Nel 2025, avviare un’attività di acquacoltura in Italia richiede una valutazione accurata degli investimenti iniziali e dei costi operativi, considerando sia le opportunità offerte dai nuovi bandi che i rischi legati a una pianificazione insufficiente. L’accesso ai contributi del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura, pari a 1.034.764 euro, rappresenta una risorsa rilevante per il fabbisogno finanziario delle imprese del settore. Tuttavia, la sostenibilità economica dipende anche dalla gestione del capitale circolante e dal rispetto delle normative aggiornate. Questa guida, aggiornata ai dati 2025, offre un quadro pratico su CAPEX, OPEX e fonti di finanziamento, aiutando imprenditori e operatori a valutare la reale fattibilità del progetto e a prevenire errori di sottostima nelle previsioni di spesa.

Investimenti iniziali (capex) per avviare un’acquacoltura: analisi dettagliata delle principali voci di spesa
Avviare un’attività di acquacoltura nel 2025 richiede una pianificazione accurata degli investimenti iniziali (CAPEX), che rappresentano la base per la sostenibilità e la crescita futura dell’impresa. In questa sezione analizziamo le principali voci di spesa necessarie per l’avvio di un impianto di acquacoltura, distinguendo tra impianti di piccola e media scala e fornendo stime indicative basate sulle più recenti fonti istituzionali.
Acquisto o affitto di terreni e strutture: costi e variabili
La prima voce di spesa riguarda il terreno o lo spazio idoneo per l’impianto. Nel caso di impianti a terra, l’acquisto di un lotto di 2.000–3.000 mq in area rurale può comportare un investimento iniziale tra 40.000 e 90.000 euro, a seconda della regione e della vicinanza a fonti idriche. L’affitto, invece, può ridurre il fabbisogno iniziale a 6.000–12.000 euro/anno per superfici analoghe.
Per impianti offshore (in mare aperto), i costi di concessione demaniale e predisposizione delle strutture galleggianti sono generalmente superiori: 30.000–60.000 euro solo per la concessione e l’allestimento iniziale di un sito di piccola scala.
Strutture, vasche e impianti tecnologici: stime per piccola e media scala
Le vasche di allevamento rappresentano il cuore dell’impianto. Per un impianto di piccola scala (es. 4 vasche da 50 m³), il costo complessivo delle vasche in cemento armato o vetroresina si attesta tra 20.000 e 35.000 euro. Per una media scala (8–10 vasche da 100 m³), la spesa può salire a 60.000–120.000 euro.
Gli impianti di filtraggio e ricircolo (RAS – Recirculating Aquaculture Systems) sono fondamentali per la qualità dell’acqua e la sostenibilità ambientale. Un sistema base per piccola scala parte da 15.000 euro, mentre per una media scala può superare 40.000 euro, includendo pompe, filtri meccanici e biologici, sistemi di ossigenazione e automazione.
Per impianti offshore, le gabbie galleggianti e le reti anti-predatore comportano un investimento iniziale di 25.000–50.000 euro per una piccola installazione.
Attrezzature, arredi tecnici e software di gestione
Le attrezzature specifiche comprendono sistemi di alimentazione automatica, strumenti di monitoraggio dei parametri ambientali, reti, pompe di riserva e dispositivi di sicurezza. Per una piccola realtà, il budget necessario si aggira sui 8.000–15.000 euro, mentre per una media scala può raggiungere 25.000–35.000 euro.
Gli arredi tecnici (banchi di lavoro, magazzini, celle frigorifere) richiedono ulteriori 5.000–10.000 euro a seconda delle dimensioni e delle esigenze di stoccaggio.
Il software di gestione e monitoraggio rappresenta un investimento strategico per l’efficienza operativa: le soluzioni base partono da 2.000 euro, mentre sistemi avanzati integrati possono superare 8.000 euro.
Costi amministrativi e permessi ambientali
Le pratiche amministrative e i permessi ambientali sono obbligatori e possono incidere in modo significativo sul budget iniziale. Le spese per consulenze tecniche, studi di impatto ambientale, autorizzazioni sanitarie e pratiche comunali variano tra 7.000 e 18.000 euro per impianti di piccola e media scala.
È importante considerare che i tempi di ottenimento dei permessi possono influire sul fabbisogno di capitale circolante, soprattutto in fase di avvio.
Fonti utili per aggiornamenti su prezzi e tecnologie
Per restare aggiornati sulle evoluzioni tecnologiche e sui prezzi di mercato delle principali voci di investimento, è consigliabile consultare regolarmente fonti istituzionali e bandi di finanziamento specifici per l’acquacoltura.

Analisi dei costi operativi (opex) nell’acquacoltura: driver principali e strategie di ottimizzazione
Principali voci di costo operativo ricorrente
Gestire un impianto di acquacoltura comporta una serie di costi operativi ricorrenti che incidono in modo significativo sulla redditività dell’attività. Le principali voci di OPEX includono:
- Personale qualificato: la gestione di un allevamento ittico richiede tecnici specializzati, biologi e operai. Il costo medio annuo per una piccola azienda (5-7 addetti) può variare tra 120.000 e 180.000 euro, a seconda della qualifica e della localizzazione.
- Mangimi: rappresentano spesso la voce di spesa più rilevante, incidendo fino al 50-60% dei costi operativi totali. Per un impianto di medie dimensioni (produzione annua di 100 tonnellate), la spesa per mangimi può superare 200.000 euro l’anno.
- Energia elettrica e acqua: il funzionamento di pompe, sistemi di ossigenazione e ricircolo comporta consumi energetici elevati. I costi possono oscillare tra 30.000 e 60.000 euro annui, a seconda della tecnologia impiegata e della tipologia di allevamento (a ricircolo, gabbie in mare, vasche a terra).
- Manutenzione impianti: la manutenzione ordinaria e straordinaria di vasche, reti, pompe e sistemi di filtraggio è fondamentale per garantire la continuità produttiva. In media, si stimano 15.000-25.000 euro l’anno per un impianto di taglia media.
- Smaltimento reflui: la gestione dei reflui e dei residui organici è obbligatoria per legge e comporta costi variabili in base ai volumi prodotti e alle tecnologie adottate. Per un impianto medio, la spesa può attestarsi su 8.000-12.000 euro annui.
- Assicurazioni: coprono rischi legati a eventi naturali, malattie e danni alle strutture. Il premio assicurativo può variare tra 5.000 e 10.000 euro l’anno.
- Spese amministrative e di marketing: comprendono costi per consulenze, gestione contabile, promozione e vendita. Per una PMI, queste spese si aggirano su 10.000-20.000 euro annui.
Come variano i costi in base a tipologia e dimensione dell’impianto
I driver di costo possono variare sensibilmente in funzione della tipologia di allevamento (acqua dolce, salata, impianti a ricircolo, gabbie offshore) e della dimensione dell’impianto. Ad esempio:
- Negli impianti a ricircolo (RAS), i costi energetici e di manutenzione sono più elevati rispetto agli impianti tradizionali, ma si ottiene un risparmio sui consumi idrici e una maggiore efficienza nella gestione dei reflui.
- Le economie di scala consentono agli impianti di grandi dimensioni di spuntare prezzi migliori su mangimi e servizi, riducendo il costo unitario di produzione.
- Gli allevamenti in mare aperto presentano costi maggiori per la manutenzione delle strutture e la gestione della sicurezza, ma possono beneficiare di una minore incidenza dei costi energetici rispetto agli impianti a terra.
Per un piccolo impianto (produzione annua 20 tonnellate), il costo operativo totale può attestarsi tra 120.000 e 180.000 euro. Per un impianto medio-grande (oltre 100 tonnellate annue), i costi operativi possono superare 350.000 euro, ma il costo per kg prodotto si riduce sensibilmente.
Strategie per ottimizzare i costi e migliorare la sostenibilità economica
Per garantire la sostenibilità economica dell’acquacoltura, è fondamentale adottare strategie di ottimizzazione dei costi:
- Automazione e digitalizzazione: l’adozione di sistemi di monitoraggio automatico e gestione informatizzata consente di ridurre il fabbisogno di manodopera e ottimizzare i consumi di energia e mangimi.
- Selezione di mangimi ad alta efficienza: scegliere mangimi di qualità superiore può ridurre la mortalità e migliorare la crescita, abbattendo il costo unitario di produzione.
- Contrattazione collettiva e partnership: aggregarsi con altri produttori per l’acquisto di mangimi, energia e servizi può portare a sconti significativi e migliori condizioni contrattuali.
- Gestione efficiente dei reflui: investire in tecnologie di trattamento avanzate può ridurre i costi di smaltimento e, in alcuni casi, consentire il riutilizzo delle acque trattate.
- Accesso a incentivi e finanziamenti pubblici: sfruttare le misure previste dai programmi europei e nazionali per l’innovazione e la sostenibilità può alleggerire il peso dei costi operativi e favorire investimenti in efficienza.
Infine, una pianificazione accurata del fabbisogno di capitale circolante è essenziale per coprire i costi operativi nei primi mesi di attività, quando i ricavi sono ancora limitati. In media, il fabbisogno di circolante per un impianto medio si aggira su 80.000-120.000 euro, da coprire tramite risorse proprie, finanziamenti bancari o contributi pubblici.

Come stimare il fabbisogno finanziario e il capitale circolante per un impianto di acquacoltura
Analisi del fabbisogno finanziario iniziale: capex e opex
Per avviare un’attività di acquacoltura è fondamentale stimare con precisione il fabbisogno finanziario complessivo, distinguendo tra investimenti iniziali (CAPEX) e costi operativi ricorrenti (OPEX). Il CAPEX comprende tutte le spese per l’acquisto di impianti, vasche, sistemi di filtraggio, attrezzature per l’alimentazione e la movimentazione del pesce, oltre a eventuali opere di adeguamento strutturale. Ad esempio, l’investimento iniziale per un impianto di piccola-media dimensione può variare tra 250.000 e 500.000 euro, a seconda della tecnologia impiegata e della scala produttiva.
I costi operativi (OPEX) includono invece le spese per mangimi, energia elettrica, personale, manutenzione e gestione delle scorte. Nei primi 12-18 mesi, questi costi possono rappresentare dal 30% al 40% del fabbisogno finanziario totale, poiché la produzione raggiunge la piena capacità solo dopo un periodo di avviamento.
Calcolo del capitale circolante necessario nei primi 12-18 mesi
Il capitale circolante è la liquidità necessaria per coprire le spese correnti fino all’incasso delle prime vendite. In acquacoltura, i tempi di crescita del prodotto (ad esempio, 8-12 mesi per la trota o il branzino) comportano ritardi tra l’investimento iniziale e i primi ricavi. È quindi essenziale prevedere un capitale circolante sufficiente a sostenere:
- Acquisto di scorte (mangimi, materiale di consumo, prodotti sanitari)
- Pagamenti a fornitori e personale
- Gestione delle spese impreviste (guasti, variazioni di prezzo, eventi climatici)
Un esempio pratico: per un impianto con OPEX mensili di 15.000 euro e un ciclo produttivo di 10 mesi prima della prima vendita, il capitale circolante minimo richiesto sarà di almeno 150.000 euro (15.000 x 10), a cui aggiungere un margine di sicurezza del 10-20% per imprevisti.
Rischi di sottostima e strategie di prevenzione
Uno degli errori più comuni nella pianificazione finanziaria dell’acquacoltura è sottovalutare i tempi di avviamento e le scorte necessarie. Ritardi nella crescita del pesce, problemi tecnici agli impianti o fluttuazioni nei prezzi dei mangimi possono allungare i tempi di ritorno dell’investimento e aumentare il fabbisogno di liquidità. Inoltre, la sottostima dei tempi di vendita può portare a carenze di cassa proprio nei momenti critici.
Per prevenire questi rischi, è consigliabile:
- Effettuare analisi di scenario considerando ritardi di almeno 2-3 mesi rispetto al piano ottimale
- Prevedere fondi di riserva pari almeno al 15% del fabbisogno stimato
- Monitorare costantemente i flussi di cassa e aggiornare le previsioni ogni trimestre
- Stipulare contratti di fornitura flessibili per gestire variazioni di prezzo e disponibilità
Una gestione prudente degli investimenti, come evidenziato dalla Nota Rapporto Economico sull’Acquacoltura 2024, ha permesso al settore di mantenere costi finanziari netti bassi (1,7 milioni di euro), dimostrando l’importanza di una pianificazione attenta e realistica.
Best practice per la pianificazione finanziaria in acquacoltura
Per garantire la sostenibilità finanziaria dell’impianto, è fondamentale:
- Redigere un business plan dettagliato con simulazioni di fabbisogno finanziario su base mensile
- Valutare diverse fonti di copertura (capitale proprio, finanziamenti bancari, contributi pubblici)
- Calcolare indicatori come Break Even Point (BEP) e Debt Service Coverage Ratio (DSCR) per verificare la capacità di rimborso dei debiti
- Utilizzare dati di settore aggiornati per confrontare i propri parametri con le medie di mercato
Ad esempio, se il BEP di un impianto è raggiunto con una produzione annua di 60 tonnellate e i ricavi attesi coprono il 120% dei costi totali, si dispone di un margine di sicurezza adeguato. Un DSCR superiore a 1,2 indica una buona capacità di sostenere il servizio del debito.
Infine, è opportuno aggiornare periodicamente le stime in base all’andamento reale della produzione e del mercato, sfruttando le opportunità offerte da eventuali misure finanziarie pubbliche dedicate al settore.

Le principali fonti di copertura finanziaria per investimenti in acquacoltura nel 2025
Per avviare un impianto di acquacoltura in Italia nel 2025, è fondamentale valutare attentamente le fonti di copertura finanziaria disponibili. La scelta tra mezzi propri, finanziamenti bancari, leasing operativo e contributi a fondo perduto può incidere in modo significativo sulla sostenibilità economica e sulla capacità di crescita dell’impresa. Di seguito analizziamo le principali opzioni, con vantaggi, svantaggi, requisiti e consigli pratici.
Mezzi propri: autonomia e rapidità, ma con limiti di scala
Utilizzare capitale proprio significa impiegare risorse personali o dei soci per coprire i costi iniziali (CAPEX) e il fabbisogno di circolante. Questa soluzione offre massima autonomia decisionale e tempi rapidi di attivazione, senza dover rispondere a terzi.
- Vantaggi: Nessun costo per interessi o oneri finanziari; flessibilità nella gestione; maggiore credibilità verso altri finanziatori.
- Svantaggi: Limita la dimensione degli investimenti; espone il patrimonio personale al rischio d’impresa; può rallentare la crescita se le risorse sono insufficienti.
Per un impianto di acquacoltura di taglia media, il fabbisogno iniziale può superare i 400.000 euro tra vasche, impianti di filtrazione, attrezzature e capitale circolante (fonte: Nota Rapporto Economico sull’Acquacoltura 2024).
Finanziamenti bancari: leva finanziaria e sostenibilità
I finanziamenti bancari rappresentano una delle fonti più diffuse per coprire investimenti in acquacoltura. Le banche valutano il business plan, la solidità patrimoniale e la capacità di rimborso (DSCR).
- Vantaggi: Permettono di ampliare la scala dell’investimento; tassi spesso agevolati per il settore primario; possibilità di piani di ammortamento personalizzati.
- Svantaggi: Richiesta di garanzie reali o personali; tempi di istruttoria; esposizione a rischio di indebitamento e variazione dei tassi.
Per un prestito di 300.000 euro a 7 anni, la rata annua può aggirarsi sui 48.000 euro, richiedendo un DSCR (Debt Service Coverage Ratio) superiore a 1,2 per essere sostenibile.
Leasing e locazione operativa: flessibilità per le attrezzature
Il leasing operativo consente di utilizzare attrezzature e impianti senza immobilizzare capitale. È particolarmente indicato per vasche, sistemi di ossigenazione e mezzi di trasporto.
- Vantaggi: Nessun esborso iniziale elevato; canoni deducibili fiscalmente; possibilità di aggiornare le tecnologie.
- Svantaggi: Costo complessivo superiore all’acquisto diretto; obbligo di mantenere il contratto per la durata minima; non sempre applicabile a tutte le tipologie di beni.
Un esempio: leasing per attrezzature da 100.000 euro, con canone annuo di circa 18.000 euro per 6 anni.
Contributi a fondo perduto e agevolazioni: opportunità da cogliere
Nel 2025 sono attivi diversi contributi a fondo perduto e bandi specifici per l’acquacoltura:
- ISMEA: sostiene giovani imprenditori agricoli e della pesca con contributi fino al 50% dell’investimento ammissibile.
- FEAMPA (Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura): finanzia progetti innovativi, sostenibilità ambientale e modernizzazione degli impianti.
- Bandi regionali: molte Regioni italiane pubblicano bandi annuali per l’acquacoltura, con contributi dal 30% al 60% a fondo perduto.
- ZES (Zone Economiche Speciali): prevedono incentivi fiscali e contributivi per impianti in aree svantaggiate.
- INAIL: incentivi per investimenti in sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro.
Vantaggi: Riduzione significativa del capitale da investire; miglioramento del cash flow; possibilità di accedere a formazione e consulenza gratuita.
Svantaggi: Burocrazia complessa; tempi lunghi di erogazione; necessità di rispettare vincoli e rendicontazioni.
Requisiti di accesso: Presentazione di un business plan dettagliato, rispetto delle normative ambientali, regolarità contributiva e fiscale.
Per massimizzare le possibilità di ottenere agevolazioni:
- Monitorare costantemente i bandi ufficiali e le scadenze.
- Preparare una documentazione completa e aggiornata.
- Valutare la consulenza di esperti in finanza agevolata.

Cronoprogramma operativo e finanziario per l’avvio di un impianto di acquacoltura
Fasi essenziali: dalla progettazione all’avvio della produzione
Per avviare un impianto di acquacoltura, è fondamentale pianificare un cronoprogramma dettagliato che tenga conto sia delle tempistiche amministrative sia di quelle operative. Le principali fasi sono:
- Ottenimento di permessi e autorizzazioni: comprende le pratiche per concessioni idriche, autorizzazioni ambientali e sanitarie.
- Acquisto o realizzazione degli impianti: scelta e acquisizione dell’area, progettazione e costruzione delle vasche o gabbie, sistemi di filtraggio e ricircolo.
- Installazione delle attrezzature: montaggio di impianti tecnici, sistemi di alimentazione, monitoraggio e sicurezza.
- Fase di pre-apertura: collaudo degli impianti, formazione del personale, acquisto delle prime scorte (avannotti, mangimi, prodotti sanitari).
- Avvio della produzione: introduzione degli organismi acquatici e inizio del ciclo produttivo.
Ogni fase presenta criticità specifiche che possono influire su costi e tempi, rendendo necessario un monitoraggio costante e una gestione flessibile del budget.
Tempistiche e criticità: tre scenari a confronto
Le tempistiche di avvio di un impianto di acquacoltura possono variare sensibilmente in base a fattori burocratici, tecnici e finanziari. Di seguito vengono presentati tre scenari sintetici, con stime temporali e principali criticità da monitorare:
- Scenario base (tempistica media):
- Permessi e autorizzazioni: 8-12 mesi. Possibili rallentamenti per richieste di integrazioni documentali o pareri ambientali.
- Realizzazione impianti e installazione attrezzature: 6-8 mesi. Criticità: ritardi nelle forniture, imprevisti tecnici.
- Pre-apertura e avvio produzione: 2-3 mesi. Attenzione a formazione del personale e collaudo impianti.
- Totale stimato: 16-23 mesi dall’avvio delle pratiche.
- Scenario ottimistico (tempistica ridotta):
- Permessi e autorizzazioni: 6-8 mesi. Tempi ridotti grazie a iter semplificati o sportelli unici.
- Realizzazione impianti e installazione attrezzature: 4-6 mesi. Fornitori affidabili e progettazione modulare.
- Pre-apertura e avvio produzione: 1-2 mesi. Personale già formato, procedure snelle.
- Totale stimato: 11-16 mesi.
- Scenario prudente (tempistica estesa):
- Permessi e autorizzazioni: 12-18 mesi. Possibili ricorsi, richieste di integrazioni o valutazioni ambientali complesse.
- Realizzazione impianti e installazione attrezzature: 8-12 mesi. Rischio di imprevisti tecnici, difficoltà di reperimento materiali.
- Pre-apertura e avvio produzione: 3-4 mesi. Necessità di formazione aggiuntiva o collaudi ripetuti.
- Totale stimato: 23-34 mesi.
In tutti gli scenari, la fase più critica resta quella autorizzativa, che può incidere in modo determinante sulla sostenibilità finanziaria del progetto.
Implicazioni finanziarie: capex, opex e fabbisogno di circolante
Un cronoprogramma realistico permette di stimare con precisione l’esposizione finanziaria e il fabbisogno di capitale. Ad esempio, per un impianto di medie dimensioni:
- CAPEX (investimenti iniziali): tra 400.000 e 700.000 euro, suddivisi tra opere civili, impianti tecnologici e attrezzature.
- OPEX (costi operativi annui): tra 120.000 e 200.000 euro, comprendendo personale, energia, mangimi, manutenzione.
- Fabbisogno di circolante: almeno 60.000-100.000 euro per coprire i primi cicli produttivi e i ritardi di incasso.
Un ritardo di 6 mesi nella fase autorizzativa può comportare costi aggiuntivi per interessi passivi e spese generali, incidendo sul break-even point e sulla sostenibilità del progetto. È quindi consigliabile prevedere fonti di copertura flessibili (es. finanziamenti a stato avanzamento lavori, bandi pubblici come quelli promossi da enti regionali o provinciali) e monitorare costantemente il cronoprogramma finanziario.
Principali criticità da monitorare in ogni fase
- Permessi e autorizzazioni: rischio di allungamento dei tempi, necessità di consulenze specialistiche, variabilità normativa.
- Realizzazione impianti: aumento dei costi per imprevisti tecnici, difficoltà di coordinamento tra fornitori.
- Pre-apertura: formazione insufficiente del personale, ritardi nelle forniture di avannotti o mangimi.
- Avvio produzione: rischio biologico (mortalità, malattie), necessità di adeguare i parametri gestionali.
Un monitoraggio puntuale e una gestione proattiva delle criticità sono elementi chiave per rispettare i tempi e contenere i costi di avvio.

Domande frequenti su investimenti e costi per Acquacoltura nel 2025
Quali sono i principali investimenti iniziali per un’acquacoltura nel 2025?
Gli investimenti iniziali riguardano principalmente impianti, mangimi innovativi, certificazioni, logistica e attività di marketing. Questi elementi rappresentano le risorse chiave per avviare e strutturare correttamente un’attività di acquacoltura nel 2025.
Quali costi operativi incidono di più nella gestione di un impianto di acquacoltura?
I costi operativi più rilevanti sono quelli legati all’acquisto di mangimi innovativi, alla gestione degli impianti e alle spese per la logistica. Anche le certificazioni e le attività di marketing rappresentano voci significative nel bilancio annuale.
Come si può calcolare il fabbisogno finanziario reale per avviare un’acquacoltura?
Il fabbisogno finanziario reale si calcola sommando i costi per impianti, mangimi, certificazioni, logistica e marketing, considerando anche eventuali spese per l’adeguamento alle normative. È fondamentale valutare attentamente ogni voce per stimare con precisione il capitale necessario.
Quali incentivi e contributi sono accessibili per l’acquacoltura nel 2025?
Nel 2025 sono previsti incentivi tramite il Programma nazionale triennale della pesca e dell’acquacoltura, rifinanziato con 250.000 euro, e bandi specifici come quello da un milione di euro per progetti di ottimizzazione e innovazione nel settore. Questi strumenti possono sostenere sia investimenti strutturali che progetti di sviluppo.
È possibile avviare un’acquacoltura con capitale ridotto grazie a leasing o bandi?
Sì, la partecipazione a bandi pubblici, come quello da un milione di euro, può facilitare l’accesso a risorse finanziarie per chi dispone di capitale limitato. L’utilizzo di strumenti finanziari e incentivi pubblici permette di ridurre l’investimento iniziale necessario per l’avvio dell’attività.
Fonti analizzate
- Priorità n. 2 Obiettivo specifico 2.1
- Aggiornamento cronoprogramma finanziario del progetto
- Programma nazionale triennale della pesca e dell’acquacoltura
- Investimenti per l’acquacoltura, via al bando da un milione di euro
- The European House – Libro Bianco 2025
- RELAZIONE ANNUALE INTEGRATA
- Nota Rapporto Economico sull’Acquacoltura 2024
- Libro Bianco 2025 – Valore Acqua
- Il 2025 è l’anno della ripresa per l’acquacoltura
- Il settore agricolo, della pesca e dell’acquacoltura nelle leggi
- Blue Book
Articolo scritto il 02/11/2025

STEFANO VENTURA – Linkedin
È il fondatore di Bsness.com, software house operante in Italia e Spagna. Si è laureato in economia e commercio presso l’Università di Bologna dove ha anche conseguito il titolo di Dottore Commercialista. Ha esercitato con successo la professione di Dottore Commercialista come esperto in budget e business plan per poi dedicarsi a tempo pieno alla crescita di Bsness.com.


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