La riclassificazione del bilancio d’esercizio si dimostra un processo di fondamentale importanza per semplificare l’interpretazione dei valori indicati e che spesso non appaiono chiari ed evidenti nella lettura dello schema di bilancio CEE previsto dalla normativa civilistica.

Per questo motivo tutti i software per fare il business plan di Bsness.com, prevedono la riclassificazione automatica sia del conto economico che dello stato patrimoniale ottenuti e anche un’analisi completa con oltre 30 indici di bilancio.

PERCHÉ FARE IL BILANCIO RICLASSIFICATO


In estrema sintesi, la procedura di riclassificazione permette di mettere a confronto i dati nel corso del tempo e dello spazio.

Più precisamente, è possibile confrontare più esercizi della stessa realtà imprenditoriale, in base alla dimensione temporale, e, al tempo stesso, settori differenti, in relazione alla dimensione spaziale.

Perchè riclassificare il bilancio d’esercizio


Affinché possa essere effettuata un’analisi comparativa di natura dinamica fra diversi esercizi, questa sorta di omogeneizzazione è praticamente imprescindibile.

Solo in questo modo, infatti, individuare i trend di medio periodo si rivela cosa fattibile.
Con il bilancio riclassificato, in ottica finanziaria, vengono portate a termine analisi approfondite relative al livello di liquidità a disposizione.

Grazie a uno strumento di questo calibro, in definitiva, si può monitorare qual è lo stato di solvibilità nel breve periodo di un’impresa e come è in grado di affrontare eventuali debiti che vanno subito saldati.

Al fine di comprendere al meglio qual è lo stato di salute di una determinata azienda, è opportuno effettuare la riclassificazione del bilancio d’esercizio, vale a dire scriverlo in maniera differente e poi portare a termine l’analisi inerente agli indici e ai flussi.

Di per sé, comunque, le informazioni disponibili nel bilancio, risultano di facile lettura solo per gli addetti ai lavori.

La riclassificazione, pertanto, si dimostra utile anche per chi non è del settore.

Come si fanno i bilanci riclassificati


Ecco, pertanto, come funziona nei dettagli questa tecnica di elaborazione inerente alle informazioni presenti a bilancio.

Sono due le fasi che vanno prese in considerazione: all’interno della prima, i valori contenuti sia all’interno dello stato patrimoniale che del conto economico vengono riorganizzati sulla base di criteri specifici; all’interno della seconda, vengono comparati i dati per rapporto o per differenza di valori.

Stesso discorso anche per ciò che concerne i valori aggregati, derivanti a loro volta dalla riclassificazione.

Occorre tenere ben presente che l’analisi può essere effettuata per flussi, vale a dire che risulta basata sulla costruzione dei rendiconti finanziari, deputati a mettere in evidenza le dinamiche finanziarie di una determinata realtà imprenditoriale, sottolineando qual è l’andamento degli investimenti nel corso degli anni e delle fonti che sono state adottate come copertura, vale a dire i debiti o il patrimonio netto.

Non di rado, comunque, vengono portate a termine entrambe le analisi, ossia quella per indici e per flussi, per avere una panoramica più chiara circa lo stato di salute di quell’azienda presa in esame.

In termini di definizione, gli indici sono indicatori sintetici, necessari per favorire la comprensione dello stato di salute di un’impresa e per agevolare il confronto tra gli andamenti di imprese facenti parte dello stesso settore.

Per comprendere il bilancio riclassificato, è opportuno iniziare dal conto economico, per poi proseguire con quello dello stato patrimoniale.

La riclassificazione del conto economico

Lo scopo primario della riclassificazione del conto economico ed in particolare quella a valore aggiunto, verte sull’analizzare la modalità di formazione dell’utile dell’esercizio.

Il software crea automaticamente anche la riclassificazione del conto economico a costo del venduto.

Sostanzialmente, in che modo le varie gestioni parziali hanno determinato il risultato complessivo d’impresa.

Quando si tratta di gestioni parziali, il riferimento va di diritto alle varie tipologie di gestione.

Nello specifico la gestione:

  • caratteristica che si rifà al core business aziendale;
  • patrimoniale, nota anche come accessoria, che ha origine da investimenti effettuati in aree differenti rispetto al business principale per favorire la diversificazione e contenere al minimo i rischi;
  • finanziaria che ha come protagonista i rapporti tra le imprese e le banche, oltre che i mercati, fondamentali per quanto riguarda l’ottenimento di risorse economiche con cui proseguire l’attività aziendale;
  • tributaria, focalizzata sulle imposte;
  • straordinaria che include tutte quelle attività aziendali che presentano caratteristiche quali la non competenza e la non ripetitività.

BILANCIO RICLASSIFICATO ESEMPIO PRATICO


Un esempio aiuterà a comprendere meglio come funziona la riclassificazione del bilancio ed in particolare del conto economico.

Un’azienda, specializzata nella produzione e nella vendita di articoli di moda in cashmere, per via della crisi, non attraversa un buon momento.

Nello stesso esercizio, perciò, decide di vendere un suo fabbricato.

L’utile, oggettivamente, schizza alle stelle a causa di questa vendita, ciò vuol dire che è la gestione straordinaria ad aver fatto la differenza sul risultato d’esercizio e non il core business, ossia la produzione di articoli di moda in cashmere.

Prendendo in esame lo schema di conto economico riclassificato, ciò che si evince è che questo passaggio viene visto in modo chiaro.

Le decisioni stategiche

Di conseguenza, prendere decisioni di tipo strategico appare più semplice.

Per ovvi motivi, è opportuno che Il contributo più evidente, pertanto, lo si abbia nel reddito operativo di gestione caratteristica.

Questo significa, infatti, che l’impresa svolge bene il suo lavoro.

Nell’esempio precedentemente indicato, vuol dire che la vendita di articoli in cashmere va a gonfie vele.

Il vantaggio competitivo, dato da prezzi convenienti in rapporto alla qualità dei prodotti di moda, da un design unico, dall’aver intercettato specifiche nicchie di mercato, comporta ottimi profitti.

Esempio riclassificazione di bilancio – stato patrimoniale

Sono due i criteri che vengono adottati per riclassificare lo stato patrimoniale:

Da un lato, vi è il criterio finanziario e, dall’altro, quello della liquidità/esigibilità.

Questo vuol dire che il raggruppamento dei valori viene effettuato in relazione alla scadenza temporale.

Per convenzione, in riferimento alle scadenze a breve termine così come a quelle di lungo periodo, si è soliti utilizzare la soglia dei 12 mesi come periodo base.

In questo lasso di tempo, infatti, si ha il vantaggio di poter analizzare a fondo due importanti caratteristiche di quella determinata azienda.

La prima è il grado di rigidità della struttura a livello patrimoniale; la seconda, invece, è il livello di indipendenza finanziaria dell’impresa.

Quali sono le reali differenze tra la rigidità della struttura a livello patrimoniale e il livello di indipendenza finanziaria dell’impresa?

In sintesi, nel primo caso, a fronte di una maggiore incidenza dell’attivo fisso netto, allora si registra una più evidente rigidità strutturale.

Nel secondo caso, dinanzi a una corrispondenza di un numero sufficiente di fonti di finanziamento, si constata una certa indipendenza dell’azienda e del peso specifico che i terzi giocano, rispetto chiaramente alle fonti di finanziamento interno.

Riclassificare lo stato patrimoniale, pertanto, permette all’impresa di sapere cosa deve essere saldato quanto prima e tutto ciò che verrà incassato nel breve periodo.

Se nei prossimi 12 mesi, le passività di un’azienda si attestato attorno a 400.000 euro, mentre le attività correnti non vanno oltre alla soglia dei 250.000 euro, allora vuol dire che c’è qualcosa che non quadra.

Questo lavoro, d’altronde, è il pane quotidiano di qualsiasi titolare di un’impresa.
Si tratta di un lavoro necessario per sapere cosa pagare nel breve termine e soprattutto come.

La riclassificazione dello stato patrimoniale va a formalizzare tutto ciò.

Chiaramente, più quella realtà imprenditoriale cresce, tanto più le cose si complicano e, di conseguenza, la riclassificazione patrimoniale si dimostra praticamente imprescindibile.

Riepilogando: separando le voci dello stato patrimoniale, non si fa altro che rendere il documento finale di lettura più semplice.

Analisi di bilancio per indici a completamento della riclassificazione

Gli aggregati di valori, pertanto, vanno messi in relazione fra loro nel modo più opportuno possibile, affinché le informazioni derivati aiutino a comprendere ancora meglio quale stato di salute attraversa quella determinata azienda in uno specifico lasso temporale.

Gli indici, pertanto, vanno costruiti sulla base di una logica di natura sistemica.

Gli indici di bilancio più rilevanti, sono i seguenti:

  • solidità che attestano come fa una realtà aziendale a sopravvivere nel corso del tempo nella più assoluta autonomia, riuscendo a non risentirne anche in caso di situazioni esterne o di eventi interni non particolarmente propizi;
  • redditività, volti a favorire la relazione fra svariate configurazioni di reddito con il capitale che è stato investito per generarlo.  Il ROI e il ROE, in tal senso, sono i più impiegati in assoluto;
  • liquidità, fondamentali quando c’è da determinare l’equilibrio di tipo finanziario e di natura monetaria nel breve termine. Chiaramente, questi ultimi sono focalizzati in rapporto allo stato patrimoniale e, più nello specifico, ai valori di breve scadenza, come ad esempio il passivo corrente, la suddivisione fra cassa e banca e via dicendo;
  • sviluppo, infine, analizzano come cresce il business di una realtà imprenditoriale sia a livello operativo che strutturale. Li si calcola sempre come tasso di crescita percentuale di specifiche voci rilevanti, quali reddito operativo, fatturato, investimenti.