La riclassificazione del conto economico a valore aggiunto è di fondamentale importanza nell’ottica di quel processo che mira a suddividere le diverse aree della gestione tenendo conto della loro effettiva pertinenza.

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Quando ricorrere al conto economico riclassificato a valore aggiunto?


Il valore aggiunto emerge dalla differenza fra il valore della produzione, ottenuta all’interno dell’esercizio, ed i costi collegati alle materie prime e ai servizi, in quanto fattori produttivi acquisiti dall’ambiente esterno e adottati ai fini del business.

Determinando il valore aggiunto, l’azienda ha la possibilità di venire a conoscenza di cosa è stata in grado di creare, grazie ai suoi processi produttivi, partendo dalle risorse acquistate dall’esterno.

Di prassi, lo schema maggiormente adottato è il conto economico riclassificato a valore aggiunto che ha come scopo prioritario quello di evidenziare i risultati intermedi, come ad esempio l’EBITDA e ancora l’EBIT.

La configurazione del CE riclassificato a valore aggiunto ha come obiettivo prioritario quello di dare risalto alla formazione dell’utile mediante diversi risultati intermedi che consentono di accertarsi di come le diverse gestioni ricoprano un ruolo attivo alla sua composizione.

Sotto questo punto di vista, è bene evidenziare che la suddetta configurazione differisce da quella indicata all’interno dell’articolo 2425 del Codice Civile, decisamente più pratica nel mettere a confronto l’apporto alla costituzione del reddito delle molteplici gestioni.

La definizione di valore aggiunto


Per valore aggiunto si intende il primo risultato intermedio successivo al valore della produzione.

Occorre interpretarlo come la differenza che intercorre fra le vendite (comprensive dei lavori interni e degli aumenti delle scorte di prodotto) e i costi relativi alle materie prime e a quelli necessari per la produzione dei beni.

L’importanza di determinare il valore aggiunto


Il motivo per il quale è così importante ottenere la riclassificazione CE a valore aggiunto è semplicissimo.

In estrema sintesi, questo parametro permette di controllare il maggior valore dei beni in rapporto ai costi necessari per la loro produzione, tenendo però conto solo ed esclusivamente dei rapporti provenienti dall’ambiente esterno.

Tanto per fare un esempio concreto, nella definizione del valore aggiunto non vengono presi in esame i costi diretti relativi alla forza lavoro dell’azienda.

Il calcolo del margine operativo lordo – MOL


Il Margine Operativo Lordo (MOL), pertanto, si ottiene dalla differenza che emerge dalla differenza tra il valore aggiunto e il costo del personale interno.

Ne consegue che, solo a questo punto, si tengono in considerazione i costi relativi al personale interno.

Più precisamente, per quanto riguarda la definizione del Margine Operativo Lordo (MOL), diventa imprescindibile valutare tutti i costi diretti, vale a dire non solo quelli attinenti alle materie prime e ai servizi, ma anche quelli inerenti al personale.

Su quest’ultimo aspetto, è bene precisare che parte della forza lavoro non è detto che serva nella fase di produzione, in quanto può venire tranquillamente arruolato per necessità di natura amministrativa.

Reddito Operativo (RO) o EBIT (Earnings Before Interest and Tax)


Il reddito operativo (RO) risulta dalla differenza fra il Margine Operativo Lordo (MOL) e i costi indiretti relativi alle svalutazioni e agli ammortamenti.

Questo risultato economico, in sostanza, è quello che precede il calcolo degli interessi e delle imposte.

Perché il Reddito Operativo (RO) è di cruciale importanza?

Il motivo è collegato al fatto che si tratta del reddito ripartito fra i vari soci, a cui spetta l’utile netto, lo Stato, a cui vanno le imposte, i finanziatori e le banche che infine incassano gli interessi.

Come si evince, i principali stakeholders, vale a dire le banche, i finanziatori, lo Stato e naturalmente i soci, sono le categorie strettamente interessate a questo indice, deputato alla misurazione del risultato utile per ciò che concerne il calcolo del ROI.

Il risultato antecedente al calcolo delle imposte:

Il reddito antecedente alle imposte viene ottenuto solamente quando vengono rimossi gli interessi passivi e, nell’eventualità, a seguito della sommatoria di quelli attivi, dopo il saldo della gestione atipica, a fronte di attività che differiscono dal core business aziendale, e della gestione straordinaria.

Calcolo dell’utile d’esercizio

Nel momento in cui vengono detratte anche le imposte, otteniamo l’utile netto.

Questo valore può essere ripartito tra i soci oppure lo si può accantonare nelle riserve per servirsene in toto o parzialmente come autofinanziamento.

Cosa otteniamo con la riclassificazione del conto economico a valore aggiunto

Riepilogando, in riferimento all’area operativa, lo schema di conto economico riclassificato a valore aggiunto prevede ben tre margini intermedi:

  1. il valore aggiunto;
  2. il Margine Operativo Lordo (MOL), noto anche come EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization)
  3. il Reddito Operativo (RO), noto anche come Margine Operativo Netto (MON), altresì noto anche in qualità di EBIT (Earnings Before Interest and Taxes).

Le nostre conclusioni sulla riclassificazione a valore aggiunto


Allo stato attuale delle cose, la rielaborazione del conto economico a valore aggiunto si conferma come il modello di riclassificazione più adottato.

Un altro metodo molto utilizzato è la riclassificazione del conto economico a costo del venduto.

Può essere utilizzato in maniera semplice e intuitiva anche dai professionisti esterni ad una determinata realtà imprenditoriale, visto che non necessita di specifiche informazioni aggiuntive a quelle presenti nel bilancio di esercizio.

Inoltre, è opportuno mettere in evidenza che il conto economico a valore aggiunto, per come risulta articolato, permette di instaurare connessioni di una certa rilevanza con lo Stato Patrimoniale Riclassificato, in base al parametro della funzionalità.