Prima di addentrarci nello specifico argomento riguardante la riclassificazione dello stato patrimoniale occorre aprire una piccola parentesi per riassumere brevemente che cos’è lo stato patrimoniale, dove è collocato e quando va redatto.

Che cos’è lo stato patrimoniale?

Lo stato patrimoniale e il conto economico, unitamente alla nota integrativa e al rendiconto finanziario, costituiscono il bilancio di esercizio.

Il conto economico evidenzia il risultato economico dell’azienda in un dato periodo.

All’interno di questo documento vengono illustrate le operazioni aziendali che contribuiscono a determinare il risultato dell’esercizio, ponendo in luce l’eventuale utile (positivo) o perdita (negativo), pertanto troveremo riassunti tutti i ricavi e i costi.

Lo stato patrimoniale, invece, è un documento contabile che prevede, al suo interno, due sezioni (attività e passività) nelle quali dovranno essere illustrati il valore dei beni e dei capitali a disposizione dell’azienda.

La colonna delle attività riporterà l’elenco e il valore degli investimenti necessari per poter svolgere le operazioni aziendali; mentre in quella delle passività occorrerà indicare il modo in cui le attività andranno a ripristinare le fonti di finanziamento.

La compilazione di questi documenti contabili, a primo impatto, può apparire difficile, ma grazie al software business plan 2022 è possibile realizzarli in completa autonomia in modo automatico, semplice e veloce.

I software per la riclassificazione di bilancio

Il software business plan 2021 è piuttosto interessante, in quanto permette di realizzare un business plan aziendale che consenta di illustrare e comprendere appieno il proprio progetto aziendale.

Con questo specifico software, quindi, oltre all’illustrazione del progetto imprenditoriale è possibile redigere un piano economico e finanziario, a tre o cinque anni.

Nella parte descrittiva verranno illustrati i prodotti e i servizi realizzati o commercializzati e il mercato di riferimento, con la sua eventuale evoluzione e segmentazione, considerando anche le aziende concorrenti.

Solo in tal modo potrà definirsi correttamente un piano di marketing che preveda:

  • la scelta (motivata) dei prezzi dei propri prodotti o servizi;
  • l’eventuale fase di promozione e persino la loro distribuzione;
  • l’illustrazione dell’organizzazione dell’impresa, ivi comprese le risorse umane e la struttura societaria.

Infine, con i software business plan (base o specifici) è possibile creare e riclassificare automaticamente lo stato patrimoniale previsionale a cinque anni.

Svolte queste premesse, passiamo ora a trattare della riclassificazione dello stato patrimoniale.

La riclassificazione dello stato patrimoniale


Lo stato patrimoniale consente di evidenziare la composizione del patrimonio e la consistenza del capitale netto in un preciso momento storico, oltre a porre in evidenza la necessità di ulteriori finanziamenti per sostenere gli investimenti posti in essere.

Attraverso lo stato patrimoniale riclassificato è possibile ottenere una diversa e più adeguata rappresentazione dei valori delle attività e delle passività.

Questo avviene superando le logiche puramente civilistiche a favore di quelle aziendalistiche, riuscendo a costruire un sistema informativo di bilancio più semplice e comprensibile.

La riclassificazione delle poste contabili può essere espressa attraverso due criteri: finanziario o funzionale, che verranno illustrati in seguito.

Perché fare la rielaborazione dello stato patrimoniale


La rielaborazione dello stato patrimoniale è un procedimento alternativo alla classica redazione disposta dall’articolo 2424 del Codice Civile e consente di fare emergere eventuali informazioni riguardanti lo stato di salute aziendale.

Nello schema classico previsto per la redazione dello stato patrimoniale possono non apparire chiaramente espressi taluni dati di fondamentale importanza per l’imprenditore.

Soprattutto quando costui si trova a dover prendere delle decisioni che possono avere ripercussioni nel medio-lungo periodo.

Quindi, attraverso uno stato patrimoniale rielaborato è possibile assumere decisioni più lineari e conformi alla reale situazione economica e finanziaria dell’azienda.

Quando e come fare lo stato patrimoniale riclassificato


Uno stato patrimoniale riclassificato secondo il criterio finanziario o funzionale consente di sviluppare un livello di analisi del bilancio aziendale più approfondito.

La riclassificazione porta l’imprenditore ad acquisire informazioni più precise sulle dinamiche aziendali.

Lo scopo della riclassificazione dello stato patrimoniale secondo il criterio finanziario è quello di verificare lo stato della liquidità dell’impresa, ovvero per appurare l’effettiva capacità della stessa di fare fronte ai propri impegni nel breve-medio periodo.

Qualora si rendesse necessaria un’analisi della solidità dell’azienda, allora dovrebbe redigersi uno stato patrimoniale riclassificato secondo il criterio funzionale, tendente a verificare l’equilibrio tra gli investimenti e le fonti di finanziamento, senza tralasciare l’esame della redditività aziendale la quale deve essere posta in correlazione con i finanziamenti esterni alla stessa.

Lo stato patrimoniale riclassificato nei 2 schemi esistenti


La riclassificazione dello stato patrimoniale può avvenire attraverso l’applicazione di due distinti criteri: 1) finanziario; 2) funzionale.

Il criterio finanziario è quello che viene applicato per la redazione di uno stato patrimoniale che consenta di porre in evidenza l’attitudine che ogni singolo bene ha di trasformarsi in liquidità entro un arco di tempo prestabilito.

Questo criterio viene applicato nel caso in cui gli obiettivi aziendali siano quelli di fare fronte agli impegni assunti nel breve periodo, ovvero per verificare se tale capacità sia realmente possibile.

Il criterio funzionale, invece, viene impiegato per verificare la solidità dell’impresa e prevede la classificazione delle voci dello stato patrimoniale sulla connessione che i singoli beni presentano con lo svolgimento dell’attività aziendale e su come essi si collocano rispetto alle diverse aree gestionali.

Consente di comprende in maniera più approfondita:

  • la composizione del patrimonio dell’azienda;
  • come questo sia legato alla sua produzione;
  • gli eventuali aspetti esterni all’impresa, ponendo particolare attenzione all’analisi delle voci di carattere finanziario.

Riclassificazione stato patrimoniale secondo il criterio finanziario


Entrando nel vivo dei due criteri, potremo osservare che con quello finanziario le attività (impieghi) vengono classificate e raggruppate secondo il loro grado di liquidabilità, quindi in base alla capacità delle stesse di trasformarsi in liquidità in tempi più o meno rapidi.

Le passività (fonti) vengono raggruppate e classificate in base alla durata temporale, ovvero in base al tempo che l’azienda impiega per estinguerle.

Nota bene: per termine medio lungo si intende quell’arco temporale che corrisponde a 12 mesi, lasso di tempo che viene preso a riferimento durante la redazione dello stato patrimoniale riclassificato con criterio finanziario.

Gli impieghi (attività) vengono, a loro volta, suddivisi in base alla effettiva possibilità di trasformarsi in liquidità.

Lo schema si svilupperà con l’esposizione delle attività:

  • correnti, ossia quelle che hanno la capacità di trasformarsi in liquidità entro i 12 mesi (come capita per le rimanenze di magazzino o per i credit con scadenza breve);
  • non correnti, cioè quelle destinate a rimanere vincolate nel medio-lungo termine (oltre i 12 mesi).

Le fonti (passività), invece, si suddividono in:

  • patrimonio netto (fonte di lungo periodo, in quanto vincolata);
  • passività correnti (che prevedono il rimborso entro 12 mesi);
  • passività non correnti (con scadenza oltre i 12 mesi): in queste ultime vi rientrano i debiti a medio-lungo termine.

Stato patrimoniale rielaborato secondo il criterio funzionale


Il criterio funzionale, invece, prevede che le attività (impieghi) e le passività (fonti) vengano riclassificate in base all’area gestionale di appartenenza.

Lo schema prevede la suddivisione degli impieghi in:

  • attività operative correnti e non correnti (in cui verranno inseriti i valori attinenti all’attività principale dell’azienda);
  • attività finanziarie correnti e non correnti (all’interno delle quali andranno indicati i valori relativi alla negoziazione di liquidità).

Per quanto riguarda le fonti, lo schema prevede la loro suddivisione in patrimonio netto, passività operative (correnti e non correnti) e passività finanziarie (correnti e non correnti).

Lo stato patrimoniale riclassificato con il criterio finanziario, quindi, consente di verificare la capacità dell’azienda di fare fronte agli impegni assunti (arco di tempo breve) attraverso l’utilizzo di impieghi di egual durata.

La logica finanziaria, quindi, è propedeutica alla analisi della liquidità dell’azienda.

Invece, lo stato patrimoniale riclassificato con il criterio funzionale è volto a verificare la solidità economica dell’azienda, attraverso l’analisi dell’equilibrio fra investimenti e fonti di finanziamento.

Stato patrimoniale riclassificato: esempio criterio finanziario


Per essere ancora più chiari, riportiamo di seguito un esempio di stato patrimoniale riclassificato in base al criterio finanziario.

Per comprendere appieno le differenze tra lo schema di uno stato patrimoniale rielaborato e quello disciplinato dal codice civile all’articolo 2424, ti consigliamo di tenere a portata di mano quello previsto civilisticamente, così da comprendere a fondo la riclassificazione di ciascuna voce.

Schema stato patrimoniale riclassificato col criterio finanziario

INVESTIMENTI

Attività correnti

– Liquidità immediate:
–Cassa 100
–Banche c/c attivi 100

– Liquidità differite:
–Crediti netti verso clienti 200
–Crediti diversi a breve 100
-Rimanenze:
–Materie prime 50
–Semilavorati 150
–Prodotti finiti 150
Attività immobilizzate

– Immobilizzazioni materiali nette:
–Terreni 150
–Fabbricati 500
–Impianti e macchinari 300
–Mobili e arredi 100
-Immobilizzazioni immateriali:
–Brevetti 50
— Marchi 50
TOTALE IMPIEGHI 2000

FINANZIAMENTI

Passività correnti:
-Debiti verso fornitori 150
-Banche c/c passivi 500
-Debiti diversi a breve 100
-Altri fondi correnti 150
-Parte corrente mutui passivi 100
Passività consolidate:
-Mutui passivi 500
-Fondo T.F.R. 150
TOTALE FONTI ESTERNE 1650
Capitale netto:
-Capitale sociale 150
-Fondi di riserva 50
-Utili di esercizio 150
TOTALE FONTI INTERNE 350
TOTALE FONTI 2000