziende riconoscono premi o incentivi al raggiungimento di determinati obiettivi di vendita, che possono incidere in modo significativo sul guadagno complessivo. Per i monomandatari, è talvolta previsto anche un rimborso spese per trasferte e utilizzo dell’auto, mentre l’indennità di clientela (pari al 3-3,5% delle somme maturate) viene corrisposta a fine rapporto come tutela per la perdita del portafoglio clienti.

Principali voci di costo: fissi e variabili

L’attività di agente di commercio comporta una serie di costi fissi e variabili che incidono direttamente sulla redditività. Le principali voci di spesa includono:

  • Auto e carburante: l’utilizzo dell’auto è spesso indispensabile per visitare i clienti. I costi annuali possono superare facilmente i 4.000-6.000 euro, considerando carburante, manutenzione, assicurazione e ammortamento del veicolo.
  • Strumenti digitali: smartphone, tablet, computer portatile e software di gestione clienti (CRM) sono strumenti essenziali. La spesa annua può variare tra 500 e 1.500 euro, a seconda delle soluzioni adottate.
  • Formazione professionale: per mantenere la competitività e aggiornarsi sulle novità di settore, molti agenti investono in corsi di formazione, con costi che possono andare da 300 a 1.000 euro l’anno.
  • Assicurazioni: polizze RC professionale e infortuni sono spesso obbligatorie o fortemente consigliate, con premi che possono raggiungere i 500-1.000 euro annui.
  • Costi amministrativi: comprendono la gestione della partita IVA, la tenuta della contabilità, le spese bancarie e i contributi previdenziali. Questi costi possono incidere per 1.500-3.000 euro l’anno.

In sintesi, il margine netto di un agente di commercio dipende dalla capacità di generare volumi di vendita sufficienti a coprire questi costi e a massimizzare la redditività. La gestione attenta delle spese e la scelta dei mandati più remunerativi sono elementi chiave per il successo economico dell’attività.

Margini operativi, payback e scenari economici per l’agente di commercio nel 2026

Margini operativi, payback e scenari economici per l’agente di commercio nel 2026

Margini ebitda: quanto resta davvero all’agente di commercio

Il margine operativo lordo (EBITDA) rappresenta uno dei principali indicatori per valutare la redditività reale dell’attività di agente di commercio. Questo parametro misura la capacità di generare valore operativo, escludendo interessi, tasse, deprezzamenti e ammortamenti, e si calcola come rapporto tra EBITDA e ricavi totali.

Nel 2026, i benchmark di settore evidenziano forti differenze a seconda dell’ambito in cui opera l’agente:

  • Servizi professionali e software (SaaS): margini EBITDA tra il 20% e il 35%. Gli agenti che lavorano in questi settori, spesso con portafogli digitali o prodotti ad alto valore aggiunto, possono puntare a margini elevati grazie a costi fissi contenuti e ricavi ricorrenti.
  • Manifatturiero: margini EBITDA tra il 15% e il 20%. Gli agenti che rappresentano aziende manifatturiere, soprattutto PMI, si attestano su valori medi, influenzati da costi logistici e di gestione più elevati.
  • Ristorazione e retail: margini EBITDA tra il 10% e il 15%. In questi settori, la pressione competitiva e i costi operativi riducono la redditività potenziale per l’agente.
  • Piccola impresa (PMI): obiettivo sostenibile tra il 15% e il 25%. Questo range rappresenta un target ambizioso ma realistico per agenti che operano in contesti dinamici e ben gestiti.

La ripresa dei margini prevista per il 2025-2026 offre agli agenti di commercio opportunità di miglioramento, soprattutto per chi saprà ottimizzare i costi e selezionare settori a maggiore valore aggiunto.

Payback period: tempi di recupero dell’investimento iniziale

Un aspetto cruciale per chi avvia o gestisce l’attività di agente di commercio è il payback period, ovvero il tempo necessario per recuperare l’investimento iniziale. Questo parametro risponde alla domanda: “In quanti anni rientro dei capitali investiti?”

Secondo i benchmark aggiornati, il payback period tipico per un agente di commercio varia tra 2 e 5 anni. Il valore dipende da diversi fattori:

  • Settore di riferimento: nei servizi professionali e nel software, il recupero può avvenire in 2-3 anni, grazie a commissioni elevate e costi di avviamento contenuti.
  • Esperienza e portafoglio clienti: un agente esperto, con relazioni consolidate, può ridurre il payback anche sotto i 2 anni, mentre un neo-agente potrebbe impiegare fino a 5 anni per raggiungere il break-even.
  • Investimento iniziale: chi investe in strumenti digitali, formazione e marketing può accelerare il ritorno, ma deve considerare un esborso iniziale più elevato.

Un payback inferiore ai 3 anni è considerato ottimale e segnale di un’attività ben impostata, mentre valori superiori ai 5 anni indicano criticità nella strategia o nella scelta del settore.

Scenari economici 2026: base, ottimistico e prudente

Per valutare la sostenibilità economica dell’attività di agente di commercio, è fondamentale simulare diversi scenari previsionali per il 2026. Ecco tre ipotesi concrete:

  • Scenario base: l’agente opera in un settore stabile (ad esempio, PMI manifatturiera), con margini EBITDA del 18% e un payback di 3 anni. Su ricavi annui di 100.000 euro, l’EBITDA sarebbe pari a 18.000 euro.
  • Scenario ottimistico: l’agente lavora in ambito software/servizi, ottimizza i costi e sfrutta relazioni consolidate. Margine EBITDA al 30%, payback di 2 anni. Su ricavi di 120.000 euro, l’EBITDA raggiunge 36.000 euro annui.
  • Scenario prudente: l’agente è alle prime armi o opera in settori a bassa marginalità (retail/ristorazione). Margine EBITDA al 12%, payback di 5 anni. Su ricavi di 80.000 euro, l’EBITDA si ferma a 9.600 euro annui.

Questi esempi mostrano come esperienza, settore e capacità di gestione influenzino in modo determinante la redditività e la velocità di recupero dell’investimento per l’agente di commercio.

Conclusioni operative: come migliorare margini e payback

Per massimizzare i margini EBITDA e ridurre il payback period, l’agente di commercio deve:

  • Selezionare settori ad alta marginalità e con domanda stabile o crescente.
  • Investire in formazione e strumenti digitali per aumentare l’efficienza e la capacità di acquisire nuovi clienti.
  • Monitorare costantemente i KPI economici (EBITDA, payback, ricavi medi per cliente) e adattare la strategia in base ai risultati.
  • Costruire relazioni di lungo periodo con i clienti, per garantire ricavi ricorrenti e ridurre i rischi di volatilità.

In sintesi, l’agente di commercio che adotta un approccio analitico e proattivo può raggiungere margini operativi superiori alla media e recuperare rapidamente l’investimento iniziale, anche in uno scenario di mercato competitivo come quello previsto per il 2026.

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Investimento iniziale e impatto fiscale per diventare agente di commercio nel 2026

Costi di avvio: quanto serve per iniziare

Diventare agente di commercio nel 2026 comporta un investimento iniziale che si colloca generalmente tra 5.000€ e 15.000€. Questa forbice dipende dalla modalità di avvio scelta, dal settore di riferimento e dal livello di dotazione tecnologica e promozionale che si intende adottare. Analizzando le principali voci di spesa, si evidenziano alcuni costi fissi e altri variabili:

  • Costi di costituzione e burocrazia: L’apertura della Partita IVA e l’iscrizione al Registro Imprese/REA presso la Camera di Commercio comportano una spesa tra 150€ e 200€ per diritti e bolli. A questi si aggiunge l’onorario del commercialista per la consulenza iniziale, che si attesta tra 300€ e 500€.
  • Kit digitale: Firma digitale e PEC sono obbligatorie e hanno un costo compreso tra 50€ e 100€.
  • Formazione: Il corso abilitante per Agente e Rappresentante di Commercio (ex REC) è necessario per chi non possiede i requisiti di legge. Il costo varia in base all’ente formatore e alla regione, ma può incidere in modo significativo sul budget iniziale.
  • Strumentazione: L’acquisto di un PC portatile, uno smartphone di fascia medio-alta e, spesso, di un’auto aziendale rappresenta una delle voci più rilevanti. Il costo complessivo può variare da 2.000€ a oltre 10.000€ a seconda delle scelte effettuate.
  • Marketing di lancio: Per promuovere la propria attività, è consigliabile prevedere un budget di almeno 1.500€ per materiale promozionale, campagne online e biglietti da visita.

Nel complesso, i costi vivi di avvio (burocrazia, strumenti digitali, formazione) partono da circa 600€-1.200€, ma la dotazione tecnologica e il marketing possono far salire rapidamente l’investimento verso la fascia alta del range.

Regimi fiscali applicabili e incidenza su guadagno netto

L’agente di commercio può scegliere tra diversi regimi fiscali, che incidono in modo determinante sul guadagno netto:

  • Regime forfettario: Accessibile se il fatturato annuo non supera i 85.000€. Prevede una tassazione agevolata con imposta sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni in presenza di requisiti), applicata su un coefficiente di redditività del 62%. Non è possibile detrarre costi reali, ma si semplificano notevolmente gli adempimenti.
  • Regime ordinario: Obbligatorio per chi supera la soglia di fatturato o non possiede i requisiti per il forfettario. Qui si applica l’IRPEF a scaglioni, con possibilità di dedurre costi effettivi (auto, carburante, strumenti, spese di rappresentanza, ecc.). L’incidenza fiscale può variare sensibilmente in base al volume d’affari e alla struttura dei costi.

A prescindere dal regime scelto, i contributi previdenziali INPS (Gestione Commercianti) rappresentano una voce fissa e obbligatoria, che incide in modo rilevante sul reddito netto. Nel 2026, il contributo minimo annuo previsto si attesta su circa 4.200€, a cui si aggiunge una quota variabile in base al reddito dichiarato.

Strategie per ottimizzare il carico fiscale

Per massimizzare la redditività dell’attività di agente di commercio, è fondamentale adottare alcune strategie di ottimizzazione fiscale:

  • Valutare attentamente il regime fiscale più conveniente in base al proprio modello di business e alle prospettive di fatturato. Il forfettario è vantaggioso per chi ha costi contenuti e un volume d’affari sotto gli 85.000€, mentre il regime ordinario consente di dedurre molte spese reali.
  • Documentare e dedurre tutte le spese ammissibili (in regime ordinario): auto, carburante, strumenti informatici, formazione, spese di rappresentanza e marketing. Questo consente di abbattere la base imponibile e ridurre l’impatto fiscale.
  • Pianificare i versamenti previdenziali in modo da non trovarsi impreparati rispetto alle scadenze INPS, che rappresentano una delle principali voci di uscita.
  • Affidarsi a un commercialista specializzato nel settore commerciale, per individuare tutte le opportunità di risparmio fiscale e gestire correttamente la contabilità.

In sintesi, l’investimento iniziale per diventare agente di commercio nel 2026 è significativo, ma una gestione attenta di fisco e previdenza può fare la differenza sulla redditività netta dell’attività.

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Fattori determinanti per il guadagno di un agente di commercio: analisi approfondita

Impatto della zona geografica sui ricavi

La zona geografica rappresenta uno dei principali fattori che incidono sul guadagno di un agente di commercio in Italia. Nel Nord Italia – in particolare regioni come Lombardia e Veneto – la presenza di una maggiore densità industriale e di PMI consente agli agenti di costruire un portafoglio clienti più ampio e stabile. In queste aree, il reddito annuo lordo può facilmente attestarsi nella fascia alta della media nazionale, ovvero tra 30.000 e 40.000 euro, con possibilità di superare i 100.000 euro per i profili più esperti e ben inseriti.

Al contrario, nel Sud Italia la minore densità di imprese e le sfide logistiche possono limitare il volume delle vendite e, di conseguenza, le provvigioni. Tuttavia, una minore concorrenza in alcune nicchie può offrire opportunità di crescita a chi riesce a differenziarsi e a costruire relazioni solide con i clienti locali.

Esperienza, portafoglio clienti e settore di attività

L’esperienza è un moltiplicatore diretto del guadagno: un agente senior può ottenere provvigioni e ricavi ben superiori rispetto a un junior, arrivando anche a superare i 100.000 euro lordi annui. Questo risultato è spesso legato alla dimensione e qualità del portafoglio clienti: chi gestisce un numero elevato di clienti fidelizzati, soprattutto in settori ad alta marginalità, può beneficiare di provvigioni più elevate (fino al 10% del valore delle vendite).

Il settore di riferimento è un’altra leva fondamentale. Gli agenti che operano in comparti come tecnologia, farmaceutico o beni industriali spesso accedono a margini più alti rispetto a chi lavora in settori a bassa marginalità, come alcuni segmenti del commercio al dettaglio. La specializzazione in mercati di nicchia o in prodotti ad alto valore aggiunto può quindi incrementare sensibilmente la redditività.

Canali di vendita, digitalizzazione e investimenti in marketing

L’adozione di canali di vendita digitali e l’investimento in tecnologie innovative rappresentano oggi leve strategiche per aumentare il guadagno. Gli agenti che sfruttano CRM avanzati, piattaforme di e-commerce e strumenti di lead generation online riescono a ottimizzare il tempo e a raggiungere un pubblico più ampio, incrementando così il volume delle vendite e le relative provvigioni.

Gli investimenti in marketing – sia tradizionale che digitale – possono incidere direttamente sulla capacità di acquisire nuovi clienti e di migliorare la visibilità dell’agente sul mercato. Tuttavia, è fondamentale valutare il rapporto costi/benefici: spese eccessive in promozione senza un ritorno misurabile possono ridurre la redditività netta.

Leve per aumentare o ridurre la redditività

  • Espansione del portafoglio clienti: acquisire nuovi clienti e fidelizzare quelli esistenti è la chiave per aumentare il volume delle vendite e, di conseguenza, le provvigioni.
  • Specializzazione in settori ad alta marginalità: scegliere comparti dove le provvigioni sono più elevate (fino al 10%) consente di massimizzare i ricavi a parità di sforzo commerciale.
  • Digitalizzazione dei processi: l’uso di strumenti digitali riduce i costi operativi e permette di gestire più clienti in meno tempo, aumentando l’efficienza.
  • Investimenti mirati in marketing: campagne ben pianificate possono generare lead qualificati e nuove opportunità di vendita, ma vanno calibrate per non erodere i margini.
  • Gestione attenta dei costi: spese di trasferta, rappresentanza e promozione devono essere monitorate per evitare che incidano negativamente sulla redditività finale.

Al contrario, una scarsa digitalizzazione, la mancanza di specializzazione e investimenti poco mirati possono ridurre sensibilmente la redditività dell’attività di agente di commercio, anche in presenza di un buon volume di vendite.

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Domande frequenti su quanto guadagna un Agente di commercio nel 2026

Qual è il range tipico di guadagno netto per un agente di commercio nel 2026?

Nel 2026, il margine netto considerato sano per un agente di commercio si attesta intorno al 10%. Per le piccole imprese, la norma è tra il 7% e il 10%, mentre le start-up spesso faticano a superare il 7% a causa delle nuove pressioni sui costi.

Quali sono i margini operativi medi per un agente di commercio?

I margini operativi variano in base al settore di riferimento. Nel comparto dei servizi avanzati e tech si registrano margini tra il 15% e il 25%, mentre in settori più tradizionali come il retail la forbice scende tra il 2% e il 10% a causa della forte pressione competitiva.

Come incidono tasse e contributi sui guadagni di un agente di commercio?

Tasse e contributi riducono il margine netto effettivo rispetto a quello operativo. In particolare, per le piccole imprese e le start-up, la pressione fiscale può essere determinante nel mantenere il margine netto nella fascia bassa del range tipico.

Qual è l’investimento iniziale necessario per avviare l’attività di agente di commercio?

Il capitale investito netto varia in base alla dimensione e all’ambito operativo, ma per le piccole realtà è fondamentale valutare attentamente i costi di avvio per non compromettere la redditività nei primi anni di attività.

In quanto tempo si può raggiungere il payback dell’investimento iniziale?

I tempi medi di payback dipendono dalla capacità di generare margini netti sufficienti e dalla gestione dei costi. Per le start-up, la difficoltà a superare il 7% di margine netto può allungare i tempi di recupero dell’investimento rispetto a imprese più strutturate.

Quali sono i fattori che influenzano maggiormente la redditività di un agente di commercio nel 2026?

La redditività dipende principalmente dall’efficienza nella gestione dei costi, dalla scelta del settore di riferimento e dalla capacità di mantenere margini operativi elevati. Le nuove pressioni sui costi e la concorrenza sono elementi chiave che possono incidere significativamente sui risultati economici.

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Articolo scritto il 06/05/2026

dott stefano ventura bsness

STEFANO VENTURA – Linkedin

È il fondatore di Bsness.com, software house operante in Italia, Francia, Spagna, Inghilterra e Germania. Si è laureato in economia e commercio presso l’Università di Bologna dove ha anche conseguito il titolo di Dottore Commercialista. Ha esercitato con successo la professione di Dottore Commercialista come esperto in budget e business plan per poi dedicarsi a tempo pieno alla crescita di Bsness.com.