Nel 2025, aprire un’autodemolizione in Italia richiede una valutazione attenta degli investimenti iniziali e dei costi operativi, in un contesto normativo in continua evoluzione. Le recenti novità legislative e le opportunità di finanziamento introdotte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rendono indispensabile una pianificazione accurata, per evitare errori di sottostima del fabbisogno finanziario e garantire la sostenibilità dell’attività. Questa guida aggiornata offre agli aspiranti imprenditori una panoramica pratica sulle principali voci di spesa, sulle strategie per ottimizzare il capitale circolante e sui fattori che incidono sulla redditività delle autodemolizioni. Grazie ai dati 2025, il lettore potrà valutare con precisione il proprio BEP e ridurre i rischi tipici del settore, accedendo a informazioni concrete per un ingresso consapevole e competitivo nel mercato italiano.
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Investimenti iniziali e costi di avvio per un centro di autodemolizione nel 2025
Aprire un centro di autodemolizione nel 2025 richiede una pianificazione attenta degli investimenti iniziali (CAPEX). Questi costi riguardano principalmente l’acquisto di macchinari specifici, l’adeguamento dell’area operativa, l’implementazione di sistemi informatici e il rispetto delle normative ambientali. Analizziamo nel dettaglio le principali voci di spesa, distinguendo tra soluzioni base e avanzate, e fornendo esempi numerici aggiornati per il mercato italiano.
Macchinari e attrezzature: la voce di costo più rilevante
La dotazione tecnica rappresenta il cuore dell’investimento per un’autodemolizione. L’acquisto di macchinari specializzati è indispensabile per garantire efficienza e sicurezza nelle operazioni di smontaggio e trattamento dei veicoli fuori uso.
- Gru idrauliche: fondamentali per la movimentazione dei veicoli, hanno un costo medio tra 35.000 e 70.000 euro per modelli nuovi di fascia media. Soluzioni usate possono ridurre la spesa a circa 20.000 euro, ma con maggiori rischi di manutenzione.
- Presse e cesoie: per la compattazione e il taglio dei materiali ferrosi, il costo di una pressa industriale parte da 40.000 euro, mentre una cesoia idraulica professionale si attesta sui 25.000–35.000 euro.
- Isole di bonifica: queste postazioni sono obbligatorie per la rimozione di liquidi e componenti inquinanti. Una soluzione base costa circa 18.000 euro, mentre una isola avanzata con sistemi automatizzati può superare i 35.000 euro.
- Attrezzature per la gestione dei rifiuti: contenitori certificati, pompe, aspiratori e sistemi di stoccaggio richiedono un investimento iniziale di almeno 10.000–15.000 euro.
In sintesi, il fabbisogno minimo per le attrezzature essenziali si aggira tra 100.000 e 150.000 euro per una struttura di piccole/medie dimensioni. Un centro avanzato, con tecnologie di ultima generazione, può facilmente superare i 250.000 euro di CAPEX solo per la dotazione tecnica.
Area operativa: acquisto, affitto e adeguamento
La scelta dell’area incide fortemente sul budget iniziale. L’acquisto di un terreno industriale (almeno 2.000–3.000 mq) in zona periferica può costare tra 120.000 e 250.000 euro, a seconda della regione. In alternativa, l’affitto di un’area attrezzata parte da 3.000 euro/mese, con la necessità di investire comunque in adeguamenti strutturali e impiantistici.
Le spese di adeguamento alle normative ambientali (impermeabilizzazione del suolo, sistemi di raccolta acque, barriere di sicurezza) variano tra 30.000 e 60.000 euro, a seconda dello stato dell’area e delle prescrizioni locali. Questi interventi sono obbligatori per ottenere le autorizzazioni e ridurre i rischi di sanzioni.
Sistemi informatici, arredi e pratiche amministrative
Un moderno centro di autodemolizione deve dotarsi di software gestionale per la tracciabilità dei veicoli, la gestione dei rifiuti e la reportistica ambientale. Il costo di una piattaforma dedicata parte da 3.000 euro per soluzioni cloud, fino a 10.000 euro per sistemi personalizzati integrati con hardware specifico.
Gli arredi per uffici e spazi di accoglienza richiedono un investimento iniziale di circa 5.000–8.000 euro. Le spese per pratiche e permessi una tantum (autorizzazioni ambientali, iscrizione all’Albo Gestori Ambientali, SCIA, consulenze tecniche) ammontano mediamente a 7.000–12.000 euro.
Soluzioni base vs. avanzate: differenze di investimento
Una soluzione base per l’avvio di un’autodemolizione, con macchinari essenziali e area in affitto, può richiedere un CAPEX complessivo tra 180.000 e 250.000 euro. Una struttura avanzata, con tecnologie automatizzate, area di proprietà e sistemi informatici evoluti, può superare i 400.000 euro di investimento iniziale.
La scelta tra queste due opzioni dipende dalla strategia imprenditoriale, dal mercato di riferimento e dalla capacità di accesso a fonti di finanziamento. In entrambi i casi, è fondamentale stimare correttamente il fabbisogno di capitale circolante per coprire i primi mesi di attività e raggiungere il punto di pareggio (BEP).

Analisi dettagliata dei costi operativi (opex) per un’autodemolizione
Quando si parla di gestione economica di un’autodemolizione, i costi operativi (OPEX) rappresentano la voce più rilevante e ricorrente del budget mensile. Queste spese, se non monitorate e ottimizzate, possono incidere pesantemente sulla redditività dell’attività. In questa sezione analizziamo nel dettaglio le principali categorie di OPEX, i driver di costo più significativi e le strategie per mantenere la sostenibilità economica.
Stipendi del personale e oneri contributivi
Il personale rappresenta una delle principali voci di spesa per un’autodemolizione. In media, una struttura di piccole dimensioni impiega almeno 3-4 addetti tra amministrazione, operatori di piazzale e tecnici specializzati. Considerando uno stipendio medio lordo di 1.500 euro mensili per addetto, il costo complessivo (inclusi contributi e oneri) può superare 2.000 euro al mese per dipendente. Per una realtà con 4 dipendenti, il costo mensile si attesta quindi attorno agli 8.000 euro.
La dimensione dell’impianto e il volume di veicoli trattati influenzano direttamente il fabbisogno di personale. Un centro di grandi dimensioni, con 10-12 addetti, può arrivare a sostenere OPEX per stipendi superiori a 20.000 euro mensili.
Utenze, assicurazioni e costi amministrativi
Le utenze (energia elettrica, acqua, gas) sono essenziali per il funzionamento di impianti di sollevamento, attrezzature di smontaggio e sistemi di sicurezza. In media, una piccola autodemolizione sostiene costi mensili per utenze tra 800 e 1.200 euro, mentre strutture più grandi possono superare i 2.000 euro al mese.
Le assicurazioni (responsabilità civile, incendio, furto, rischi ambientali) sono obbligatorie e incidono per almeno 400-600 euro mensili, a seconda della copertura e della localizzazione. I costi amministrativi (gestione pratiche, permessi, consulenze) si attestano su 300-500 euro al mese, ma possono aumentare in presenza di pratiche straordinarie o aggiornamenti normativi.
Gestione e smaltimento rifiuti, costi di rottamazione
La gestione dei rifiuti è un driver di costo cruciale per la sostenibilità di un’autodemolizione. Ogni veicolo trattato genera una quantità significativa di rifiuti pericolosi e non (oli, batterie, pneumatici, plastiche, vetri). Il costo medio di smaltimento per veicolo oscilla tra 70 e 120 euro, a seconda della tipologia di rifiuto e delle tariffe applicate dagli impianti autorizzati.
Per un centro che tratta 100 veicoli al mese, la spesa mensile per smaltimento può superare i 10.000 euro. A questi si aggiungono i costi di rottamazione (pratiche, trasporto, certificazioni), che incidono per 20-30 euro a veicolo.
Driver di costo principali e variabilità geografica
- Stipendi e smaltimento rifiuti sono le voci che pesano maggiormente sul budget mensile.
- La localizzazione influisce su tariffe di utenze, assicurazioni e costi di smaltimento: nelle aree urbane e del Nord Italia i costi tendono a essere più elevati.
- La dimensione dell’impianto determina economie di scala: strutture più grandi possono negoziare tariffe migliori per smaltimento e forniture, ma richiedono più personale e risorse.
Consigli pratici per ottimizzare i costi operativi
- Automatizzare le procedure amministrative per ridurre il fabbisogno di personale non operativo.
- Stipulare convenzioni con impianti di smaltimento per ottenere tariffe più vantaggiose.
- Monitorare i consumi energetici e investire in soluzioni di efficientamento (es. illuminazione LED, pannelli solari).
- Formare il personale per ridurre errori e sprechi nella gestione dei rifiuti e delle pratiche di rottamazione.
- Valutare outsourcing di alcune attività (es. trasporto rifiuti, consulenze ambientali) per contenere i costi fissi.
Un controllo costante dei driver di costo e l’adozione di strategie di ottimizzazione sono fondamentali per mantenere la sostenibilità economica e migliorare la redditività dell’autodemolizione.

Come stimare il fabbisogno finanziario totale per avviare un’autodemolizione
Componenti chiave del fabbisogno finanziario iniziale
Per avviare un’autodemolizione è fondamentale stimare con precisione il fabbisogno finanziario totale, che comprende sia gli investimenti iniziali (CAPEX) sia il capitale circolante (OPEX) necessario per sostenere i primi mesi di attività. Una valutazione accurata permette di evitare carenze di liquidità e di affrontare con maggiore sicurezza le fasi di avvio.
- Investimenti iniziali (CAPEX): includono l’acquisto o l’adeguamento dell’area, la realizzazione delle infrastrutture (capannoni, piazzali impermeabilizzati, sistemi di raccolta e trattamento dei liquidi), l’acquisto di attrezzature (gru, presse, bilance, sistemi di gestione dei rifiuti), e le spese per le autorizzazioni ambientali.
- Capitale circolante (OPEX): copre i costi operativi dei primi mesi: personale, utenze, assicurazioni, manutenzioni, acquisto di materiali di consumo, smaltimento rifiuti e spese amministrative.
Ad esempio, per una autodemolizione di media dimensione in Italia, il budget iniziale può essere così ripartito:
- Acquisto/adeguamento area e strutture: 200.000–350.000 €
- Attrezzature e impianti: 100.000–180.000 €
- Permessi e consulenze tecniche: 20.000–40.000 €
- Capitale circolante per 6 mesi: 60.000–90.000 €
Il fabbisogno finanziario totale si attesta quindi tra 380.000 e 660.000 €, a seconda delle dimensioni e delle condizioni di partenza.
I rischi di sottostima: permessi, spese impreviste e flussi di cassa
Uno degli errori più comuni nella pianificazione finanziaria di un’autodemolizione è la sottostima di tempi e costi. I ritardi nell’ottenimento dei permessi ambientali e urbanistici possono posticipare l’avvio dell’attività anche di diversi mesi, generando costi fissi senza ricavi. Inoltre, spese impreviste per adeguamenti normativi, bonifiche o aggiornamenti tecnologici sono frequenti nel settore.
Un esempio pratico: se il rilascio delle autorizzazioni subisce un ritardo di 4 mesi, il capitale circolante necessario per coprire i costi fissi (personale, affitti, utenze) può aumentare di 40.000–60.000 €. Se non previsto, questo può mettere a rischio la sostenibilità finanziaria dell’impresa.
Un altro rischio riguarda la gestione dei flussi di cassa: i ricavi derivanti dalla vendita di ricambi e materiali ferrosi possono essere incassati con ritardi rispetto ai pagamenti dei fornitori e delle spese correnti, generando tensioni di liquidità.
Strategie per calcolare un margine di sicurezza adeguato
Per ridurre i rischi di sottostima, è consigliabile:
- Prevedere un margine di sicurezza del 15–20% sul fabbisogno finanziario totale stimato, per coprire imprevisti e ritardi.
- Simulare diversi scenari di avvio (ottimistico, realistico, pessimistico) e calcolare il capitale circolante necessario in ciascuno.
- Monitorare costantemente i flussi di cassa e aggiornare il piano finanziario in base all’andamento reale.
- Valutare fonti di copertura flessibili (linee di credito, finanziamenti a breve termine) per gestire eventuali picchi di fabbisogno.
Ad esempio, se il fabbisogno stimato è di 500.000 €, aggiungendo un margine di sicurezza del 20% si ottiene un totale di 600.000 €. Questo approccio consente di affrontare con maggiore tranquillità eventuali imprevisti e di non compromettere la continuità aziendale nei primi mesi.
Esempi di budget e scenari di errore comuni
Un budget di avvio per un’autodemolizione può essere così strutturato:
- Investimenti strutturali e attrezzature: 300.000 €
- Permessi e consulenze: 30.000 €
- Capitale circolante (6 mesi): 70.000 €
- Margine di sicurezza (20%): 80.000 €
- TOTALE: 480.000 €
Tra gli errori più frequenti nella stima del fabbisogno finanziario si segnalano:
- Non considerare i costi di fermo impianto in caso di ritardi autorizzativi.
- Sottovalutare le spese di adeguamento alle normative ambientali.
- Non prevedere un capitale circolante sufficiente per coprire i primi 6–12 mesi di attività.
- Ignorare la stagionalità dei ricavi e i possibili ritardi negli incassi.
Una pianificazione attenta e l’inclusione di un margine di sicurezza sono elementi chiave per garantire la solidità finanziaria di una nuova autodemolizione.

Le principali fonti di copertura finanziaria per avviare un’autodemolizione nel 2025
Per aprire un centro di autodemolizioni nel 2025, è fondamentale valutare attentamente quali fonti di copertura finanziaria utilizzare per sostenere i costi iniziali (CAPEX) e quelli operativi (OPEX). La scelta delle fonti di finanziamento incide direttamente sulla liquidità aziendale, sulla sostenibilità del debito e sulla capacità di raggiungere il punto di pareggio (BEP). Di seguito analizziamo le principali opzioni disponibili: mezzi propri, finanziamenti bancari, leasing/locazione operativa e contributi a fondo perduto, con esempi pratici e consigli su come combinarle in modo efficace.
Mezzi propri: vantaggi, limiti e impatto sulla liquidità
Utilizzare mezzi propri significa impiegare capitale personale o dei soci per coprire parte o tutti gli investimenti iniziali. Questo approccio offre massima autonomia gestionale e riduce l’indebitamento, ma comporta anche il rischio di impegnare risorse personali che potrebbero servire per altre esigenze.
- Pro: Nessun costo di interesse, tempi immediati di disponibilità, maggiore controllo.
- Contro: Possibile riduzione della liquidità personale, rischio di sottocapitalizzazione.
Per un’autodemolizione di medie dimensioni, il fabbisogno iniziale può variare tra 250.000 e 400.000 euro (inclusi acquisto terreno, capannone, attrezzature e prime scorte). Coprire il 30-40% con mezzi propri (es. 100.000-150.000 euro) è una scelta prudente che migliora la solidità finanziaria e la bancabilità.
Finanziamenti bancari: accesso al credito e sostenibilità
I finanziamenti bancari rappresentano una delle fonti più diffuse per coprire il capitale mancante. Le banche valutano attentamente il business plan, la redditività attesa e le garanzie offerte. Nel 2025, i tassi d’interesse sono mediamente tra il 5% e il 7% annuo per le PMI.
- Pro: Possibilità di diluire l’investimento su più anni, mantenimento della liquidità aziendale.
- Contro: Tempi di istruttoria (30-60 giorni), richiesta di garanzie personali o reali, impatto su DSCR (Debt Service Coverage Ratio).
Ad esempio, un finanziamento di 200.000 euro a 7 anni comporta una rata annua di circa 32.000 euro. È fondamentale che il flusso di cassa operativo sia sufficiente a coprire il servizio del debito, mantenendo un DSCR superiore a 1,2 per garantire la sostenibilità finanziaria.
Leasing e locazione operativa: flessibilità per macchinari e attrezzature
Il leasing finanziario e la locazione operativa sono strumenti ideali per finanziare l’acquisto di macchinari, veicoli industriali e attrezzature specifiche per la demolizione. Il leasing permette di acquisire i beni pagando un canone periodico, con la possibilità di riscatto finale.
- Pro: Nessun immobilizzo di capitale, deducibilità fiscale dei canoni, aggiornamento tecnologico.
- Contro: Costo complessivo superiore all’acquisto diretto, obblighi contrattuali rigidi.
Per esempio, un impianto di pressatura da 80.000 euro può essere acquisito con un leasing a 5 anni, con canoni annui di circa 18.000 euro. Questo consente di preservare la liquidità e di allineare i costi ai ricavi generati dall’attività.
Contributi a fondo perduto e incentivi: opportunità e tempistiche
Nel 2025 sono attivi diversi contributi a fondo perduto per nuove imprese, tra cui “Resto al Sud” e incentivi regionali per la transizione ecologica. Questi strumenti possono coprire dal 30% al 50% degli investimenti ammissibili, riducendo sensibilmente il fabbisogno di capitale di terzi.
- Pro: Riduzione dell’indebitamento, miglioramento del ROI, nessun obbligo di restituzione.
- Contro: Bandi competitivi, tempi di erogazione lunghi (fino a 6-12 mesi), rendicontazione dettagliata.
Ad esempio, un contributo di 100.000 euro su un investimento di 300.000 euro abbassa il capitale da reperire tramite banche o mezzi propri, migliorando la redditività dell’investimento e accelerando il raggiungimento del BEP.
Strategie di combinazione delle fonti per ridurre il rischio finanziario
La soluzione più efficace per un’autodemolizione è combinare più fonti di copertura per bilanciare rischi e benefici. Una struttura tipica potrebbe prevedere:
- 30% mezzi propri (es. 90.000 euro)
- 40% finanziamento bancario (es. 120.000 euro)
- 20% leasing operativo per macchinari (es. 60.000 euro)
- 10% contributi a fondo perduto (es. 30.000 euro)
Questa combinazione consente di limitare l’esposizione debitoria, mantenere una buona liquidità e sfruttare le opportunità offerte dagli incentivi pubblici. È importante pianificare con attenzione i tempi di erogazione delle diverse fonti per evitare tensioni di cassa nei primi mesi di attività.

Cronoprogramma operativo e scenari temporali per l’apertura di un’autodemolizione
La pianificazione delle tempistiche è un aspetto cruciale per chi desidera aprire un’autodemolizione in Italia. Un cronoprogramma ben strutturato consente di stimare con precisione i tempi necessari per ogni fase, ottimizzare l’impiego di risorse e ridurre il rischio di ritardi costosi. Di seguito vengono illustrati i passaggi fondamentali, tre scenari temporali realistici e alcune strategie per accelerare l’avvio dell’attività.
Fasi principali: dalla burocrazia all’avvio operativo
- Ottenimento dei permessi: comprende la richiesta delle autorizzazioni ambientali, edilizie e sanitarie, oltre all’iscrizione all’Albo Gestori Ambientali. Questa fase può richiedere da 3 a 12 mesi, a seconda della regione e della completezza della documentazione.
- Allestimento dell’area e acquisto attrezzature: include la sistemazione del piazzale, la realizzazione delle aree di stoccaggio e la fornitura di macchinari (gru, presse, impianti di depurazione). I tempi variano da 2 a 6 mesi, in base alla complessità dell’impianto e ai fornitori scelti.
- Pre-apertura: riguarda l’assunzione e la formazione del personale, la stipula di contratti con fornitori e clienti, e l’implementazione dei sistemi gestionali. Questa fase richiede in media 1-2 mesi.
- Avvio operativo: si tratta dell’inizio effettivo dell’attività, con l’ingresso dei primi veicoli da demolire e la messa a regime dei processi.
Tre scenari temporali: base, ottimistico e prudente
- Scenario base: prevede una durata complessiva di circa 12 mesi dalla presentazione delle prime domande fino all’avvio operativo. È il caso più frequente per impianti di medie dimensioni, con un investimento iniziale (CAPEX) di circa 350.000–400.000 euro e un fabbisogno di capitale circolante (OPEX per i primi mesi) di 60.000–80.000 euro.
- Scenario ottimistico: in presenza di una burocrazia efficiente, documentazione completa e fornitori affidabili, l’intero processo può concludersi in 8-9 mesi. In questo caso, la rapidità può ridurre i costi indiretti e anticipare il raggiungimento del break-even point (BEP), stimato in 18-24 mesi dall’avvio.
- Scenario prudente: in caso di ritardi autorizzativi, problemi tecnici o difficoltà nell’allestimento, la tempistica può allungarsi fino a 15-18 mesi. Questo scenario comporta un aumento dei costi di gestione pre-operativi e può richiedere una maggiore liquidità per coprire imprevisti, portando il fabbisogno totale anche a 500.000 euro tra CAPEX e OPEX.
Principali criticità e suggerimenti per ridurre i tempi
- Iter autorizzativo complesso: la fase più critica resta l’ottenimento dei permessi. Per accelerare, è consigliabile affidarsi a consulenti esperti e predisporre una documentazione completa e aggiornata.
- Coordinamento fornitori: ritardi nella consegna di attrezzature o nella realizzazione delle opere possono impattare sul cronoprogramma. Scegliere fornitori affidabili e stipulare contratti con penali per ritardi può essere determinante.
- Gestione del capitale circolante: prevedere un margine di liquidità extra per coprire eventuali slittamenti nei tempi di avvio riduce il rischio di blocchi operativi.
- Monitoraggio costante: utilizzare strumenti di project management e fissare milestone periodiche consente di intervenire tempestivamente in caso di criticità.
Ad esempio, in uno scenario base, se l’ottenimento dei permessi si prolunga di 3 mesi, il costo aggiuntivo in termini di OPEX può superare i 15.000 euro, tra affitti, stipendi e spese generali. Per questo motivo, anticipare la raccolta dei documenti e mantenere un dialogo costante con gli enti preposti è fondamentale.
Strategie per gestire imprevisti e accelerare l’avvio
- Preparare un piano di backup per ogni fase critica, ad esempio individuando fornitori alternativi o predisponendo soluzioni temporanee per la gestione dei rifiuti.
- Valutare fonti di finanziamento flessibili, come linee di credito a breve termine, per coprire eventuali extra-costi senza rallentare i lavori.
- Coinvolgere fin da subito partner e stakeholder (banche, consulenti, fornitori) per condividere il cronoprogramma e prevenire incomprensioni.
In sintesi, una pianificazione dettagliata e realistica è la chiave per aprire un’autodemolizione nei tempi previsti e con un controllo efficace dei costi. Adattare il cronoprogramma alle proprie risorse e al contesto locale permette di minimizzare i rischi e massimizzare la redditività dell’investimento.

Domande frequenti su investimenti e costi per Autodemolizioni nel 2025
Qual è l’investimento iniziale necessario per aprire un’autodemolizione nel 2025?
L’investimento iniziale richiesto per avviare un’autodemolizione in Italia nel 2025 dipende dalla dimensione dell’impianto e dalle attrezzature scelte. Secondo le stime di settore, il capitale necessario può variare sensibilmente, ma resta comunque significativo. È fondamentale valutare con attenzione tutte le voci di spesa per pianificare correttamente il fabbisogno finanziario.
Quali sono i principali costi ricorrenti (OPEX) per un’autodemolizione?
I costi operativi principali includono spese per personale, gestione dei rifiuti, manutenzione delle attrezzature e utenze. Questi costi incidono in modo rilevante sulla redditività dell’attività e devono essere monitorati costantemente per mantenere margini competitivi.
Come si può stimare il fabbisogno finanziario per avviare un’autodemolizione?
La stima del fabbisogno finanziario richiede un’analisi dettagliata dei costi di avvio, delle spese operative previste e delle eventuali riserve per imprevisti. È consigliabile basarsi su dati di settore aggiornati e valutare attentamente ogni voce di spesa per evitare sottostime che potrebbero compromettere la sostenibilità dell’investimento.
Quali sono le fonti di finanziamento più accessibili per chi vuole aprire un’autodemolizione?
Le fonti di finanziamento più utilizzate includono il capitale proprio, prestiti bancari e, in alcuni casi, contributi pubblici o incentivi specifici per il settore ambientale. La scelta dipende dalla solidità del business plan e dalla capacità di garantire le coperture richieste dagli istituti di credito.
Quali sono le tempistiche medie per l’avvio di un’autodemolizione e come affrontare eventuali ritardi?
Le tempistiche per l’avvio possono variare in base alla complessità del progetto e all’ottenimento dei permessi necessari. In caso di ritardi nei lavori o nelle autorizzazioni, è importante prevedere margini temporali adeguati nel piano di avvio e mantenere un dialogo costante con gli enti preposti per ridurre al minimo le attese.
Fonti analizzate
Articolo scritto il 26/10/2025

STEFANO VENTURA – Linkedin
È il fondatore di Bsness.com, software house operante in Italia e Spagna. Si è laureato in economia e commercio presso l’Università di Bologna dove ha anche conseguito il titolo di Dottore Commercialista. Ha esercitato con successo la professione di Dottore Commercialista come esperto in budget e business plan per poi dedicarsi a tempo pieno alla crescita di Bsness.com.


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