“Buongiorno, ecco il bilancio dell’anno scorso

Ebbene si, almeno una volta all’anno, la tua impiegata amministrativa arriva e ti mette li sul tavolo la stampa di tabelle di numeri e voci.

Perfetto! – hai pensato, – Adesso lo porto in banca e così siamo tutti contenti!

E’ contenta la banca, che così può fare il suo lavoro e mantenere la linea di credito che ti ha concesso.

E’ contento il commercialista, che così potrà chiudere l’anno depositandolo in tempo.
Sono contenti i soci e gli azionisti, che vedranno nero su bianco il risultato di un anno di attività dell’azienda in cui hanno investito.

Tutti contenti? Beh, in realtà … no.

Il bilancio che hai sulla scrivania è solo un insieme di informazioni che riassumono, in una quantità monetaria, tutta la gestione dell’azienda, secondo le norme civilistiche.

Questo perché quel bilancio ha solo un grande compito: adempiere ai dettami della legislazione vigente in Italia, secondo gli articoli 2424 (e seguenti) del codice civile che, a loro volta, richiamano la Quarta Direttiva CEE.

E poi… lo sappiamo che la banca – e i tuoi soci – non vogliono solo il bilancio dell’anno scorso, ma anche la previsione per i prossimi anni!

E così ti ritrovi a fare o a rivedere un business plan, con dati previsionali, almeno una volta all’anno.

La tentazione di prendere il bilancio che hai sulla scrivania e aumentare (o diminuire) di un x% è forte…. ma inutile!!

Purtroppo questa tipologia di bilancio non ti permette di avere il polso della reale situazione gestionale dell’azienda, nè, tanto meno, di poterlo utilizzare per effettuare un bilancio previsionale.

Per questo devi fare una riclassificazione delle voci che troverai in Stato Patrimoniale e in Conto Economico.

In pratica, riclassificare il bilancio è un passo importante per ”far parlare” davvero i numeri che trovi nei prospetti di bilancio della tua azienda e capire come agire per i prossimi 3 o 5 anni!

Riclassificazione stato patrimoniale criterio funzionale


Per riclassificare un bilancio devi considerare ogni singola voce dello Stato patrimoniale e del Conto Economico e aggregarla secondo un criterio di classificazione.

Il criterio che utilizziamo oggi è il criterio funzionale, detto anche il criterio della pertinenza di gestione.

A cosa serve lo stato patrimoniale funzionale

A livello consuntivo:

  • permette all’impreditore e ai dirigenti della tua azienda di fare una analisi interna e quindi di comprendere l’impatto a livello di scelte produttive o finanziarie;
  • Permette di individuare l’equilibrio ottimale di finanziamento della tua azienda;
  • Permette di fare dei confronti “alla pari” con bilanci di anni diversi, o , addirittura, con bilanci di altre aziende, in una ottica di benchmarking.  

Ma è a livello di livello di budget e di business plan che la riclassificazione per pertinenza gestionale ha il massimo del suo effetto: permette di comprendere se e come le scelte effettuate a livello strategico genereranno rapporto tra tipologie di fonti e impieghi.

Cos’è lo “stato patrimoniale funzionale”?

Il criterio funzionale o della pertinenza gestionale, utilizza come paramento di classificazione delle voci in bilancio l’appartenenza all’area gestionale più adeguata.

  • area operativa;
  • area finanziaria;
  • area accessoria (o extra-operativa);
  • area fiscale 

L’area operativa

L’area operativa mette in risalto tutte le voci di bilancio che hanno diretta attinenza alla gestione caratteristica dell’azienda.
Per quanto riguarda le voci di Stato Patrimoniale che rientrano in questa area, occorre individuare:

1) Il capitale circolante operativo (CCO) e il capitale circolante operativo netto (CCON)

Il CCO è la somma di tutti crediti che hai verso i clienti e le rimanenze di magazzino.
Cosa ti dice il CCO?

In realtà, poco nulla , se non consideriamo le fonti da cui è finanziato.

Ecco perché dal CCO dovrai togliere le voci di gestione caratteristica che rientrano nelle fonti (detto anche passivo): ad esempio, i debiti che hai verso i fornitori (per dilazioni di pagamento) e il fondo per trattamento di fine rapporto.

Ecco che avrai davanti un importante dato: il capitale circolante netto operativo. Questo indice è molto importante perché ti indica come finanzi le tue attività operative.

2) le immobilizzazioni

A questo punto devi occuparti delle immobilizzazioni.
In questa fase considererai le

  • immobilizzazioni materiali, legate alla gestione caratteristica (fabbricati produttivi, impianti, macchinari, macchine utensili, arredamento per l’ufficio….. ); 
  • immobilizzazioni immateriali (ad esempio brevetti e marchi, R&S, pubblicità). 

che valorizzerai al netto di

  • Fondi di ammortamento immobilizzazioni materiali;
  • Fondi di ammortamento immobilizzazioni immateriali. 

La differenza ti darà il CAPITALE INVESTITO NETTO

L’area finanziaria

Le voci appartenenti all’area finanziaria sono espressione, essenzialmente, dei mezzi finanziari con cui l’azienda persegue i suoi obiettivi.

Ecco perché è un’area importante, ma che da sola non ti dice nulla.
Nella maggior parte delle aziende , questa parte è composta da due aree

1) I mezzi finanziari esterni, in cui trovano posto:

  • la liquidità aziendale, dovuta dalla differenza dei saldi dei conti correnti attivi e passivi. (viene indicata talvolta come gestione della tesoreria);
  • i finanziamenti da banche o investitori esterni ; una voce importante, ad esempio, è il mutuo bancario.  

2) la fonte interna per eccellenza, data dal Patrimonio Netto.

In realtà ci potrebbero essere anche altre aree: un esempio è la gestione della liquidità per progetti speciali (pensa ad esempio a un grosso progetto di Ricerca e sviluppo che stai affrontando nella tua azienda).

Le voci inerenti alla gestione finanziaria ti daranno una importante indicazione: di quanto la tua azienda necessita (o necessiterà) per far fronte all’opertività e ti rileva se nel futuro esiste la possibilità di una sofferenza finanziaria.

Un punto di attenzione: il saldo di conto corrente

Attenzione però! In questa area è bene che tu faccia attenzione al saldo del tuo conto corrente.

Spesso, nelle aziende si tende a confondere il fatto di avere un conto corrente fortemente in attivo come buona salute finanziaria dell’azienda stessa.

Ebbene, no!

Anzi: se lo scopo della tua azienda è fare utili con la vendita (ad esempio) di componenti elettroniche, avere un importo liquido molto alto “fermo” è a detrimento della dinamicità aziendale.

Io faccio spesso questo esempio: se lasci che l’acqua che dai a una pianta ristagni nel sottovaso, non le fai del bene, anzi… rischi che muoia.

Lo stesso potrebbe succedere per la tua azienda; in fase di business plan, quindi fai particolare attenzione a questa voce!

L’area accessoria ( o extraoperativa )


L’area accessoria riguarda tutte quelle attività che nulla hanno a che fare con la gestione operativa, nemmeno come fonte di finanziamento.

Un classico esempio è la presenza in Stato Patrimoniale di un appartamento che hai acquistato come investimento, in un momento di eccesso di liquidità aziendale.

In questo caso, dovrai togliere la relativa voce dall’area operativa e inserirla in questa area.

Naturalmente, ca va sans dire, se il tuo core business è l’intermediazione immobiliare, l’acquisto dell’immobile è invece parte della tua attività operativa!

L’area fiscale


Pur essendo una area molto importante, per quanto riguarda lo Stato Patrimoniale non ci sono voci che vanno considerate specificatamente, mentre ha notevole importanza nella riclassificazione del Conto Economico, di cui parleremo in un altri articoli approfondendo i criteri di riclassificazione a valore aggiunto e a costo del venduto.

Un esempio di riclassificazione stato patrimoniale a pertinenza gestionale

Le voci di uno stato patrimoniale correttamente riclassificato dentro a un business plan di una azienda tessile ad esempio potrebbe apparire così:

—–IMPIEGHI —–
+ Crediti verso clienti –> 55
– Debiti verso fornitori –>-25
+ Rimanenze –> 70
– Fondo TFR –> – 170
_____________________
CAPITALE CIRCOLANTE NETTO –> 220

+ Immobilizzazioni materiali –> 800
– Fondo immobilizzazioni materiali –> – 400
+ Immobilizzazioni immateriali –> 300
– Fondo immobilizzazioni immateriali –> -200
– Fondo imposte –> – 100
_____________________
CAPITALE INVESTITO NETTO –> 620

FONTI
-Conto corrente attivo –> 10
+Conto corrente passivo –> – 8
+ debiti finanziari a breve verso le banche –> 100
+ debiti finanziari a medio lungo (es: mutuo) –> 530
________________________
DEBITO FINANZIARIO NETTO –> 632
Capitale sociale –> 120
Riserve –> 55
Utile –> 33
_________________________
PATRIMONIO NETTO –> 208

Le altre tipologie di riclassificazione


Il criterio funzionale ( o della pertinenza gestionale) è l’unico criterio per una riclassificazione dello Stato Patrimoniale? ” ti starai chiedendo.

Il può utilizzato è il criterio finanziario, che sarà oggetto di un articolo a parte.

Senza “spoilerare”, ti anticipo che il criterio utilizzato nella riclassificazione finanziaria è la monetizzazione. Per fare un esempio pratico, le voci tra gli impieghi sono riclassificate rispondendo a questa domanda : se dovessi realizzare liquidità, quanto tempo ci metterei?
A questo punto ti domanderai… ”… ma chi me lo fa fare?’

La riclassificazione in effetti è un processo lungo, complesso e (come si dice) i conti devono tornare.

Un valido aiuto per ottenere uno Stato Patrimoniale funzionale è l’uso di software specifici.

Ad esempio il software “Business plan 2022” di Bsness.com riclassifica automaticamente lo Stato Patrimoniale previsionale e permette di creare semplicemente un efficace strumento di pianificazione gestionale e finanziaria.

Per il mercato spagnolo è disponibile il software Plan de negocio.