Aprire un’attività di catering in Italia nel 2025 è una scelta imprenditoriale interessante, sostenuta dalla crescita della domanda per servizi personalizzati e dalla trasformazione delle abitudini alimentari. Per avviare un catering è indispensabile possedere specifici requisiti professionali, come l’abilitazione SAB/ex REC e la certificazione HACCP per tutto il personale. I costi iniziali si attestano tra 40.000 e 80.000 euro, comprendendo attrezzature, locali e le pratiche amministrative necessarie. L’iter burocratico prevede l’apertura della partita IVA, l’iscrizione al Registro Imprese e la presentazione della SCIA presso lo SUAP, oltre alle autorizzazioni sanitarie. I tempi per completare l’avvio variano tra 2 e 4 mesi. Un business plan dettagliato è fondamentale per stimare costi, ricavi e sostenibilità, aiutando a prevenire errori e a pianificare strategie efficaci, secondo le normative aggiornate al 2025 in Italia.
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Perché aprire un’attività di catering in italia nel 2025: trend, opportunità e rischi
Crescita della domanda e nuove abitudini alimentari
Aprire un’attività di catering in Italia nel 2025 rappresenta una scelta imprenditoriale sempre più interessante. Negli ultimi anni, la domanda di servizi di catering per eventi privati e aziendali ha registrato una crescita costante, trainata da una maggiore attenzione alla qualità dell’esperienza gastronomica e dalla necessità di soluzioni flessibili e personalizzate. Eventi aziendali, matrimoni, feste private e meeting richiedono spesso servizi professionali che sappiano coniugare efficienza, creatività e rispetto delle nuove abitudini alimentari.
Le preferenze dei clienti si stanno evolvendo: cresce la richiesta di menù personalizzati, opzioni vegetariane, vegane, senza glutine e a chilometro zero. Questo trend offre alle nuove imprese di catering l’opportunità di differenziarsi, puntando su proposte innovative e su una maggiore attenzione alle esigenze nutrizionali e di sostenibilità ambientale.
Modelli innovativi e opportunità di mercato
Il settore del catering si sta trasformando grazie all’emergere di modelli innovativi come le ghost kitchen, cucine dedicate esclusivamente alla preparazione di piatti per la consegna a domicilio o per eventi, senza la necessità di una sala ristorante. Questo approccio consente di ridurre i costi fissi legati alla gestione di un locale tradizionale e di rispondere in modo più agile alle richieste del mercato.
Inoltre, la digitalizzazione dei servizi di prenotazione e la possibilità di promuovere la propria attività online permettono di raggiungere una clientela più ampia e di gestire in modo efficiente ordini e logistica. Le imprese che sapranno integrare innovazione tecnologica e qualità del servizio potranno cogliere le migliori opportunità offerte dal mercato nel 2025.
Principali rischi: concorrenza, stagionalità e margini
Nonostante le opportunità, il settore del catering presenta anche alcuni rischi da valutare attentamente. La concorrenza è elevata, soprattutto nelle grandi città e nelle aree a forte vocazione turistica, dove operano sia grandi aziende sia realtà artigianali ben radicate. Per emergere è fondamentale costruire un’identità distintiva e investire nella qualità del servizio.
Un altro aspetto da considerare è la stagionalità della domanda: molti eventi si concentrano nei mesi primaverili ed estivi, mentre nei periodi di bassa stagione il volume di lavoro può ridursi sensibilmente. Questo impatta direttamente sui margini di guadagno, che possono risultare variabili e richiedere una gestione finanziaria attenta e flessibile.
Infine, l’avvio di un’attività di catering comporta investimenti iniziali per l’acquisto di attrezzature, il rispetto delle normative sanitarie e la copertura dei costi amministrativi. È quindi fondamentale valutare con attenzione il business plan e pianificare eventuali finanziamenti o agevolazioni disponibili per le nuove imprese.

Requisiti fondamentali per aprire un’attività di catering in italia nel 2025
Requisiti personali: abilitazioni e certificazioni obbligatorie
Per avviare un’attività di catering in Italia nel 2025, è indispensabile che il titolare o almeno uno dei soci possieda specifiche abilitazioni professionali. In particolare, è richiesta l’abilitazione SAB (ex REC), necessaria per la somministrazione di alimenti e bevande. Questa abilitazione si ottiene frequentando un corso riconosciuto e superando l’esame finale, oppure dimostrando di avere esperienza documentata nel settore.
Un altro requisito imprescindibile è il possesso della certificazione HACCP, che attesta la conoscenza delle norme igienico-sanitarie per la manipolazione degli alimenti. Tutto il personale addetto alla preparazione e al confezionamento dei cibi deve essere in regola con questa certificazione, che va aggiornata periodicamente secondo la normativa vigente.
Non è obbligatoria un’esperienza pregressa nel settore, ma aver già lavorato nella ristorazione o nel catering rappresenta un vantaggio competitivo, sia per la gestione operativa sia per la credibilità verso i clienti.
Requisiti del locale e norme igienico-sanitarie
Il locale destinato all’attività di catering deve rispettare precisi requisiti strutturali e igienici. La superficie minima richiesta è di 25 mq, ma è fondamentale che gli spazi siano organizzati in modo funzionale: devono essere separati gli ambienti per la preparazione e il confezionamento degli alimenti, per evitare contaminazioni incrociate.
Il locale deve inoltre essere conforme alle norme igienico-sanitarie e di sicurezza previste dalla legge. Questo significa dotarsi di pavimentazioni e rivestimenti facilmente lavabili, sistemi di aerazione adeguati, impianti a norma e attrezzature certificate. Prima dell’avvio dell’attività, è necessario ottenere il parere favorevole dell’ASL (Azienda Sanitaria Locale), che effettua un sopralluogo per verificare il rispetto di tutte le prescrizioni.
Autorizzazioni amministrative e adempimenti fiscali
Dal punto di vista burocratico, il primo passo è l’apertura della Partita IVA con il codice ATECO 56.21.00, specifico per il catering per eventi (fonte). Successivamente, bisogna scegliere la forma giuridica più adatta (ditta individuale o società) e procedere con l’iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio.
Un passaggio fondamentale è la presentazione della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) presso lo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) del Comune di riferimento. La SCIA consente di iniziare l’attività immediatamente, ma solo se tutti i requisiti sono già stati rispettati. In parallelo, è necessario ottenere la licenza comunale per l’attività classificata, come previsto dalla normativa vigente (fonte).
Infine, è obbligatoria l’iscrizione all’INPS e all’INAIL per la gestione previdenziale e assicurativa, oltre alla regolare tenuta della contabilità fiscale.
Tempi e iter di apertura
L’iter per aprire un catering può richiedere alcune settimane, a seconda della rapidità con cui si ottengono le certificazioni, le autorizzazioni sanitarie e si completano gli adempimenti amministrativi. È consigliabile iniziare la raccolta dei documenti e la formazione con largo anticipo rispetto alla data prevista di avvio dell’attività.

Costi per aprire un’attività di catering in italia nel 2025: investimento iniziale e spese ricorrenti
Aprire un’attività di catering in Italia nel 2025 richiede una valutazione attenta dei costi, sia iniziali che ricorrenti. Comprendere l’entità dell’investimento e delle spese mensili è fondamentale per pianificare correttamente il business plan e garantire la sostenibilità dell’impresa nei primi mesi di attività. Di seguito analizziamo nel dettaglio le principali voci di costo da considerare.
Investimento iniziale: quanto serve per partire
L’investimento iniziale per avviare un catering si colloca generalmente tra 40.000 e 80.000 euro. Questa cifra copre tutte le spese necessarie per rendere operativa l’attività, dalla burocrazia all’allestimento dei locali. Una delle voci più rilevanti riguarda le attrezzature professionali (forni, frigoriferi, abbattitori, pentolame, veicoli refrigerati), che richiedono un budget compreso tra 15.000 e 35.000 euro a seconda delle dimensioni e della qualità scelta.
Altri costi da mettere in conto sono:
- Licenze e pratiche amministrative: tra 1.000 e 3.000 euro per SCIA, permessi sanitari, consulenze professionali e iscrizioni obbligatorie.
- Allestimento dei locali: spese per adeguare la cucina e gli spazi di lavoro alle normative igienico-sanitarie, con costi variabili in base allo stato dell’immobile.
- Scorte iniziali di materie prime: acquisto di alimenti, bevande e materiali di consumo per i primi servizi, generalmente tra 2.000 e 5.000 euro.
È importante prevedere anche un capitale circolante sufficiente a coprire le spese operative dei primi mesi, in attesa che l’attività generi flussi di cassa regolari.
Costi fissi mensili: cosa considerare per la gestione
Oltre all’investimento iniziale, il catering comporta costi fissi mensili che incidono sulla redditività. Le principali voci sono:
- Affitto dei locali: la spesa varia in base alla posizione e alle dimensioni, ma può oscillare tra 800 e 2.500 euro al mese.
- Personale: stipendi e contributi per cuochi, aiuto cuochi, addetti al servizio e autisti. Il costo dipende dal numero di dipendenti e dal livello di esperienza richiesto.
- Utenze: energia elettrica, acqua, gas e telefono, con una media mensile tra 300 e 800 euro.
- Materie prime: acquisto continuativo di alimenti freschi e materiali di consumo, che può variare in base al volume degli eventi gestiti.
Per affrontare i primi mesi di attività, è consigliabile disporre di un capitale circolante di almeno 10.000–15.000 euro, così da coprire eventuali ritardi nei pagamenti dei clienti o picchi di spesa imprevisti.
Iter burocratico e tempistiche di apertura
Le spese burocratiche sono una parte essenziale dell’investimento iniziale. Per avviare un catering è necessario:
- Aprire la partita IVA e iscriversi al Registro delle Imprese.
- Presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) presso lo SUAP del Comune.
- Ottenere le certificazioni sanitarie dalla ASL competente.
- Richiedere eventuali permessi specifici per il trasporto e la somministrazione di alimenti.
Le tempistiche per completare l’iter burocratico possono variare da 30 a 90 giorni, in base alla rapidità degli enti coinvolti e alla completezza della documentazione presentata.
Business plan, finanziamenti e agevolazioni
Un business plan dettagliato è indispensabile per valutare la sostenibilità economica del catering e per accedere a finanziamenti o agevolazioni. Esistono bandi regionali, incentivi per l’imprenditoria giovanile e femminile, oltre a finanziamenti bancari dedicati alle nuove imprese del settore Horeca. È fondamentale presentare un piano finanziario solido, che evidenzi i costi previsti e le strategie di sviluppo.

Iter burocratico per aprire un catering in italia: step e tempistiche
Avviare un’attività di catering in Italia nel 2025 richiede il rispetto di una procedura burocratica precisa, che garantisce la regolarità fiscale, amministrativa e sanitaria dell’impresa. Di seguito trovi una panoramica dettagliata dei principali passaggi, dalla scelta della forma giuridica fino all’ottenimento delle autorizzazioni necessarie per operare legalmente.
Scelta della forma giuridica e apertura della partita iva
Il primo passo per aprire un catering è decidere la forma giuridica più adatta alle proprie esigenze: puoi optare per una ditta individuale se intendi lavorare da solo, oppure per una società (ad esempio una SRL) se prevedi di avere soci o una struttura più articolata. Questa scelta incide su responsabilità, regime fiscale e costi di gestione.
Successivamente, è obbligatorio aprire la partita IVA, che rappresenta il codice identificativo fiscale dell’attività. L’apertura della partita IVA può essere effettuata online tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate o con il supporto di un commercialista. Questo passaggio è fondamentale per poter emettere fatture e gestire la contabilità.
Iscrizione al registro delle imprese e comunicazione SUAP
Una volta ottenuta la partita IVA, è necessario iscrivere l’attività al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio competente. Questa iscrizione ufficializza la nascita dell’impresa e consente di operare legalmente nel settore.
Parallelamente, occorre presentare la Comunicazione Unica al SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive) del Comune in cui si intende avviare il catering. Il SUAP rappresenta il punto di riferimento per tutte le pratiche amministrative relative all’avvio di attività produttive.
Presentazione della SCIA e autorizzazioni sanitarie
Per poter iniziare l’attività, è indispensabile presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al SUAP. La SCIA attesta che il locale e l’attività rispettano i requisiti igienico-sanitari e urbanistici previsti dalla normativa vigente.
Inoltre, è obbligatorio ottenere le autorizzazioni sanitarie dall’ASL (Azienda Sanitaria Locale). L’ASL effettua controlli sui locali, sulle attrezzature e sulle procedure di conservazione e manipolazione degli alimenti, per garantire la sicurezza alimentare. Solo dopo il parere favorevole dell’ASL è possibile avviare l’attività.
Iscrizione inps, INAIL e permessi aggiuntivi
Un ulteriore passaggio fondamentale è l’iscrizione all’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale), obbligatoria sia per il titolare che per eventuali dipendenti, al fine di regolarizzare la posizione previdenziale.
Se si prevede l’assunzione di personale, è necessario anche iscriversi all’INAIL (Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro), per la copertura assicurativa contro gli infortuni sul lavoro.
In base alle specificità dell’attività e alla localizzazione, potrebbero essere richiesti permessi aggiuntivi (ad esempio per l’occupazione di suolo pubblico o per l’utilizzo di particolari attrezzature).
Tempistiche e consigli pratici
L’iter burocratico per aprire un catering può richiedere da alcune settimane a qualche mese, a seconda della rapidità degli enti coinvolti e della completezza della documentazione presentata. È consigliabile affidarsi a un commercialista esperto o a consulenti specializzati per velocizzare le procedure e ridurre il rischio di errori.
Ricorda che la regolarità amministrativa e sanitaria è fondamentale per evitare sanzioni e garantire la fiducia dei clienti. Una pianificazione accurata dei tempi e delle scadenze ti permetterà di avviare il tuo catering in modo sicuro e conforme alle normative vigenti.

Business plan per catering: perché è indispensabile e come strutturarlo
Perché il business plan è fondamentale per un’attività di catering
Redigere un business plan rappresenta il primo passo concreto per chi desidera aprire un catering in Italia nel 2025. Questo documento non è solo una formalità, ma uno strumento operativo essenziale per analizzare la fattibilità dell’attività, pianificare le strategie e presentarsi in modo professionale a banche, investitori o enti pubblici. Un business plan ben strutturato permette di valutare i costi iniziali e ricorrenti, stimare i ricavi attesi e individuare il punto di pareggio (break-even), fornendo una visione chiara delle prospettive economiche e delle criticità da affrontare.
Nel settore del catering, dove la concorrenza è elevata e la gestione dei costi può essere complessa, il business plan aiuta a prevenire errori di valutazione e a definire una strategia commerciale efficace. Inoltre, è spesso richiesto per accedere a finanziamenti bancari o partecipare a bandi pubblici e agevolazioni.
Analisi di mercato e strategia commerciale
La prima sezione di un business plan per catering dovrebbe essere dedicata all’analisi di mercato. È fondamentale studiare la domanda locale, identificare i principali concorrenti, valutare i trend di consumo e individuare il target di clientela (aziende, privati, eventi pubblici o privati). Questa analisi consente di posizionare correttamente l’offerta e di definire una strategia commerciale coerente con le esigenze del mercato.
- Analisi SWOT: punti di forza, debolezze, opportunità e minacce.
- Definizione del target di clientela e dei servizi offerti (buffet, banqueting, coffee break, ecc.).
- Strategie di marketing e promozione: canali digitali, collaborazioni con location, partecipazione a fiere di settore.
Una strategia commerciale ben delineata aiuta a ottimizzare gli investimenti in pubblicità e a costruire una reputazione solida fin dai primi mesi di attività.
Piano finanziario: costi, ricavi e break-even
Il cuore del business plan è il piano finanziario, che deve essere il più possibile dettagliato e realistico. In questa sezione vanno inseriti:
- Costi iniziali: acquisto o noleggio di attrezzature, allestimento del locale, licenze e permessi, formazione del personale.
- Costi ricorrenti: materie prime, stipendi, affitti, utenze, assicurazioni, manutenzione.
- Previsioni di ricavi: stima dei contratti acquisiti, prezzi medi dei servizi, stagionalità.
- Calcolo del break-even point: il punto in cui i ricavi coprono tutti i costi, fondamentale per valutare la sostenibilità dell’attività.
Per facilitare la stesura e la simulazione di diversi scenari, è possibile utilizzare software specifici per business plan. Questi strumenti consentono di modificare rapidamente le variabili (ad esempio, il numero di eventi mensili o il costo delle materie prime) e di valutare l’impatto sulle previsioni economiche, aiutando a ottimizzare la pianificazione e a prendere decisioni più consapevoli.
Presentazione del business plan a banche, investitori e per bandi pubblici
Un business plan ben redatto è spesso richiesto per ottenere finanziamenti da banche o investitori privati, oppure per partecipare a bandi pubblici e agevolazioni dedicate alle nuove imprese. In questi casi, è importante che il documento sia chiaro, sintetico e supportato da dati concreti. La presentazione dovrebbe mettere in evidenza:
- La solidità dell’analisi di mercato e la conoscenza del settore.
- La sostenibilità economica dell’attività, dimostrata da previsioni finanziarie attendibili.
- Le strategie di crescita e di gestione dei rischi.
Un business plan professionale aumenta la credibilità dell’imprenditore e le possibilità di ottenere le risorse necessarie per avviare e sviluppare il catering.

Errori da evitare quando apri Catering nel 2025
Conoscere gli errori più comuni è fondamentale per evitare passi falsi che possono compromettere la riuscita della tua attività di catering. Una corretta pianificazione ti permette di risparmiare tempo, denaro e di affrontare con maggiore sicurezza le sfide del settore.
- Sottovalutare i costi iniziali e il capitale circolante necessari per avviare e sostenere l’attività nei primi mesi.
- Scegliere locali non idonei o non a norma rispetto ai requisiti igienico-sanitari e urbanistici richiesti dalla legge.
- Ignorare l’importanza di un business plan dettagliato per stimare costi, ricavi e valutare la sostenibilità dell’investimento.
- Trascurare il marketing e la promozione, fondamentali per acquisire i primi clienti e posizionarsi sul mercato.
- Improvvisare la gestione burocratica e fiscale, senza affidarsi a consulenti esperti per pratiche come Partita IVA, SCIA e permessi sanitari.
- Non pianificare la stagionalità della domanda, rischiando periodi di inattività o sovraccarico non gestito.
Domande frequenti su come aprire Catering nel 2025
Quanto tempo serve per aprire un catering?
Generalmente sono necessari dai 2 ai 4 mesi per avviare un’attività di catering, considerando la ricerca dei locali, l’ottenimento dei permessi (come SCIA e autorizzazioni sanitarie) e le pratiche amministrative come l’apertura della Partita IVA. I tempi possono variare in base alla rapidità con cui si soddisfano i requisiti normativi e si completano gli adempimenti burocratici.
Serve esperienza nel settore per aprire un catering?
L’esperienza non è obbligatoria per legge, ma è fortemente consigliata. Conoscere le dinamiche del settore alimentare e della gestione eventi aiuta a prevenire errori operativi e a offrire un servizio di qualità superiore ai clienti.
Quali sono i margini di guadagno di un’attività di catering?
I margini di guadagno variano generalmente tra il 10% e il 20% del fatturato, a seconda della gestione dei costi, della tipologia di clientela e della capacità di ottimizzare le risorse. Una pianificazione attenta dei costi fissi e variabili è essenziale per mantenere la redditività.
È utile fare un business plan o usare un software per simulare costi e ricavi prima di aprire?
Sì, è altamente consigliato redigere un business plan dettagliato e utilizzare software dedicati per simulare costi e ricavi. Questo permette di valutare la sostenibilità dell’investimento, stimare i flussi di cassa e prevenire sorprese nella gestione finanziaria dell’attività.
Si può iniziare con una ghost kitchen per il catering?
Sì, avviare un catering tramite una ghost kitchen è una soluzione flessibile e con costi iniziali più contenuti rispetto a un locale tradizionale. Questa modalità consente di testare il mercato e ottimizzare le spese operative, soprattutto nelle fasi iniziali dell’attività.
Fonti analizzate
- Aprire un Catering: Guida Completa con Iter e Costi
- Avviare un’attività nel settore Horeca da 0: Guida 2025 – La Voce di Asti
- Come avviare un’attività di catering: qualche consiglio
- Quali sono i requisiti legali per aprire una società di catering? – Monouso Direct
- APRIRE UN CATERING | Tutto ciò che bisogna sapere
- Aprire un’agenzia di catering: requisiti e costi
- Come aprire un catering: cosa serve, costi e requisiti – TeamSystem
- Cosa fare per aprire un catering: guida e consigli – Worldline
Articolo scritto il 06/12/2025

STEFANO VENTURA – Linkedin
È il fondatore di Bsness.com, software house operante in Italia e Spagna. Si è laureato in economia e commercio presso l’Università di Bologna dove ha anche conseguito il titolo di Dottore Commercialista. Ha esercitato con successo la professione di Dottore Commercialista come esperto in budget e business plan per poi dedicarsi a tempo pieno alla crescita di Bsness.com.


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