Nel 2026, avviare una tabaccheria in Italia richiede una valutazione attenta degli investimenti iniziali e dei costi ricorrenti, elementi fondamentali per garantire la sostenibilità dell’attività. Il settore, fortemente regolamentato e caratterizzato da una concorrenza elevata, impone una pianificazione accurata del fabbisogno finanziario, includendo spese per licenze, gestione e personale. Una stima aggiornata dei costi, basata su dati reali e proiezioni affidabili, è indispensabile per evitare errori strategici e ottimizzare la redditività. Il business plan, con particolare attenzione a indicatori come il DSCR e ai flussi di cassa, rappresenta uno strumento chiave anche per l’accesso al credito bancario. Questa guida offre un quadro pratico e aggiornato su tutti gli aspetti economico-finanziari dell’apertura di una tabaccheria, considerando le novità normative e gli incentivi previsti per il 2026 in Italia.

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Investimento iniziale per aprire una tabaccheria: analisi dettagliata dei costi capex nel 2026

Licenza e pratiche amministrative: il primo passo obbligato

Per aprire una tabaccheria in Italia nel 2026, il costo della licenza rappresenta una delle voci di spesa più rilevanti tra gli investimenti iniziali (CAPEX). L’acquisizione della licenza può avvenire tramite acquisto da un esercente uscente oppure tramite partecipazione a un bando pubblico, se disponibile. Il valore di mercato di una licenza per tabaccheria varia sensibilmente in base alla posizione e al bacino d’utenza: nelle città di medie dimensioni, il costo può oscillare tra i 120.000 e i 180.000 euro, mentre in piccoli centri può scendere fino a 80.000–100.000 euro. A questa cifra vanno aggiunti i costi per le pratiche amministrative, che comprendono bolli, diritti di segreteria, consulenze e onorari notarili, generalmente compresi tra 2.000 e 5.000 euro.

È importante sottolineare che la licenza è un asset fondamentale per la tabaccheria, poiché consente la vendita di tabacchi, valori bollati e servizi accessori. Senza questa autorizzazione, l’attività non può essere avviata.

Allestimento del locale, impianti e arredi: quanto investire per essere competitivi

L’allestimento del locale rappresenta la seconda voce di spesa più consistente. Il costo dipende dalla metratura, dalla posizione e dal livello di finitura desiderato. Per un locale di circa 40–60 mq, situato in una zona urbana con buon passaggio, il costo per ristrutturazione, impianti elettrici e idraulici, tinteggiatura e messa a norma può variare tra 15.000 e 30.000 euro.

  • Arredi e bancone: l’acquisto di bancone blindato, scaffalature, espositori, vetrine e sedute comporta una spesa tra 10.000 e 18.000 euro, a seconda della qualità e della personalizzazione.
  • Impianti di sicurezza: sistemi di allarme, videosorveglianza e casseforti richiedono un investimento aggiuntivo di 3.000–6.000 euro.

Un esempio pratico: per una tabaccheria di 50 mq in centro città, la somma complessiva per allestimento, impianti e arredi può attestarsi intorno ai 28.000–35.000 euro.

Attrezzature, distributori automatici e software gestionali: tecnologia e automazione

Le attrezzature specifiche per una tabaccheria comprendono registratori di cassa telematici, bilance omologate, POS, stampanti fiscali e, sempre più spesso, distributori automatici di tabacchi e prodotti accessori. Un distributore automatico di ultima generazione, dotato di sistemi di riconoscimento e pagamento elettronico, comporta un investimento tra 8.000 e 15.000 euro per unità. L’acquisto di due distributori può quindi incidere per 16.000–30.000 euro sul budget iniziale.

Per quanto riguarda i software gestionali, la spesa per l’implementazione di un sistema completo di gestione magazzino, vendite, contabilità e servizi di pagamento si attesta tra 1.500 e 3.000 euro. Questi strumenti sono ormai indispensabili per ottimizzare la gestione e garantire la conformità normativa.

Costi una tantum e fabbisogno di circolante: non trascurare le spese accessorie

Oltre alle voci principali, è fondamentale prevedere un fondo per spese una tantum e per il fabbisogno di capitale circolante. Tra queste rientrano:

  • Spese di avviamento (marketing, insegne, sito web): 2.000–4.000 euro
  • Scorte iniziali di tabacchi, valori bollati e prodotti accessori: 10.000–20.000 euro
  • Depositi cauzionali per utenze e affitto: 3.000–6.000 euro

Il fabbisogno di circolante per i primi mesi di attività è cruciale per coprire i costi operativi fino al raggiungimento del break-even point. In media, si consiglia di prevedere una riserva di almeno 15.000–20.000 euro per garantire la liquidità necessaria.

Variazioni in base a posizione e dimensione: come cambia il budget

Il budget complessivo per aprire una tabaccheria nel 2026 può variare sensibilmente in base a diversi fattori:

  • Posizione: in centro città o in aree ad alto traffico, i costi di licenza e allestimento sono più elevati, ma il potenziale di fatturato è maggiore.
  • Dimensione del locale: una metratura superiore comporta maggiori spese per arredi, impianti e scorte iniziali.
  • Livello di automazione: l’installazione di più distributori automatici e sistemi tecnologici avanzati aumenta il CAPEX, ma può migliorare la redditività e ridurre i costi operativi nel medio termine.

In sintesi, l’investimento iniziale per una tabaccheria nel 2026 si colloca generalmente tra 150.000 e 250.000 euro, a seconda delle scelte strategiche e delle condizioni di mercato locali.

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Costi operativi e di avvio per una tabaccheria: analisi dettagliata opex 2026

Quando si valuta l’apertura di una tabaccheria in Italia, è fondamentale comprendere nel dettaglio sia i costi di avvio che i costi operativi ricorrenti (OPEX). Questi elementi incidono direttamente sulla sostenibilità finanziaria e sui margini dell’attività. Di seguito analizziamo le principali voci di spesa, i driver che impattano maggiormente sui margini e le strategie per ottimizzare le uscite, anche in vista delle novità normative e di mercato previste per il 2026.

Principali costi di avvio: affitto, scorte e licenze

Il fabbisogno finanziario iniziale di una tabaccheria si compone di investimenti in conto capitale (CAPEX) e delle prime spese operative. Tra i costi di avvio più rilevanti troviamo:

  • Affitto del locale: per una tabaccheria in zona urbana, il canone mensile può variare tra 800 e 1.500 euro, con richiesta di deposito cauzionale pari a 2-3 mensilità (es. 2.400-4.500 euro iniziali).
  • Scorte iniziali di tabacchi e valori bollati: rappresentano una delle voci più consistenti. In media, sono necessari almeno 15.000-25.000 euro per garantire un assortimento adeguato all’apertura.
  • Licenze e autorizzazioni: la tassa novennale per la concessione di rivendita di generi di monopolio si attesta intorno ai 1.000-1.200 euro, da versare all’avvio e poi ogni nove anni.
  • Arredi, sistemi di sicurezza e cassa: l’allestimento base (bancone, scaffalature, registratore di cassa, videosorveglianza) può richiedere un investimento tra 8.000 e 15.000 euro.

Complessivamente, il capitale iniziale necessario per avviare una tabaccheria nel 2026 si aggira tra i 30.000 e i 50.000 euro, a seconda della posizione e delle dimensioni del locale (fonte).

Opex: costi operativi ricorrenti e driver di margine

I costi operativi (OPEX) incidono in modo determinante sulla redditività della tabaccheria. Le principali voci ricorrenti includono:

  • Affitto: come già visto, rappresenta una delle spese fisse più rilevanti.
  • Utenze: luce, acqua, gas e connessione internet comportano una spesa mensile tra 200 e 400 euro.
  • Personale: se si prevede l’assunzione di un commesso, il costo lordo mensile può variare tra 1.200 e 1.500 euro.
  • Assicurazioni: polizze contro furto, incendio e responsabilità civile, con premi annui tra 500 e 1.000 euro.
  • Manutenzione ordinaria: piccoli interventi su arredi e impianti, stimati in 500-800 euro annui.
  • Costi amministrativi e bancari: spese per commercialista, tenuta contabilità e commissioni bancarie, circa 1.000-1.500 euro l’anno.
  • Tassa novennale: da ripartire annualmente (circa 120-135 euro/anno).

Tra questi, affitto, personale e scorte sono i driver che incidono maggiormente sui margini. Un’attenta gestione delle scorte è cruciale: un eccesso immobilizza capitale, mentre una carenza può ridurre le vendite e la fidelizzazione della clientela.

Ottimizzazione delle spese ricorrenti e impatto delle novità 2026

Per migliorare i margini, è essenziale ottimizzare le spese ricorrenti. Alcune strategie pratiche includono:

  • Negoziare il canone d’affitto o valutare location meno centrali ma con buon passaggio.
  • Monitorare i consumi energetici e scegliere fornitori competitivi per le utenze.
  • Gestire in modo dinamico le scorte, sfruttando dati di vendita e promozioni dei fornitori.
  • Valutare l’automazione di alcune operazioni (es. cassa automatica) per ridurre il costo del personale.
  • Confrontare offerte assicurative e bancarie per ridurre i costi fissi.

Le novità normative e di mercato previste per il 2026 potrebbero incidere su alcune voci di costo, in particolare sulle commissioni sui valori bollati e sulle modalità di rinnovo delle concessioni. È quindi opportuno aggiornare periodicamente il business plan e monitorare i flussi di cassa, anche in ottica di presentazione in banca (fonte).

Esempio numerico di struttura costi annuale

  • Affitto: 12.000 euro
  • Utenze: 3.000 euro
  • Personale: 18.000 euro
  • Assicurazioni: 800 euro
  • Manutenzione: 600 euro
  • Costi amministrativi: 1.200 euro
  • Tassa novennale (quota annua): 130 euro
  • TOTALE OPEX annuo: circa 35.730 euro

Questa struttura dei costi aiuta a stimare il break-even point e a valutare la sostenibilità dell’investimento nel medio periodo.

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Calcolo del fabbisogno finanziario e capitale circolante per una tabaccheria

Determinare il fabbisogno finanziario totale è uno dei passaggi più delicati per chi desidera aprire una tabaccheria. Una stima accurata degli investimenti iniziali (CAPEX) e del capitale circolante (OPEX) nei primi mesi di attività è fondamentale per garantire la sostenibilità finanziaria e prevenire criticità tipiche del settore. In questa sezione analizziamo come calcolare questi valori, i rischi di sottostimare le scorte o i costi di gestione, e le strategie per monitorare la liquidità.

Stima degli investimenti iniziali e capitale circolante

Per una tabaccheria, il CAPEX comprende l’acquisto o l’allestimento del locale, l’arredamento, le attrezzature (casse, espositori, sistemi di sicurezza), e le spese per le licenze. Secondo le proiezioni aggiornate, l’investimento iniziale medio per una tabaccheria nel 2026 si aggira tra 40.000 e 70.000 euro, a seconda della posizione e delle dimensioni dell’attività (fonte).

  • Locale e ristrutturazione: 15.000–30.000 euro
  • Arredi e attrezzature: 10.000–20.000 euro
  • Licenze e pratiche amministrative: 7.000–12.000 euro
  • Scorte iniziali di tabacchi e valori bollati: 8.000–15.000 euro

Oltre al capitale investito per l’avvio, è essenziale prevedere un capitale circolante sufficiente a coprire i costi operativi (OPEX) dei primi mesi. In media, il fabbisogno di circolante per una tabaccheria si attesta tra 10.000 e 15.000 euro, includendo spese per forniture, personale, utenze e affitti.

I rischi di sottostimare scorte e costi di gestione

Uno degli errori più frequenti tra i nuovi imprenditori è sottostimare le scorte iniziali o i costi di gestione. Nel settore delle tabaccherie, mantenere un assortimento adeguato di prodotti (tabacchi, valori bollati, servizi accessori) è cruciale per non perdere clientela. Una scorta insufficiente può tradursi in mancati incassi e perdita di competitività, mentre una gestione superficiale dei costi può portare a problemi di liquidità già nei primi mesi.

Per evitare questi rischi, è consigliabile calcolare un margine di sicurezza sulle scorte, ad esempio mantenendo una giacenza superiore del 10–15% rispetto al fabbisogno medio stimato. Sul fronte dei costi, è utile aggiungere una quota di riserva (5–10%) per coprire spese impreviste o variazioni stagionali.

Come monitorare la liquidità e prevenire criticità finanziarie

Il monitoraggio costante della liquidità è fondamentale per la sopravvivenza di una tabaccheria, soprattutto nei primi 12 mesi. Ecco alcune strategie pratiche:

  • Redigere un piano di cassa mensile per prevedere entrate e uscite, aggiornandolo regolarmente.
  • Verificare periodicamente il saldo di cassa e banca per anticipare eventuali scoperti.
  • Gestire con attenzione i pagamenti ai fornitori, negoziando dilazioni quando possibile.
  • Monitorare il DSCR (Debt Service Coverage Ratio) se si ricorre a finanziamenti bancari, assicurandosi che il flusso di cassa operativo sia sufficiente a coprire le rate di rimborso (fonte).

Ad esempio, se il flusso di cassa operativo mensile previsto è di 2.500 euro e la rata del finanziamento è di 1.000 euro, il DSCR sarà pari a 2,5, un valore generalmente considerato sicuro dalle banche.

Infine, è buona prassi rivedere periodicamente il business plan e confrontare i dati reali con le previsioni, per correggere tempestivamente eventuali scostamenti e mantenere la solidità finanziaria dell’attività.

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Le principali fonti di copertura degli investimenti per una tabaccheria

Quando si avvia una tabaccheria, la scelta delle fonti di copertura degli investimenti è cruciale per la sostenibilità finanziaria dell’attività. Le opzioni disponibili includono mezzi propri, finanziamenti bancari, leasing o locazione operativa per le attrezzature e, in alcuni casi, contributi o incentivi specifici. Analizziamo vantaggi, svantaggi ed esempi pratici per ciascuna soluzione, così da aiutare l’imprenditore a individuare la combinazione più adatta al proprio profilo e alle esigenze del progetto.

Mezzi propri: autonomia e rapidità, ma attenzione al rischio

Utilizzare mezzi propri significa impiegare capitale personale o familiare per coprire gli investimenti iniziali. Questa soluzione offre massima autonomia decisionale e consente di evitare costi finanziari come interessi o commissioni. Ad esempio, se il fabbisogno iniziale per una tabaccheria nel 2026 è di 80.000 euro (comprensivi di acquisto licenza, arredi, attrezzature e primo magazzino), coprire il 60% con mezzi propri riduce la dipendenza da terzi e semplifica la gestione finanziaria.

  • Pro: Nessun debito, nessun interesse, maggiore flessibilità nelle scelte operative.
  • Contro: Rischio personale elevato, possibile riduzione della liquidità disponibile per esigenze future o imprevisti.

Questa soluzione è particolarmente indicata per chi dispone di risorse personali sufficienti e desidera limitare l’esposizione debitoria.

Finanziamenti bancari: leva finanziaria e sostenibilità

Il finanziamento bancario è una delle fonti più utilizzate per coprire parte degli investimenti, soprattutto quando il capitale proprio non è sufficiente. Le banche valutano attentamente il business plan della tabaccheria, con particolare attenzione agli indicatori di sostenibilità come il DSCR (Debt Service Coverage Ratio) e ai flussi di cassa previsti.

Supponiamo che su un investimento totale di 80.000 euro, si richieda un finanziamento di 40.000 euro da restituire in 5 anni a un tasso del 5%. La rata annua sarà di circa 9.240 euro. È fondamentale che il business plan dimostri la capacità di generare un flusso di cassa operativo sufficiente a coprire il servizio del debito, mantenendo un DSCR superiore a 1,2.

  • Pro: Permette di avviare l’attività anche con capitale limitato, diluendo il rischio personale.
  • Contro: Presenza di interessi e oneri accessori, necessità di garanzie e di un business plan solido.

Questa soluzione è adatta a imprenditori con un profilo creditizio affidabile e un progetto ben strutturato.

Leasing e locazione operativa: flessibilità per le attrezzature

Per alcune voci di investimento, come arredi, registratori di cassa e distributori automatici, è possibile ricorrere a leasing finanziario o locazione operativa. In questo modo si evita l’esborso immediato dell’intero importo e si distribuisce il costo su più anni.

Ad esempio, un distributore automatico può avere un costo di 12.000 euro. Attraverso il leasing, la tabaccheria può pagare un canone mensile di circa 220 euro per 5 anni, mantenendo la liquidità per altre esigenze e beneficiando di eventuali agevolazioni fiscali sui canoni.

  • Pro: Minore impatto sul capitale iniziale, aggiornamento tecnologico più semplice, deducibilità fiscale dei canoni.
  • Contro: Costo complessivo superiore rispetto all’acquisto diretto, obblighi contrattuali vincolanti.

Il leasing è consigliato quando si vuole preservare il capitale circolante e mantenere la flessibilità operativa.

Contributi e incentivi: opportunità da cogliere

Nel 2026 sono previsti contributi o incentivi specifici per l’acquisto di distributori automatici e per l’innovazione tecnologica nelle tabaccherie. Questi strumenti possono coprire fino al 30% dell’investimento in attrezzature innovative, riducendo il fabbisogno di capitale proprio o di finanziamento.

Ad esempio, su un investimento di 12.000 euro per un distributore automatico, un incentivo del 30% consente di ottenere un contributo di 3.600 euro, abbattendo il costo effettivo a carico dell’imprenditore.

  • Pro: Riduzione del fabbisogno finanziario, miglioramento della redditività e della competitività.
  • Contro: Tempi di erogazione incerti, requisiti stringenti e necessità di presentare documentazione dettagliata.

È consigliabile monitorare i bandi e rivolgersi a consulenti specializzati per massimizzare le possibilità di accesso a queste risorse.

Come scegliere la combinazione più adatta

La scelta delle fonti di copertura dipende da profilo finanziario, propensione al rischio e obiettivi di crescita dell’imprenditore. Una combinazione equilibrata può prevedere:

  • 40% mezzi propri
  • 40% finanziamento bancario
  • 20% leasing o locazione operativa per attrezzature

Questa struttura consente di limitare l’indebitamento, mantenere una buona liquidità e sfruttare eventuali incentivi. È fondamentale che il business plan rifletta questa strategia e dimostri la sostenibilità finanziaria dell’attività, anche in ottica di break-even point e copertura dei costi fissi e variabili.

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Cronoprogramma operativo per l’apertura di una tabaccheria: scenari, tempistiche e gestione dei rischi

Fasi chiave e tempistiche: il percorso dall’idea all’avvio

Per aprire una tabaccheria è fondamentale pianificare con attenzione ogni fase, dalla richiesta dei permessi fino all’avvio effettivo dell’attività. Un cronoprogramma ben strutturato permette di ottimizzare i tempi, ridurre i rischi e gestire al meglio gli investimenti (CAPEX) e i costi operativi (OPEX). Le principali tappe sono:

  • Ottenimento licenze e permessi: la richiesta alla Agenzia delle Dogane e dei Monopoli può richiedere da 2 a 6 mesi, a seconda della zona e della disponibilità di concessioni.
  • Allestimento locali e acquisto attrezzature: una volta ottenuta la concessione, l’allestimento richiede generalmente 1-2 mesi, includendo lavori di adeguamento, arredi, sistemi di sicurezza e tecnologie di cassa.
  • Selezione fornitori e acquisto scorte iniziali: la scelta dei fornitori e l’approvvigionamento dei prodotti (tabacchi, valori bollati, giochi, servizi accessori) può essere completata in 2-3 settimane.
  • Assunzione e formazione del personale: se previsto, il processo di selezione e formazione richiede circa 2-4 settimane.
  • Fase di pre-apertura: test dei sistemi, simulazioni di vendita e promozione locale, in genere 1 settimana.
  • Avvio effettivo: apertura al pubblico e monitoraggio dei primi KPI operativi.

Nel complesso, il cronoprogramma medio per l’apertura di una tabaccheria si attesta tra i 4 e i 9 mesi, a seconda dello scenario considerato.

Confronto tra scenari: base, ottimistico e prudente

Per una valutazione realistica, è utile confrontare tre scenari temporali, considerando rischi e opportunità:

  • Scenario base: tempistiche standard, con iter amministrativi regolari e nessun intoppo significativo. Durata stimata: 6 mesi (2 mesi per permessi, 2 mesi per allestimento, 1 mese per forniture e personale, 1 settimana pre-apertura).
  • Scenario ottimistico: tutte le procedure scorrono senza ritardi, grazie a una documentazione completa e a fornitori già selezionati. Durata stimata: 4 mesi (1 mese per permessi, 1 mese per allestimento, 2 settimane per forniture/personale, 1 settimana pre-apertura).
  • Scenario prudente: si considerano possibili ritardi nei permessi o nei lavori, difficoltà nella selezione del personale o nella consegna delle attrezzature. Durata stimata: 8-9 mesi (fino a 6 mesi per permessi, 2 mesi per allestimento, 1 mese per forniture/personale, 1 settimana pre-apertura).

Ad esempio, in uno scenario base, il CAPEX complessivo (licenza, arredi, sistemi di sicurezza, scorte iniziali) può attestarsi tra €80.000 e €120.000, mentre il fabbisogno di circolante per coprire OPEX (utenze, personale, rifornimenti) nei primi mesi è tipicamente di €10.000-€15.000. In caso di ritardi, è essenziale prevedere una riserva di liquidità per sostenere costi fissi non rinviabili.

Strategie per accelerare i tempi e gestire i ritardi

Per ridurre la durata del cronoprogramma e limitare i rischi, è consigliabile:

  • Preparare in anticipo tutta la documentazione necessaria per la richiesta di licenza, evitando errori che possano generare sospensioni o richieste di integrazione.
  • Selezionare fornitori affidabili e stipulare accordi preliminari per arredi e tecnologie, così da ridurre i tempi di consegna.
  • Pianificare i lavori di allestimento con imprese specializzate e calendarizzare le attività in modo sequenziale, evitando sovrapposizioni o tempi morti.
  • Valutare l’assunzione di personale già formato nel settore, per ridurre i tempi di inserimento.
  • Monitorare costantemente lo stato di avanzamento delle pratiche e dei lavori, utilizzando strumenti di project management e KPI operativi (come suggerito nel piano operativo 2026).

Se si verificano ritardi, è importante rivedere il piano finanziario e aggiornare il business plan, valutando l’impatto sul break-even point e sugli indicatori di sostenibilità finanziaria (ad esempio il DSCR, come richiesto dalle banche). Una gestione proattiva dei rischi consente di mantenere sotto controllo i costi e di non compromettere la redditività dell’investimento.

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Domande frequenti su investimenti e costi per Tabaccheria nel 2026

Quali sono i principali costi di investimento iniziale per aprire una tabaccheria nel 2026?

I principali costi di investimento iniziale (CAPEX) includono l’acquisto della licenza, l’allestimento degli arredi e le spese per le attrezzature. Il business plan per il 2026 evidenzia che questi costi rappresentano una parte significativa del fabbisogno finanziario complessivo per l’avvio dell’attività.

Quali spese ricorrenti bisogna considerare nella gestione di una tabaccheria?

Le spese ricorrenti (OPEX) comprendono i costi di gestione come affitto, utenze, personale e approvvigionamento dei prodotti. È fondamentale pianificare queste voci nel business plan per garantire la sostenibilità economica della tabaccheria nel tempo.

Come si calcola il fabbisogno finanziario per aprire una tabaccheria?

Per calcolare il fabbisogno finanziario è necessario sommare i costi iniziali e quelli ricorrenti, confrontandoli con le entrate previste. Questa analisi permette di stimare con precisione il capitale necessario per avviare e sostenere l’attività nei primi anni.

Quali sono le fonti di finanziamento più utilizzate per l’apertura di una tabaccheria?

Le fonti di finanziamento più comuni includono il capitale proprio e il ricorso a finanziamenti bancari. La presentazione di un business plan dettagliato in banca è spesso richiesta per ottenere credito e dimostrare la sostenibilità dell’investimento.

Quali rischi possono influire sul rispetto del cronoprogramma di apertura?

I rischi principali riguardano eventuali ritardi nell’ottenimento delle licenze e nella consegna degli arredi o delle attrezzature. Una pianificazione accurata e il monitoraggio costante delle tempistiche aiutano a evitare slittamenti nell’avvio dell’attività.

Articolo scritto il 22/03/2026

dott stefano ventura bsness

STEFANO VENTURA – Linkedin

È il fondatore di Bsness.com, software house operante in Italia e Spagna. Si è laureato in economia e commercio presso l’Università di Bologna dove ha anche conseguito il titolo di Dottore Commercialista. Ha esercitato con successo la professione di Dottore Commercialista come esperto in budget e business plan per poi dedicarsi a tempo pieno alla crescita di Bsness.com.